Federfarma: “12 vaccini a farmacia e boom di prenotazioni, chi deve si sbrighi a intervenire”

Roma, 1 ottobre –  I conti sono fatti, e da un pezzo, ma purtroppo sono conti che non tornano: per la popolazione attiva che non fa parte delle fasce protette e non ha diritto al vaccino gratuito contro l’influenza, ci sono 12 dosi a disposizione per ogni singola farmacia italiana. Questo, al momento, lo stato delle cose:  dividendo il numero di 250mila dosi indicato dalla Conferenza Stato-Regioni come disponibilità da “girare” alle 19.330 farmacie (comprese le comunali) che insistono il territorio nazionale, si ottiene appunto 12.

Il risultato della semplice operazione aritmetica fatta da Federfarma, Assofarm e Fofi non è però stato sufficiente – almeno fin qui – a smuovere le cose: le Regioni (con l’eccezione dell’Emilia Romagna, che si accinge a stornare alle farmacie il 3% delle dosi della sua dotazione, dopo averle preventivamente “ribollinate” con la supervisione dell’Aifa) si tengono strette le forniture dei vaccini acquistate con appositi bandi di gara nei mesi scorsi, e oltre la concessione alle farmacie territoriali della quota dell’1,5% concordata in Conferenza Stato-Regioni sembra non vogliano o non possano andare.

Né sembra che dal governo, al netto di tutte le dichiarazioni di massima attenzione al problema e l’asserito impegno a risolverlo,  arrivino segnali che inducano ottimismo. Dalle ultime dichiarazioni della sottosegretaria Sandra Zampa, rese pubblicamente in un intervento a Radio anch’io, non emerge infatti nulla di nuovo e – soprattutto – nulla di concreto. Zampa ha  infatti ribadito l’intenzione di abbassare da 65 a 60 anni il limite dal quale partire per raccomandare il vaccino antinfluenzale, affermando che  “ci sono trattative in corso per l’acquisto di dosi supplementari”, per le quali, se necessario,  “c’è già la previsione di un ordinativo emergenziale” (ma ordinarle a chi? e quando? e davvero esistono disponibilità di vaccini efficaci e sicuri che qualche Paese è disposto a vendere? Tutte domande alle quali Zampa non ha ovviamente risposto, anche perché nell’occasione non se le è nemmeno poste).

Nella stessa trasmissione, la sottosegretaria ha anche affermato (forse per rassicurare) che “tutte le Regioni si sono approvvigionate e c’è una quota  per le farmacie: si tratta di un primo stock molto importante in termini numerici”. Dichiarazione invero criptica, perché è impossibile che Zampa si riferisse alle già ricordate 250 mila dosi che toccheranno alle farmacie (12 a testa): soltanto un bello spirito in vena di  scherzi potrebbe infatti definirle “un primo stock molto importante in termini numerici”. Difficile però che la sottosegretaria si riferisse ad altri vaccini, dei quali (ove esistessero) nulla è dato sapere.  In ogni caso, Zampa giustamente non demorde e – non curandosi della preoccupante carenza di vaccini in farmacia –  afferma costernata che  “purtroppo non è che gli italiani si vaccinino molto”,  ribadendo la sua raccomandazione a farlo.

Più realista e soprattutto più chiaro Walter Ricciardi, consigliere diretto e tra i più autorevoli del ministro della Salute Roberto Speranza, che sul tema della adeguatezza delle dosi di vaccino disponibili ha parlato al telegiornale SkyTg24, per dire che l’Italia ha aumentato enormemente l’approvvigionamento di vaccini per la copertura pubblica, ma non è davvero stato l’unico Paese a farlo: “Tutti i Paesi si sono mossi e nel mondo non c’è di fatto neanche una dose di vaccino anti-influenzale. Ma con le dosi che abbiamo, quasi 20 milioni, potranno essere vaccinati gli operatori sanitari, quelli di pubblica utilità e tutte le persone fragili, o per età o per malattia” ha detto Ricciardi, che ha concluso ammettendo che non c’è la possibilità “di  vaccinare tutti gli italiani, ma una parte consistente, che ci consentirà di ridurre notevolmente la circolazione del virus”. 

Sugli altri italiani, quelli che rimarranno fuori dalla copertura vaccinale, tra i quali ci sono i milioni di cittadini attivi che vanno a lavorare e vorrebbero continuare a farlo senza correre il rischio di dover restare bloccati a casa da un malanno stagionale, ma non avranno la possibilità di acquistare il vaccino in farmacia, non una parola. E intanto i giorni scorrono, aumentando le preoccupazioni. La prima delle quali, ormai (almeno per le sigle della farmacia) è diventata proprio il tempo. Nell’auspicabile ipotesi in cui si riuscisse a reperire nuove forniture di vaccino, quanto ne passerà vorrà prima che siano consegnate e rese disponibili in farmacia? “Siamo già a ottobre” dicono in Federfarma  “i cittadini stanno facendo pressioni per averlo, nelle farmacie c’è un boom di prenotazioni”. Manca, appunto, solo il vaccino. E, purtroppo, non è un dettaglio.