Martini: ‘Farmaci cronici, remunerazione e tetti di spesa: tre problemi, una soluzione’

Roma, 16 luglio – Come prendere non due ma ben tre piccioni con una sola fava. A cimentarsi  nell’impresa è Nello Martini (nella foto),  presidente della Fondazione ReS, primo, storico presidente dell’Agenzia italiana del farmaco, che in un articolo pubblicato ieri da quotidianosanità.it ha illustrato la sua personale proposta (la fava) con la quale ritiene possibile portare a casa i tre piccioni sui quali, con buona pace dei reiterati annunci e tentativi al riguardo, nessuno è fin qui riuscito a mettere le mani.

I columbidi della metafora sono: 1)  l’attribuzione della prescrivibilità dei farmaci per la cronicità ai medici di medicina generale (questione sulla quale, spiega Martini,  vi è un consenso generalizzato,  “per ragioni clinico-assistenziali largamente condivise”); 2) la modifica del sistema di remunerazione delle farmacie convenzionate, che negli ultimi due decenni sono state ridotte a dispensare solo farmaci di “vecchia generazione”  e farmaci generici, rimanendo escluse  dalla distribuzione dei farmaci innovativi, con l’inevitabile erosione dell’economia degli esercizi (la cui sostenibilità è sepre più precaria) e una progressiva marginalizzazione anche in termini professionali; 3) il riequilibrio dei tetti di spesa farmaceutica, che più che un piccione negli ultimi anni sembra essere diventato un’araba fenice, anche perché  – come osserva Martini – “eventuali spostamenti economici presentano una complessità derivante dal fatto che qualsiasi soluzione non riesce a bilanciare in modo adeguato i diversi interessi in campo”.

Tre piccioni belli grossi, dunque e – almeno a prima vista – apparentemente diversi tra di loro. Ma che, secondo Martini,   possono in realtà “essere parte di un’unica soluzione negoziabile e condivisa tra le parti”, compatibile  con le previsioni di legge (tra le quali vi è, ancora inapplicata, quella che dispone la riforma della remunerazione delle farmacie) e coerente sia con gli indirizzi sanitari strategici indicati nel Piano nazionale della Cronicità sia con le ultime disposizioni legislative del Decreto Rilancio, che  prevedono un forte investimento nella assistenza territoriale, specie per i pazienti cronici con multimorbidità.

Come realizzare il “colpaccio”? “Per trovare una soluzione e definire un accordo sul finanziamento della spesa farmaceutica e il riequilibrio dei tetti, è necessario partire e condividere il principio (da regolamentare per legge) che le risorse e il finanziamento per la spesa farmaceutica devono rimanere ‘vincolate’ all’interno del comparto” spiega Martini. In altre parole: i soldi della farmaceutica rimangono alla farmaceutica e avanzi e disavanzi si compensano a consuntivo.

Se il problema dei tetti non ha ancora trovato una soluzione, secondo Martini, è anche perché è stato sbagliato l’approccio, sempre condotto sul versante degli spostamenti economici. È necessario invece intervenire e partire “non da una soluzione di riequilibrio sul piano strettamente economico (che ha visto il Mef sempre contrario), ma da valutazioni di tipo clinico–assistenziale a favore dei pazienti e con semplificazione dei percorsi di cura”.
Il primo step, spiega l’ex DG dell’Aifa,  è di “attribuire la prescrivibilità dei farmaci per le patologie croniche agli Mmg: si è già iniziato con la determina Aifa sui  Nao, i nuovi anticoagulanti orali (per un periodo sperimentale di 120 giorni) e si dovrebbe continuare secondo un cronoprogramma definito con i farmaci per il diabete (Ddp-IV – Glifozine – Glp-1) e per le malattie respiratorie (Bpco)”.

Il secondo passo è la riclassificazione di tali classi dal tetto degli acquisti diretti alla farmaceutica convenzionata: “Si tratta di una procedura che rende coerente la prescrizione dei farmaci per le patologie croniche con il canale distributivo (retail)” spiega Martini “evitando di utilizzare i canali distribuitivi come strumenti potenzialmente distorsivi rispetto ai tetti di spesa, semplificando il percorso del paziente e dando coerenza all’intero sistema”. Riclassificando i farmaci dagli acquisti diretti alla convenzionata – questo il ragionamento dell’esperto – “si avrebbe un rilevante incremento della spesa, passando dal prezzo ex factory e dal prezzo di acquisizione al prezzo al pubblico. Una possibile soluzione è di applicare a tale categoria di farmaci la norma di modifica della remunerazione delle farmacie per cui il farmaco verrebbe acquistato dalle farmacie a prezzo ex factory e il servizio farmaceutico delle Asl per ogni confezione distribuita riconosce un onorario per confezione (fee for services)”.

Il terzo step, prosegue Martini, è costituito “dal risultato della fase 1 e 2 in quanto la riclassificazione in convenzionata dei Nao (450 milioni di €) dei farmaci per il diabete e per la Bpco, determina un ammontare complessivo stimato in circa 850 milioni di euro. Tale valore determinerebbe il riequilibrio dei tetti di spesa senza modificazioni delle attuali percentuali dei singoli tetti sul valore complessivo del 14,85% del Fsn e verrebbe implementata per ragioni clinico assistenziali”.

“Nella soluzione proposta rimangono aperte alcune criticità”  ammette l’esperto,  affermando però che “possono essere superate all’interno delle procedure negoziali e delle modalità attuative”.

“Verrebbero raggiunti così tre obiettivi positivi finora mancati” conclude Martini. “Sganciare nella sostanza la remunerazione delle farmacie dal prezzo dei farmaci (applicazione della norma di riforma della remunerazione), attribuire la prescrizione dei farmaci per le patologie croniche ai medici di medicina generale e riequilibrare il tetto di spesa su basi di coerenza del processo assistenziale, semplificando e migliorando il percorso del paziente cronico”.