Scotti: “Vaccinare è un atto medico, i farmacisti non lo possono fare”

Roma, 3 settembre – Per il vaccino antinfluenzale siamo già in ritardo e rischiamo il verificarsi di problemi simili a quelli avuti con le mascherine e i guanti agli esordi della pandemia Covid. A esprimere questo timore è Silvestro Scotti (nella foto), segretario generale della Fimmg, tra i primi – nella scorsa primavera – a evidenziare la necessità di muoversi tempestivamente per affrontare il problema di garantire e ampliare il più possibile tra i cittadini la protezione vaccinale antiflu, vista la situazione emergenziale determinata dalla circolazione del coronavirus.
Ma se alcune Regioni si sono subito mosse, come ad esempio Lazio, Campania e Puglia, che hanno subito bandito le gare per aggiudicarsi le dosi di vaccino necessarie, altre si sono attivate in ritardo (come la Lombardia, partita solo a giugno) e altre ancora sono rimaste al palo e, sostiene Scotti “forse dovranno essere coperte dalle eccedenze delle altre Regioni. È importante avere un monitoraggio per sapere quante sono le quote vaccinali che arrivano nel Paese, il numero di dosi vaccinali”.
Il rischio che paventa il segretario del sindacato dei medici di famiglia è che anche i cittadini in buona salute che si sono sempre vaccinati abbiano difficoltà a farlo perché mancano le dosi da acquistare in farmacia (da farsi poi iniettare dal medico di base). Secondo Scotti, nessuna Regione avrà concretamente a disposizione i vaccini se non a partire dalla terza settimana di ottobre. “È tardi, bisogna anticipare tutto a fine settembre” afferma, sottolineando che in tempi di coronavirus la vaccinazione anti-influenzale non sarà più come prima e il fattore tempo diventa cruciale.  Non saranno infatti più possibili le sedute di vaccinazioni con trenta, quaranta pazienti per volta, si dovranno osservare le distanze e i divieti di assembramento. E in più, come spiegano gli epidemiologi, la produzione di vaccini non può essere aumentata in modo considerevole in poco tempo. Non sarà quindi possibile espandere all’infinito il numero di dosi di vaccino in circolazione e il rischio di carenze diventa dunque estremamente reale. Per fronteggiarlo, secondo Scotti, sarebbe utile chiedere aiuto allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze: “Non possiamo affidarci solo alle multinazionali, c’è bisogno di una produzione nazionale di vaccini”.
Rispondendo a un’affermazione resa nei giorni scorsi dal presidente della Fofi Andrea Mandelli, secondo il quale è “impensabile che i medici di medicina generale riescano a dispensare in un mese 18 milioni di vaccini”, Scotti si è anche espresso con molta chiarezza sulla possibilità che il vaccino possa essere somministrato dai farmacisti: “I medici non ce la fanno a vaccinare? I farmacisti però non possono farlo. Questo perché l’anamnesi vaccinale, necessaria prima di fare materialmente il vaccino, è un atto medico. Non può essere delegato ad altri” ha detto il leader dei Mmg ad AdnKronos, sottolineando come parlare di vaccinazione in farmacia sia “un falso messaggio che rischia di far apparire una categoria, la nostra, inefficiente (qualunque sia la causa) a fronte di un’alternativa che non può essere attuata, perché la funzione non è ascrivibile, in questo momento, alla categoria dei farmacisti”.
Scotti lascia però aperto uno spiraglio, almeno teorico, alla possibilità di somministrare il vaccino in farmacia, purché a farlo sia un medico, altra eventualità prospettata da Mandelli. “Ma se ci fossero medici disponibili, si dovrebbero rafforzare le unità di territorio” taglia corto Scotti. “Le farmacie sono utili in molte cose in una compagna vaccinale, ma non in questa”.I