Sette pazienti su 10 in Italia non assumono correttamente i farmaci

Proprio a fronte di questa realtà e della necessità di promuovere iniziative per contrastare un fenomeno preoccupante, ulteriormente aggravato dalla pandemia, il Comitato italiano per l’aderenza alla terapia  (Ciat) che riunisce 20 società scientifiche e rappresentanti di pazienti, istituzioni e medici, farmacisti e infermieri, è impegnato a istituzionalizzare la giornata, progetto che il sottosegretario alla Salute  Pierpaolo Sileri sta peraltro perseguendo con un proposta di legge.

“Generare consapevolezza e sensibilizzare l’opinione pubblica, le istituzioni, i professionisti della salute è l’obiettivo della Giornata nazionale per l’aderenza alle terapie che il ministero della Salute si sta adoperando di istituire come appuntamento ricorrente per attività formative e informative su tutto il territorio italiano” ha detto Sileri.  “La mancata aderenza terapeutica comporta conseguenze non solo in termini di salute dei pazienti, ma anche economiche: seguire in modo discontinuo o errato trattamenti salvavita o per malattie croniche, infatti, può causare complicanze e quindi accessi all’assistenza ospedaliera inopportuni e soprattutto evitabili. È fondamentale perciò trasferire al paziente e ai suoi caregivers l’adeguata conoscenza sulle terapie a cui è sottoposto. La comunicazione medico-paziente” ha concluso Sileri “è un momento fondamentale della pratica clinica e in questo tutti gli operatori sanitari sono chiamati a giocare un ruolo centrale e continuo”.

“La scarsa o non corretta aderenza terapeutica è un grande e sottovalutato problema che da troppi anni affligge la popolazione nel nostro Paese”  ha affermato Mauro Boldrini, vicepresidente del Ciat. “Le innumerevoli difficoltà indotte dal Covid-19, al nostro sistema sanitario nazionale, rischiano di monopolizzare l’attenzione delle istituzioni e dei medici. Esistono invece molte altre patologie altrettanto pericolose e che continuano a interessare milioni di uomini e donne. È necessario favorire nuove forme di controllo e d’assistenza sfruttando, per esempio, le grandi potenzialità offerte dalla telemedicina”.

Roberto Messina, presidente di Senior Italia FederAnziani, ha voluto ricordare come il problema sia particolarmente rilevante nelle fasce di popolazione di età avanzata. Sottolineando come Covid abbia colpito soprattutto gli anziani (sono infatti oltre 109mila gli over 80 deceduti dall’inizio della pandemia a oggi). Messina ha anche evidenziato che le restrizioni dell’emergenza pandemica, unite alla paura di accedere alle strutture sanitarie e alla sospensione di molti esami e visite su tutto il territorio nazionale,  hanno ulteriormente aggravato negli over 65 il problema della scarsa aderenza alle terapie. “Già prima della pandemia in tutta Europa si registrano oltre 194mila decessi per la mancata somministrazione dei trattamenti” ha affermato Messina. “Non c’è quindi più tempo da perdere, se vogliamo fermare questo boom di decessi e vanno avviate campagne specifiche per ribadire l’Visualizza immagine di origineassoluta necessità di proseguire con le cure in questo difficile momento storico”.

Sulla necessità di salvaguardare la popolazione anziana si è soffermata anche la vicepresidente del Senato Paola Taverna (nella foto a sinistra), che si è detta “assolutamente favorevole” al progetto di legge Sileri per l’istituzione, il 12 di aprile di ogni ano, della giornata nazionale per l’aderenza alla terapia.  “Oggi è indispensabile un approccio socio-economico che metta in conto provvedimenti per la vecchiaia attiva” ha detto Taverna. “Non più solo assistenzialismo, ma qualità della vita. Bisogna creare un nuovo patto intergenerazionale e immaginare un mutuo sostegno tra anziani autosufficienti attraverso il co-housing, in modo che si sentano creativi, vivi. Allo stesso tempo, mai come in questo momento così delicato a causa della pandemia, credo sia indispensabile che i vaccini vadano dati principalmente alle persone che più hanno subito la catastrofe, gli anziani, appunto. Quello della fascia anagrafica è un principio a cui non possiamo derogare” 

Un paradigma pressoché perfetto del grave problema rappresentato dalla mancata aderenza alle cure sono le malattie cardiovascolari, che in Italia continuano a rappresentare la prima causa di mortalità, con più di 220.000 decessi di cui ben il 90% tra uomini e donne con più di 65 anni. Pur nella consapevolezza che uno dei maggiori fattori di rischio delle patologie cardiache è l’ipertensione arteriosa, che colpisce fino al 60% dei nostri pazienti con più di 75 anni, un paziente su tre non assume cure per questa condizione, oppure la tratta in modo inadeguato.  “Eppure si tratta di un problema che può essere tenuto sotto controllo attraverso la somministrazione di farmaci che solitamente sono ben tollerati” ha spiegato Giovambattista Desideri, direttore della cattedra di geriatria dell’Università de l’Aquila. “Un paziente su tre, però, non riceve o comunque non assume correttamente le cure con gravi conseguenze sulla salute sia della singola persona che della collettività. L’ipertensione è diventata quindi una patologia emblematica dell’enorme impatto clinico ma anche sociale rappresentato della scarsa aderenza terapeutica. Come suggeriscono tutte le linee guida internazionali la semplificazione delle modalità di assunzione dei trattamenti può favorire l’aderenza, soprattutto nell’anziano. Ciò non toglie che sia necessario anche una maggiore attenzione su questo tema”. 

“Le malattie croniche interessano in totale oltre 14 milioni di uomini e donne in Italia” ha aggiunto Antonio Magi, segretario generale del Sumai, il  Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana). “Gli over 65 rappresentano più della metà di questi pazienti ma le patologie possono colpire a qualsiasi fascia d’età. Spesso e volentieri riguardano anche gli adolescenti o addirittura i bambini. Quindi il problema della mancata aderenza investe a 360 gradi l’intera società e determina costi diretti e indiretti per tutto Paese”.

“Favorire l’aderenza alle cure, e al tempo stesso le diagnosi precoci, ci permetterebbe di risparmiare ogni anno fino a 19 miliardi di euro” ha concluso Magi.  “Sono risorse importanti che potrebbero essere reinvestite in altri settori strategici del nostro sistema sanitario nazionale. Va fatta cultura anche tra i medici perché devono impegnarsi maggiormente per la sensibilizzazione verso questo tema”.