Relazione Anac: “Prezzi dpi, aumento abnorme durante Covid”

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 30-07-2014 Roma (Italia) Cronaca Raffaele Cantone presenta i componenti dell'Anac Nella foto Francesco Merloni Photo Roberto Monaldo / LaPresse 30-07-2014 Rome (Italy) Raffaele Cantone presents the Anac members In the photo Francesco Merloni

Roma, 3 luglio – L’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione oggi presieduta da Francesco Merloni (nella foto), nella sua relazione annuale alla Camera, svolta ieri, ha segnalato alcune criticità in merito a prodotti che si sono rivelati fondamentali nel periodo dell’emergenza. Il prezzo dei dispositivi di protezione, su tutti mascherine e guanti, ha subito “abnormi lievitazioni” rispetto a quello previsto prima della pandemia.

L’Anac non segnala solo l’aumento dei prezzi, ma anche uno scostamento nella qualità e quantità delle forniture rispetto alle caratteristiche richieste.

Sono ben 61.637 le procedure connesse all’emergenza sanitaria nel primo quadrimestre 2020, registrate dalla Banca dati nazionale dei contratti pubblici (Bdncp) detenuta dall’Anac. La spesa complessiva ammonta a 3 miliardi, la gran parte deei quali (più di due miliardi) riferibile al periodo più critico dell’emergenza, quello compreso fra il 1° marzo e il 10 aprile.

La voce più significativa riguarda la fornitura di dispositivi di protezione individuale (dpi). Questa infatti rappresenta da sola quasi il 70% del totale: mascherine (oltre un miliardo, il 38%) e altri dpi come guanti, camici e visiere (942 mln). Solo il 3% per i tamponi. Dalla relazione dell’Autorità emerge come la gestione della spesa legata all’emergenza Covid sia stata “spalmata” tra i vari livelli istituzionali: per poco più di un terzo è stata infatti gestita a livello centralizzato nazionale (39%) e per la parte restante a livello regionale (61%). La spesa direttamente riferibile agli enti locali si ferma all 4,5%.
“L’emergenza ha determinato, com’era prevedibile, un impatto molto rilevante sulla finanza pubblica”   si legge nella Relazione annuale dell’Anac. “A questo dato, legato in parte alle naturali dinamiche del mercato connesse all’accaparramento di tali prodotti sullo scenario internazionale, non possono ritenersi estranei comportamenti speculativi e predatori da parte di soggetti variamente posizionati lungo la catena di fornitura, come già emerso da svariate indagini della magistratura. È evidente, peraltro, che queste spese sono destinate a una crescita consistente nel breve-medio periodo, visto che l’atteso riavvio delle attività dovrà essere supportato da una più ampia e capillare distribuzione di dispositivi di protezione individuale e dei sistemi di diagnosi. La domanda di tali beni potrebbe quindi attestarsi su valori multipli rispetto a quelli relativi al periodo già trascorso, impegnando una quota ancora più ingente della spesa pubblica nazionale”.

L’”abnorme lievitazione dei prezzi rispetto ai prezzi riconoscibili ante emergenza e forte variabilità degli stessi sul territorio nazionale” non è però l’unico problema messo a fuoco dalla relazione dell’Anac, che segnala anche lo scostamento nella qualità e quantità delle forniture rispetto alle caratteristiche richieste, la retrocessione dell’aggiudicatario dall’offerta, la mancata stipula del contratto, il mancato avvio o interruzione della fornitura, i ritardi rispetto ai  termini di consegna e il “mancato possesso, da parte dell’affidatario, dei requisiti di ordine generale necessari per contrarre con la Pubblica amministrazione”.