Pazienti fragili, trattare bene l’ipertensione allunga la vita

Roma, 16 giugno – Uno studio italiano condotto da un team dell’Università Milano-Bicocca coordinato da Giuseppe Mancia,  professore emerito presso lo stesso ateneo (nella foto), ha confermato che  prendere i farmaci contro l’ipertensione allunga la vita degli anziani, anche quelli che, per la compresenza di diverse patologie, si trovano in condizioni di particolare fragilità.

Lo studio dei ricercatori italiani, pubblicato la scorsa settimana da Hypertension, rivista dell’American Heart Association, che suona anche come una conferma della già nota efficacia dei medicinali per il controllo della pressione nella popolazione generale, aggiunge importanti elementi di conoscenza sulla popolazione dei pazienti più critici.

“Sapevamo che i farmaci per la pressione erano protettivi in generale tra la popolazione anziana, ma abbiamo voluto verificare che fossero altrettanto protettivi tra i pazienti fragili affetti da molte altre condizioni di salute che di solito sono esclusi dagli studi randomizzati”  ha spiegato al riguarde Mancia, chiarendo appunto gli obiettivi del lavoro condotto dal suo team (Federico Rea, Anna Cantarutti, Luca Merlino, Andrea Ungar e Giovanni Corrao),

I ricercatori hanno esaminato i dati di circa 1,3 milioni di persone con più di 65 anni residenti nella Regione Lombardia che hanno ricevuto tre o più prescrizioni di farmaci per la pressione alta nel 2011-2012 erogati dal servizio sanitario nazionale o poco costosi. Il loro monitoraggio è durato per i sette7 anni successivi e in questo periodo, consultando i registri pubblici, gli scienziati hanno calcolato per quanto tempo i pazienti hanno proseguito la terapia prescritta rispettando le indicazioni del medico. Poi hanno individuato il gruppo di persone più fragili ricorrendo a 34 parametri associati a una maggiore mortalità.

Nei sette anni di follow up sono morte circa 255mila persone. Dall’analisi è emerso che nell’arco dei sette anni la probabilità di morire era del 16 per cento per le persone valutate in buona salute all’inizio dello studio. La probabilità di morte è aumentata progressivamente fino al 64 per cento per le persone in pessime condizioni di salute. Rispetto alle persone con una bassissima aderenza alla terapia per la pressione sanguigna (meno 25% periodo di tempo considerato), le persone più diligenti che hanno rispettato a lungo le prescrizioni mediche per la pressione sanguigna (oltre il 75% del periodo coperto) mostravano notevoli vantaggi: riducevano la probabilità di morire del 44 per cento se partivano da buone condizioni di salute e del 33 per cento se avevano una salute particolarmente precaria.

Inequivocabile, per il professor Mancia, l’indicazione che scaturisce dall’ampio studio: trattare bene l’ipertensione allunga la vita ed è quindi  necessario “incoraggiare e supportare i pazienti a prendere i loro farmaci, perché l’adesione è fondamentale per ottenere i benefici. I farmaci non fanno nulla se le persone non li prendono”.