Sottosegretari, crisi M5S ritarda le nomine, corsa a quattro per la Salute?

Roma, 22 febbraio –  Con la nomina dei sottosegretari in occasione del Consiglio dei Ministri convocato per oggi si potrebbe chiudere oggi la partita della definitiva composizione della nuova squadra di governo, anche se prende sempre più corpo la possibilità che il puzzle, reso ancora più complicato dalla riduzione della quota di posti riservati al M5S dopo l’espulsione di un consistente numero di parlamentari,  possa richiedere un supplemento di tempo per trovare la quadra nell’assegnazione degli incarichi di sottogoverno. Una volta definitivamente chiarita la consistenza numerica dei gruppi parlamentari di Camera e Senato, sarà possibile effettuare la distribuzione delle poltrone all’interno della maggioranza: alla luce degli abbandoni grillini registrati negli ultimi giorni, il borsino dei sottosegretari prevede 11 posti al M5S (erano 13 e i pentastellati ne pretenderebbero addirittura 14), otto ciascuno (invece di sette) al Pd e alla Lega, sette a Forza Italia e uno a testa per Leu, Maie, Più Europa, centristi, Autonomie. Italia Viva potrebbe invece averne due.

Il nodo, in ogni caso, dovrà essere sciolto a breve, per la ferma volontà del presidente del Consiglio Mario Draghi di  definire il prima possibile la vicenda e permettere così al nuovo governo di cominciare immediatamente ad affrontare a pieno regime il difficile lavoro che lo attende. Impazzano i rumors sulle trattative in corso, dei quali in questa sede ci limitiamo a riferire quelli relativi alle “caselle” di maggior interesse per la professione farmaceutica, ovvero quelle dei sottosegretari alla Salute, che con ogni probabilità saranno ancora una volta due.

La situazione non sembra essersi spostata di molto rispetto alle voci già riportate venerdì scorso.  I candidati più forti sembrerebbero essere quelli di cui si è già riferito:  i due uscenti, ovvero il viceministro pentastellato Pierpaolo Sileri, sempre che accetti di lasciare sul campo i galloni di viceministro – invalicabile il paletto di Draghi: nessun viceministro nel suo governo – per accontentarsi di quelli di semplice sottosegretario, e la Pd Risultato immagine per luca coletto Sandra Zampa, favorita dalla scelta del Pd di favorire le quote rosa nelle nomine di sottogoverno e, sull’altro campo, i due esponenti del centrodestra Luca Coletto (Lega, nella foto a sinistra) e Andrea Mandelli (Forza Italia, nella foto a destra). Visualizza immagine di origine

Nomi di peso, che non hanno bisogno di troppe presentazioni: il primo ha già ricoperto il ruolo di  sottosegretario alla Salute nel primo governo Conte e ha un curriculum politico di grande spessore, con le esperienze di assessore regionale alla Sanità prima in Veneto e poi in Umbria e il ruolo di coordinatore degli assessori alla Sanità in Conferenza delle Regioni. Mandelli, alla sua seconda la legislatura (la prima a Montecitorio dopo quella passata a Palazzo Madama), è il responsabile nazionale delle politiche per la sanità del suo partito e, come è noto, è presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Farmacisti.

Coletto, secondo alcune voci, godrebbe di qualche chance in più di tornare al governo, in ragione della fermissima determinazione della Lega a “marcare” da vicino quello che – per pubblica ammissione – è il ministro meno gradito (insieme alla titolare dell’Interno Luciana Lamorgese) dell’intera compagine governativa. Matteo Salvini non ha davvero fatto mistero di ritenere l’esperienza di Speranza alla Salute del tutto insufficiente, affermando di non aver compreso né gradito la sua conferma e sostenendo la necessità di un cambio di passo nella lotta a Covid e nella campagna vaccinale, che (questo il pensiero del segretario leghista) richiede “aiuto e sostegno” da parte delle altre forze politiche. Aiuto e sostegno che, ovviamente, la Lega si candida ad assicurare in prima fila e in prima persona, piazzando appunto un sottosegretario alle costole del titolare del dicastero.

C’è però un’altra poltrona importante che potrebbe rappresentare uno snodo cruciale nella partita dell’assegnazione degli incarichi di sottogoverno, ed è quella della vicepresidenza della Camera lasciata libera da Mara Carfagna, entrata al governo come ministra del Sud e della coesione territoriale. Una casella che il partito di Silvio Berlusconi, a rigore, dovrebbe conservare, ma alla quale aspira anche la Lega, che nell’attuale ufficio di presidenza di Montecitorio ha tre segretari ma nessun vice. La vicepresidenza di Montecitorio, secondo alcune voci, potrebbe dunque essere una carta di scambio per possibili, diverse soluzioni nella composizione dei ruoli di sottogoverno: se si trovasse un’intesa a più livelli, Forza Italia potrebbe anche essere disponibile a lasciare il passo, in un gioco di scambio.

Ma è bene ribadire che tutte le previsioni – anche quelle che non sono affiorate sulle pagine dei giornali – non sono altro che voci che si rincorrono nel milieu dei palazzi: niente di altro e, soprattutto, niente di più.