Vaccino J&J, rinviate consegne in Europa dopo sospensione Fda

Roma, 14 aprile – Immediata reazione di Johnson&Johnson alle decisioni che nei giorni scorsi hanno portato tre stati USA (North Carolina, Colorado e da ultimo la Georgia) a disporre la sospensione temporanea del vaccino anti-Covid di Janssen, società della multinazionale americana, e che hanno poi indotto l’agenzia regolatoria federale Fda a raccomandare, per bocca di Peter Marks, direttore del Center for Biologics Evaluation and Research della stessa Food and drug administration, “una pausa nella somministrazione del vaccino per un di più di cautela“.

“Al momento nessun nesso causale chiaro è stato stabilito fra i rari eventi tromboembolici segnalati e il vaccino anti Covid di Janssen” affermano i dirigenti di  Johnson & Johnson in una nota ufficiale, pur ammettendo di essere “consapevoli che sono stati segnalati eventi tromboembolici, compresi quelli con trombocitopenia” in seguito alla somministrazione di dosi del vaccino.

La decisione di sospendere l’uso del vaccino Johnson&Johnson negli USA è stata assunta dopo la segnalazione di sei casi di trombosi cerebrale insorti un paio di settimane dopo la somministrazione del vaccino, nonostante la stessa Fda avesse dichiarato “di non aver  trovato una relazione causale con la vaccinazione”  e di continuare le indagini e le valutazioni di questi casi. “La nostra analisi dei dati” aveva aggiunto l’agenzia federale “informerà la potenziale necessità di un’azione normativa“.

La vicenda ha già prodotto le prime conseguenze anche da questa parte dell’Atlantico: la multinazionale americana ha infatti deciso di rinviare le consegne in Europa, “in un’ottica di trasparenza e in attesa delle valutazioni Risultato immagine per silvio brusaferrodelle autorità sanitarie europee”. La decisione è comunque arrivata a fornitura per l’Italia già avvenuta delle prime 184.000 dosi di vaccino, che in ogni caso – hanno subito comunicato le autorità italiane, non saranno per il momento utilizzate.
“Le dosi arrivate oggi sono un numero abbastanza contenuto, 180 mila” ha dichiarato a SKyTg24 il presidente dell’Iss e portavoce del Cts Silvio Brusaferro (nella foto). “È chiaro che di fronte a una azione come quella della compagnia Johnson & Johnson noi prendiamo atto, verranno tenute per il momento in stand-by e verranno distribuite appena ci sarà chiarezza su questa situazione”.

Brusaferro ha comunque assicurato che “la campagna vaccinale continua e anzi è molto importante che continui sempre con maggior vigore”, per quanto questa nuova vicenda, avvenuta praticamente nel volgere delle ultime ore. renda difficile “dare una risposta sui tempi delle prossime decisioni. Quello che possiamo dire è che un po’ tutta l’organizzazione mondiale è molto attivata. Dalla Food and Drug Amministration, all’Ema, all’Unione europea, al nostro ministero, l’Aifa, tutte le Agenzie sono molto attive proprio per cercare di avere tempestivamente tutte le informazioni utili” ha concluso il presidente dell’Iss.

Sulla stessa falsariga le dichiarazioni del ministro della Salute Roberto Speranza, intervenuto a Porta a porta, dove ha sottolineato che  la scelte di sospendere il vaccino da parte della Fda e quella della stessa Johnson &Visualizza immagine di origine Johnson di non immettere immediatamente in commercio il vaccino in Europa, sono esclusivamente di natura precauzionale. “Il nostro auspicio è di poter al più presto sciogliere questi nodi” ha detto il titolare del dicastero “e usare anche questo vaccino che sarebbe il quarto, e che a noi serve particolarmente”.

Ma le rassicurazioni non bastano ad allontanare le ombre che questo nuovo caso ha proiettato nell’immediato futuro della campagna vaccinale italiana, in particolare per quanto accadrà a maggio e a giugno:  secondo lo schema messo a punto dalla struttura commissariale sono 7,31 milioni le dosi di milioni di vaccino J&J attese entro giugno, sui 26,57 totali che andrebbero consegnate entro fine anno. I timori che questo schema possa saltare nascono dalle analogie con il caso AstraZeneca e da voci come quella raccolta da Huffington Post da una “voce che lavora al dossier”, secondo la quale non ci sarebbe da stupirsi “se si andasse verso una raccomandazione per gli over 60 anche in questo caso”.  Un prospettiva, del resto, prefigurata dallo stesso direttore generale dell’Aifa Nicola Magrini (nella foto a destra) in una dichiarazione al Tg1: “Alcune limitazioni sono possibili e ragionevoli”  ha detto infatti il Dg dell’agenzia regolatoria nazionale “e sarà probabilmente la direzione verso la quale ci si muoverà tutti assieme”.

Ovviamente, un’eventuale decisione di questo tipo sarà tutt’altro che neutra, come evidenzia il preoccupatissimo Alessio D’Amato, assessore alla Salute del Lazio: “Se si raccomanda Johnson&Johnson agli over 60 dimezziamo la campagna vaccinale, questa situazione rischia di avere un impatto enorme sul numero di vaccini che potremo fare” è la sua fosca previsione, alla luce del fatto che il vaccino J&J è quello più facilmente trasportabile, non richiedendo le temperature polari necessarie per esempio per Pfizer, e soprattutto è monodose. Il che significa che gli oltre 7 milioni di dosi attese per il secondo trimestre permetterebbero di vaccinare  definitivamente altrettanti milioni di italiani, senza bisogno di richiamo, dando un impulso decisivo al raggiungimento degli obiettivi fissati dal Commissario all’emergenza, grazie anche alla possibilità di somministrare  il vaccino nelle farmacie per rendere più capillare la somministrazione sul territorio.

Comprensibile, dunque, la preoccupazione con la quale si guardi ora alle misure che potrebbero essere assunte dall’Ema, che ha subito annunciato una immediata rivalutazione dei dati a disposizione per il vaccino J&J.