USA, farmaci su ricetta su Amazon, tonfo in borsa per Wba & Co.

Roma, 18 novembre – Da ieri su Amazon.com si possono comprare anche insulina e inalatori. Il colosso di Seattle fondato da Jeff Bezos  lancia in grande stile negli States la sua farmacia online, con il brand Amazon Pharmacy, che consentirà ai clienti statunitensi di ordinare farmaci per cui è necessaria la prescrizione. L’obiettivo, ha spiegato il colosso Usa dell‘e-commerce in una nota, è quello di consentire agli utenti di Internet di ottenere farmaci “con la stessa facilità di qualsiasi altro acquisto sul sito Amazon” e di evitare che facciano la fila nelle farmacie.

Amazon aveva messo un piede nella distribuzione di prodotti farmaceutici acquisendo nel 2018 il sito specializzato Pill Pack, che fornisce prodotti per pazienti con malattie croniche con livelli di servizio molto professionali e personalizzati. Successivamente, giusto un anno fa, a novembre 2019, il colosso di Bezos “diluì” la ragione sociale di Pila Pack (inizialmente operativo sul sito come “an Amazon company”) all’interno di un brand nuovo di zecca, Amazon Pharmacy.

Ieri il terzo e definitivo step, la partenza delle vendite sulla “farmacia online” di Amazon dei farmaci su ricetta: i clienti del sito avranno la possibilità di chiedere al loro medico di inviare le prescrizioni direttamente alla farmacia Amazon e potranno salvare le informazioni sulla loro assicurazione sanitaria su un profilo sicuro, confrontando anche le diverse opzioni di prezzo a seconda della loro assicurazione. Amazon Pharmacy ha comunque sottolineato che non fornirà determinati farmaci, come quelli a base di oppiacei

Gli abbonati di Prime, inoltre, avranno garantita la consegna gratuita in due giorni e sconti quando si tratta di determinati farmaci non coperti da assicurazione. La notizia, attesa e comunque di grande rilievo economico_finanziario per gli effetti che potrà produrre sul ricco mercato farmaceutico statunitense, ha avuto immediati riflessi a Wall Street, dove il titolo Amazon, nelle prime contrattazioni dopo l’annuncio, ha guadagnato l’1,35%.

Amazon Pharmacy, annunciato oggi, è il maggior investimento di Amazon in un mercato da 300 miliardi di dollari e minaccia le tradizionali catene di farmacie come Cvs (-7%) e Walgreens guidata dall’italiano Stefano Pessina, che ne è anche il primo azionista (-8,8%), così come altri retailer che offrono la vendita di farmaci, come Walmart (-1,27%).

Da questa settimana, il servizio di Amazon Pharmacy sarà attivo in 45 Stati (esclusi Hawaii, Illinois, Kentucky, Louisiana e Minnesota). Nato come semplice sito per vendere libri online, Amazon in pochi anni è diventata il leader mondiale indiscusso delle piattaforme di e-commerce,  tanto da aver fatturato nel 2018 la strabiliante cifra di 232,9 miliardi di dollari. Una crescita esponenziale che è stata in qualche modo anche un formidabile acceleratore del cambiamento delle abitudini di acquisto a livello planetario, e che ovviamente non è stata indolore per il retail tradizionale: molti settori della vendita al dettaglio, infatti, hanno visto ridursi fino a scomparire il loro spazio economico vitale, e anche comparti fino a pochi anni fa (si pensi ai grandi stores specializzati nella vendita di prodotti informatici) sono stati letteralmente spazzati via dalla “bulimia” di Amazon. Che, inevitabilmente, ha attirato le critiche di molti gruppi di lavoro e parlamentari statunitensi,  a causa delle dimensioni e della potenza di fuoco raggiunta.

Peraltro, non è detto che l’avvio definitivo di Amazon Pharmacy sia il punto di arrivo della strategia del gruppo di Bezos per il mercato farmaceutico: non è infatti da escludere che oltre a essere una farmacia che dispensa tutti i tipi di prodotti e prescrizioni, la farmacia online del colosso dell’e-commerce possa evolvere in una sorta di marketplace di farmacie, al cui interno altre farmacie propongono la vendita on line di farmaci. Simili scenari, al momento, non sono ipotizzabili in Italia (e in molti altri Paesi europei), dove le uniche vendite di farmaci on line consentite sono quelle di medicinali senza obbligo di prescrizione, consentite peraltro soltanto sui siti delle farmacie e delle parafarmacie in possesso di apposita autorizzazione del ministero della Salute. La vendita tramite portali marketplace, inoltre, da noi è assolutamente vietata. Le leggi, però, possono sempre cambiare, a qualunque latitudine, con buona pace delle illusorie convinzioni  di chi si aggrappa al pensiero che “certe cose non cambieranno”, almeno nella società e nella cultura italiana.  Ovviamente non è così: le cose cambiano, e spesso lo fanno così in fretta da cogliere impreparati.

Un argomento che meriterebbe più di una riflessione, raccogliendo l’invito – vecchio di due anni e mezzo – che il presidente dell’Istituto Mario Negri Silvio Garattini rivolse alla categorie dei farmacisti in un’intervista rilasciata alla rivista iFarma nell’estate del 2018.  “Le minacce della e-pharmacy sono il vero nemico da cui debbono guardarsi le farmacie: un gigante come Amazon ci mette poco a cannibalizzare il settore, mettendo in ginocchio la rete degli esercizi territoriali, come è già accaduto in altri mercati per una miriade di piccoli negozi” affermò nell’occasione il farmacologo. Ma il tema non sembra registrare molta attenzione da parte delle rappresentanze di categoria: solo per fare un freschissimo  esempio, nelle poco meno di 20 pagine della corposa  relazione illustrata dal presidente Andrea Mandelli al Consiglio nazionale della Fofi il 14 novembre scorso, non una sola riga è dedicata alla questione. Quasi tutto lo spazio e l’attenzione (come è peraltro comprensibile) è andato alle questioni più stringenti: l’emergenza Covid, il ruolo della farmacia nello scenario della sanità italiana devastata dall’emergenza, la farmacia dei servizi eccetera.  L’urgenza del presente, come ci capitò già di scrivere, prevale insomma sul futuro. Anche quando, come in questo caso, il futuro ha una strettissima parentela con il presente.