Mandelli: “Covid, chi farà i vaccini? Platea di operatori va allargata”

Roma, 12 novembre – Il vaccino anti-Covid, le cui prime dosi, secondo le ultime confortanti notizie, potrebbero arrivare già prima della fine dell’anno, pone agli Stati giganteschi problemi logistici e organizzativi, dalla distribuzione (basti pensare che il più prossimo a essere impiegato, quello realizzato dal ticket Pfizer-BioNTech, va conservato e trasportato sempre alla temperatura di -80°) fino alla somministrazione. E sono proprio questi problemi che Andrea Mandelli, presidente della Fofi (nella foto), ha voluto sottolineare intervenendo l’altra sera alla trasmissione di Rete 4 Quarta Repubblica.

“Tutti i Paesi europei stanno ampliando la platea degli operatori sanitari che possono vaccinare, includendo anche la categoria dei farmacisti. Non possiamo farci trovare impreparati, questa è una riflessione che va fatta immediatamente” ha detto Mandelli, rimarcando ancora una volta il ritardo delle istituzioni italiane nel consentire la somministrazione dei vaccini nelle farmacie aperte al pubblico, come avviene con successo in molti Paesi anche europei.

“Il vaccino contro il Covid dovrà essere diffuso, sicuro e fruibile da tutti. Sul tema dell’obbligatorietà, io sarei per non obbligare mai nessuno. Ma dopo quello che abbiamo sofferto in questi mesi penso che quasi tutti vorranno vaccinarsi. Di certo, più persone si vaccineranno e prima riusciremo a raggiungere l’immunità di gregge” aveva premesso Mandelli,  prima di evidenziare che – per sicuro ed efficace che sia – il vaccino deve essere anche fruibile da tutti i cittadini, altrimenti non serve. E per renderlo fruibile il sistema salute del Paese dispone di una risorsa, la rete capillare delle farmacie, che a giudizio del presidente della Fofi resta ancora colpevolmente inutilizzata.