Ossigeno, l’appello dell’Ordine di Roma: “Restituite le bombole”

Roma, 17 novembre – Anche l’Ordine di Roma ha ritenuto necessario richiamare l’attenzione sulla pericolosa situazione che potrebbe venirsi a creare per la sanità pubblica della Capitale se non si interviene subito a contrastare le difficoltà di reperimento delle bombole di ossigeno, che nelle farmacie romane cominciano a scarseggiare per effetto del grande aumento delle richieste,  triplicate nell’ultimo mese.

A mancare, come già segnalato qualche giorno fa da Federfarma Roma, il sindacato provinciale dei titolari, sono le bombole da ricaricare, non l’ossigeno terapeutico. E i rappresentanti dell’Ordine hanno ritenuto opportuno richiamare ancora il problema in un’intervista pubblicata ieri sulle pagine romane del quotidiano la Repubblica.
Nei nostri retrobottega, la scorta normale di cinque o sei bombole ora è scesa a una, quando va bene” spiega il tesoriere Leopoldo Mannucci (nella foto a sinistra).
Una delle ragioni della crescente scarsità di bombole va ricercata nella malintesa e piuttosto egoistica forma di prudenza che porta evidentemente troppi cittadini a tenersi in casa bombole che non servono ma che, “hai visto mai…”, potrebbero servire.

“Non sono pochi i clienti che, per ansia o apprensione, fanno incetta di bombole” spiega un altro consigliere dell’Ordine romano, Paolo Gaoni (qui a destra) .Le tengono in casa, dietro una porta, per eccesso di precauzione”, replicando in buona sostanza il meccanismo dell’accaparramento tipico dei momenti di difficoltà. Il fenomeno,  nel corso dell’emergenza pandemica,  si è già registrato per  alcuni farmaci, in particolare antibiotici, cortisonici e anticoagulanti.

I rappresentanti dell’Ordine, però, sono attenti a evitare gli allarmismi: “Finora abbiamo garantito una risposta ai consumi in crescita con ogni sforzo, evitando disservizi” osserva il vicepresidente dell’Ordine, Giuseppe Guaglianone (nella foto sotto a destra). E sempre Gaoni, al riguardo, raccomanda la calma: “I farmacisti non abbasseranno le serrande” rassicura “prestiamo un servizio pubblico e forniremo a tutti ossigeno e farmaci: aiutateci, però, evitando la corsa all’accaparramento del primo o dei secondi senza se non c’è bisogno”.

“Riusciamo ancora a tenere botta” conferma anche Mannucci, che alla domanda del giornalista del quotidiano romano “Ma per quanto tempo?” non può però far altro che allargare le braccia: “Non so, perciò serve uno sforzo di tutti per un consumo oculato e, soprattutto, per la consegna immediata dei vuoti alle farmacie“. Intanto, però, mette sul tavolo una proposta: “Si integri l’utilizzo dell’ossigeno gassoso in bombole da 1.500 e 3.000 litri, con quello dell’ossigeno liquido in contenitori da 26.500 litri”.

L’articolo di  Repubblica evidenzia anche altri aspetti del problema, in particolare quello del trasporto delle bombole, che dev’essere effettuato con furgoni predisposti e autorizzati, essendo l’ossigeno un gas esplosivo e può innescare la combustione.

“Prima della pandemia” spiega al quotidiano romano Fabio Granata, dirigente di una della decina di aziende italiane che mette in bombola e distribuisce ossigeno terapeutico “ne avevamo solo due, ciascuno dei quali trasportava a Roma, 50 bombole da 3.000 litri; oggi, riusciamo a recapitare alle farmacie 65 bombole con ciascuno dei nostri quattro furgoni: in totale, siamo passati da un trasporto di cento a 260 bombole al giorno; sono aumentate anche le consegne: prima ne gestivamo 50 al giorno; oggi siamo a oltre 200″.
Una forte  impennata di consumi e clienti correlata alla seconda ondata pandemica, alla quale l’azienda di distribuzione ha risposto, secondo quanto riferisce il quotidiano romano,  investendo “mezzo milione per l’acquisto di due furgoni, altre duemila bombole, nuovi strumenti e per l’ingaggio di altro personale”.