Tbc, nel 2019 10 milioni di malati e 1,4 di morti, oggi Giornata mondiale

Roma, 24 marzo – Con 10 milioni di malati nel mondo e 1,4 milioni di morti solo nel 2019, la tubercolosi è ancora oggi una delle malattie più letali al mondo. Secondo i dati del Global Tuberculosis Report,  documento che descrive la situazione epidemiologica mondiale che l’Oms pubblica dal 1997, nel solo 2019 10 milioni di persone hanno contratto la tubercolosi e 1,4 milioni di persone sono morte a causa della malattia, si stima che 1.2 milioni di bambini si siano ammalati di tubercolosi  e, sempre secondo le stime,  si sono registrati 465 mila nuovi casi di Tbc con resistenza alla rifampicina, il farmaco più efficace contro la malattia. La tubercolosi multi-farmacoresistente (Mdr-TB) rappresenta un grave problema per la salute pubblica e una minaccia per la sicurezza sanitaria. Il 25% dei nuovi casi registrati ogni anno è in Africa.

Insomma, la Tbc è ancora un flagello contro il quale l’Oms conduce da sempre una lotta senza quartiere, che ha il suo “manifesto” nella Giornata mondiale della tubercolosi, che viene celebrata ogni anno il 24 marzo, per ricordare la data del 24 marzo 1882, quando Robert Koch annunciò alla comunità scientifica la scoperta dell’agente eziologico della malattia, il Mycobacterium tuberculosis, certamente meglio noto come “bacillo di Koch”.

L’obiettivo dell’Oms, affidato alla strategia su scala mondiale compendiata dal titolo End TB, è quello di porre fine alla tubercolosi entro il 2030, target che rientra negli Obiettivi di Sviluppo sostenibile dell’Onu. Lo sforzo è quello di sensibilizzare istituzioni, organizzazioni della società civile, operatori sanitari e altri attori coinvolti nella lotta alla tubercolosi a collaborare e unire gli sforzi per fermare la malattia e ridurre drasticamente il numero di decessi ad essa correlati.

The Clock is ticking è lo slogan della Giornata mondiale della tubercolosi 2021, efficace nel comunicare  che il mondo sta esaurendo il tempo per agire in base agli impegni assunti per porre fine alla tubercolosi. Va anche detto che la lotta alla Tb è stata fortemente influenzata, negli ultimi 12 mesi, dall’emergenza pandemica, che ha messo a rischio il progresso fatto finora per porre fine alla Tbc e per garantire un accesso equo alla prevenzione e all’assistenza in tutti i Paesi del mondo.

La Regione europea ha sviluppato un suo specifico piano di azione con i seguenti obiettivi: ridurre del 35% i decessi per Tbc; ridurre l’incidenza della malattia  del 25% e infine raggiungere un tasso di successo del trattamento del 75% tra i casi di Tbc multi-farmacoresistenti (Mdr-TB).

In Italiai casi di Tbc segnalati continuano a scendere e sono passati da 4.692 nel 2010 a 3.346 nel 2019. Dal 2015 al 2018 è stato registrato un incremento del tasso di notifica nella classe d’età 15-24 anni, mentre un tasso in diminuzione è stato rilevato nella classe d’età 0-14 anni. L’incidenza calcolata sulle notifiche nazionali scende da 8 casi per 100.000 abitanti nel 2010 a 5,5 casi per 100.000 abitanti nel 2019. Il nostro è definito dall’Oms un Paese “a bassa endemia”, poiché si registrano meno di 10 casi di malattia ogni 100.000 abitanti. La maggior parte dei casi si verifica in soggetti appartenenti alle categorie più deboli o che, più difficilmente, possono accedere ai servizi socio-sanitari. La bassa incidenza di tubercolosi in Italia è legata anche al miglioramento della diagnosi e della terapia.

Il ministero della Salute, insieme alle Regioni e alle Province Autonome, ha elaborato linee guida finalizzate alla prevenzione della Tbc, alla sorveglianza della malattia e delle resistenze ai farmaci antitubercolari e a studiare percorsi utili a favorire l’accesso ai servizi sanitari per la diagnosi e il trattamento della malattia.

È necessario aumentare gli investimenti nella ricerca sulla tubercolosi per sviluppare nuovi vaccini efficaci, nuovi strumenti diagnostici, medicinali e altre modalità di trattamento e ricerca sui meccanismi di base della resistenza. La prevenzione della tubercolosi non può essere gestita unilateralmente o parzialmente: i suoi impatti sanitari ed economici sono potenzialmente devastanti e richiedono un approccio integrato adottato e attuato da tutti.
Lo scambio di buone pratiche tra gli Stati membri si è già dimostrato una strategia efficace in termini di riduzione dei costi e di miglioramento delle relazioni. È necessario avere momenti di confronto tra i diversi programmi e risultati nei paesi europei attraverso le seguenti azioni: contribuire alla formazione del personale sanitario con metodi innovativi; proporre azioni di sostegno, nel contesto della cooperazione internazionale, nei Paesi ad alta endemica e, infine, promuovere il coordinamento di tutte le attività di collaborazione internazionale.