Vaccino antiflu anche in farmacia, il Lazio chiede nulla osta alla Cts

Roma, 17 settembre – Incassata la pronuncia con la quale il Tar Lazio ha respinto il ricorso di Codacons che chiedeva la sospensiva dell’ordinanza regionale n. 30/2020 sull’obbligo del vaccino antiflu per gli over 65, la Regione Lazio può ora concentrarsi sull’impegno che si è assunta e che, da solo, basta e avanza a far tremare i polsi: somministrare, da ottobre a gennaio, circa 2,4 milioni di dosi da vaccino. Il tutto con l’obiettivo non solo di proteggere quanti più cittadini laziali dal rischio influenza, ma anche se non soprattutto di evitare che la diffusione dei ceppi influenzali, vista la grande somiglianza dei sintomi, possa “incrociare” la circolazione del coronavirus Sars CoV-2 e generare confusione e ritardi che potrebbero generare situazioni tali da mettere in crisi il sistema sanitarip regionale.

“Servirà un impegno straordinario” ammette l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato (nella foto), disposto a usare ogni mezzo per centrare l’obiettivo di vaccinare metà della popolazione residente nella Regione. L’esercito su cui può contare al momento l’assessore è composto da quasi 6000 medici, 4400 mmg e 1400 pediatri, che dovranno somministrare le 1,6 milioni di dosi di vaccino comprate dalla Regione.

Ma D’Amato, in decisa controtendenza con la decisione della Conferenza Stato-Regioni di due giorni fa, accarezza anche l’idea di coinvolgere nell’impresa anche le mille e più farmacie di comunità della Regione che – sulla scorta di quanto avviene in altri Paesi d’Europa – vorrebbe arruolare nella gigantesca campagna vaccinale. E, al riguardo, il responsabile sanitario regionale (ne riferisce il quotidiano la Repubblica) ha fatto partire due giorni fa, diretta al Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid,  una richiesta di parere tecnico sulla possibilità di somministrare i vaccini anche in farmacia.

La nota, oltre a rivelare l’intenzione della Regione di somministrare i vaccini antiflu anche in modalità drive in, già utilizzata nelle scorse settimane per i tamponi Covid, chiede in buona sostanza un placet sulla possibilità di  “arruolare” le farmacie di comunità come riferimento, in particolare, per quei 380 mila cittadini del Lazio tra i 60 e i 64 anni ai quali quest’anno, è stata estesa la gratuità del vaccino e che – questa l’idea dell’assessore regionale, del tutto coincidente con le richieste avanzate dai farmacisti – potrebbero essere vaccinati all’interno degli stessi esercizi.

La Regione Lazio ipotizza che per somministrare le dosi, “risultando particolarmente difficoltoso prevedere la presenza di un medico presso tutte le farmacie”, si possa ricorrere alla figura dell’infermiere professionale, sottolineando in ogni caso che in Paesi come Francia, Germania,  Regno Unito e Stati Uniti ci pensa direttamente il farmacista.

“Noi auspichiamo che si possa avere il nulla osta all’operazione e che si trovi una accordo tra i diversi Ordini professionali, che convocheremo nei prossimi giorni” dichiara D’Amato al quotidiano romano. “Quest’anno è un anno particolare, diverso da tutti gli altri, dobbiamo diminuire al massimo la pressione dell’influenza sul sistema sanitario regionale per agevolare la diagnosi della Covid”. E non v’è alcun dubbio che  farmacie e farmacisti sarebbero una risorsa oltremodo preziosa per centrare il traguardo.