Report Gimbe, numeri allarmanti, l’Italia a rischio di terza ondata

Roma, 8 gennaio – In Italia starebbe per arrivare la temuta terza ondata del Covid. L’allarme arriva da Nino Cartabellotta (nella foto a destra), presidente della Fondazione Gimbe, ed è sostenuto dai dati dell’ultimo monitoraggio indipendente (relativo alla settimana dal 29 dicembre al 5 gennaio) della situazione della pandemia nel nostro Paese.

Rispetto ai sette giorni precedenti, quelli a cavallo del Natale, in Italia si sarebbe registrato secondo le rilevazioni di Gimbe un aumento del 26.7% dei nuovi casi di Covid. In crescita anche i decessi,  che segnano il 3,6% in più.  Dopo sei settimane di continuo calo, secondo l’istituto presieduto da Cartabellotta  si registra dunque  una “inversione nella curva dei contagi ”, soprattutto considerando “i numeri sottostimati dalla decisa frenata del testing nelle ultime due settimane”.

Nelle due settimane delle festività, quindi il periodo che va dal 23 dicembre al 5 gennaio, in Italia infatti ci sarebbe stato un calo del 20,9% dei tamponi effettuati rispetto ai quattordici giorni precedenti.

Si intravede l’inizio della terza ondata” è la preoccupata conclusione del presidente della Fondazione Gimbe, che poi ha evidenziato come il reale impatto del vaccino sia molto lontanoVisualizza immagine di origine. Per Cartabellotta, infatti,  “rischiamo di avere solo il 5% di vaccinati a marzo, il 20% a giugno

L’allarme di Gimbe trova sponda nel direttore di Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli (nella foto a sinistra),  che intervenuto su Tv2000 si è mostrato anch’egli preoccupato per una possibile terza ondata in Italia.

I numeri non sono per nulla rassicuranti” ha dichiarato Galli, che teme un ritorno alla situazione di un paio di mesi fa. Nel frattempo c’è da considerare che il Covid nel resto del mondo sembra avere aumentato la sua diffusione. Negli Stati Uniti infatti nelle ultime 24 ore è stato battuto un altro triste record di vittime, con più di mille morti in un solo giorno. Ma numeri analoghi si sono registrati anche in Germania, Regno Unito e Brasile, mentre ora sembrerebbe essere tornato l’allarme anche in Giappone e nella regione dell’Hubei in Cina.