Vaccino Covid, priorità a operatori sanitari. E i farmacisti di comunità?

Roma, 17 dicembre – La prima fase della campagna di vaccinazione anti-Covid (ne riferiamo in altra parte del giornale), che dovrà opportunamente provvedere alla copertura immunitaria della platea dei professionisti della sanità, coinvolgerà praticamente tutti (Mmg, pediatri di libera scelta, medici della continuità assistenziale, volontari dell’emergenza/urgenza, dipendenti delle Asl e del servizio sanitario, dipendenti delle ditte che assicurano in appalto  servizi per la sanità) fuorché i farmacisti del territorio.

Questo, almeno, è quanto è dato concludere dalle indicazioni che arrivano, in particolare, da quelle Regioni che hanno da tempo cominciato ad attrezzarsi e organizzarsi per la grande sfida vaccinale che partirà all’inizio  del 2021. In Toscana, ad esempio, dove la Regione ha realizzato un portale (operativo a questo link) dove gli operatori ammessi alla prima vaccinazione possono segnalare la propria adesione, la chiamata è riservata al personale dipendente delle Asl e degli altri enti del Servizio sanitario regionale (del quale fanno parte i farmacisti ospedalieri e dei servizi pubblici), al personale socio-sanitario delle Rsa e agli ospiti delle stesse, al personale dipendente dell’ospedalità privata della Regione, a Mmg, pediatri di libera scelta e medici della continuità assistenziale, ai volontari operanti nell’emergenza/urgenza e  ai dipendenti delle ditte che hanno servizi appaltati in sanità. Nessuna traccia, invece, dei farmacisti di comunità al servizio dei cittadini nelle farmacie pubbliche e private che operano sul territorio, quasi non rientrassero nel novero dei professionisti della salute.

Né arrivano notizie migliori dal Piemonte, dove il piano vaccinale anti-Covid regionale prevede che nella fase 1 il vaccino venga somministrato in 28 ospedali ai poco meno di 100 mila dipendenti delle aziende sanitari, ai 48 mila ospiti delle Rsa e ai 34mila operatori di queste strutture. Anche nella Regione presieduta da Alberto Cirio (nella foto a destra) i farmacisti del territorio non sono menzionati.

Una “dimenticanza” che stride molto con la chiara e diretta disponibilità che Fofi e Federfarma, con una lettera congiunta al commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri (nella foto a sinistra), avevano manifesto nei giorni scorsi, auspicando il coinvolgimento di farmacie e farmacisti nella seconda fase della vaccinazione contro il Sars-CoV-2.

Le due sigle, come si ricorderà, avevano evidenziato come la partecipazione della rete delle farmacie e dei professionisti che vi lavorano alla campagna vaccinale, oltre a essere “una scelta decisiva per garantire un accesso ai vaccini quanto più ampio possibile”, porrebbe “l’Italia in sintonia con quanto avviene nei principali Paesi europei, nei quali farmacisti e farmacie di comunità partecipano da tempo alle campagne vaccinali”.

La scarsa attenzione (ovviamente è un eufemismo) riservata ai farmacisti convenzionati del territorio, che non si è ritenuto di comprendere nel novero dei professionisti della salute da proteggere prioritariamente (et pour cause) con il vaccino anti-Covid, non consente però di coltivare troppe speranze sul fatto che l’offerta di collaborazione avanzata da Fofi e Federfarma possa ricevere l’attenzione che meriterebbe.