Lazio, nel Piano sanitario regionale spazio alla farmacia dei servizi

Roma, 2 luglio – Ci sono anche le farmacie, e con un ruolo importante, nel Piano di riorganizzazione, riqualificazione e sviluppo del Servizio sanitario regionale 2019-2021 della Regione Lazio, licenziato con il decreto del Commissario ad acta della Regione Lazio del 25 giugno 2020, n. U00081, pubblicato sul Bur n. 82 del successivo 30 giugno.

Vista l’impostazione generale del documento, che ruota intorno all’asse del territorio e della centralità della persona, non poteva del resto essere altrimenti: le farmacie di comunità sono i presidi sanitari di prossimità per antonomasia, e non potevano dunque non essere pienamente considerate in un programma che, nel prossimo triennio, vuole cambiare direzione rispetto alla scelte di programmazione sanitaria dell’ultimo decennio. Se fino a ieri la necessità prioritaria e prevalente era quella di contenere i costi, grazie al grande lavoro di recupero di efficienza contabile e gestionale che ha consentito di arrivare negli ultimi anni a un sostanziale equilibrio economico è ora possibile  avviare un percorso di trasformazione del sistema sanitario che porti a una piena integrazione tra ospedale, territorio e prevenzione, con gli obiettivi dichiarati di rendere più agevole l’accesso ai servizi e alle prestazioni dei cittadini, di garantire livelli di assistenza adeguati e appropriatiai pazienti cronici e di promuovere azioni si  promozione della salute e di prevenzione nella popolazione generale.

Obiettivi che si vogliono raggiungere investendo su vari fronti:  miglioramento delle strutture, ricorrendo ai finanziamenti previsti in materia di edilizia sanitaria; implementazione dele tecnologie e del loro impiego, per migliorare i flussi informativi, fondamentali per inegrare il sistema e ottimizzare il servizio ai cittadini; investimenti sul personale (anche in termini di formazione, guardando anche al tema dell’alta formazione gestionale- organizzativa).

Un utile binario, in questo senso, saranno le  indicazioni del Piano nazionale delle cronicità, che dovrà essere declinato a livello regionale e  rappresenta una grande opportunità per favorire la presa in carico del paziente, il miglioramento dei processi assistenziali e la tempestività nella risposta del Servizio sanitario regionale, ma – come si legge nel documento – “anche per un miglioramento nell’utilizzo appropriato delle risorse umane, finanziarie e strutturali”. 

Si procederà quindi a una revisione della governance istituzionale del Ssr, per accentrare alcune funzioni tecnico-specialistiche di carattere organizzativo-gestionale e consentire per conseguenza alle Asl di focalizzarsi e concentrarsi sui servizi alla persona. Non si tratta, precisa il Piano, di “ridurre l’ambito di autonomia delle singole Aziende e la relativa responsabilità”, ma di cercare “di razionalizzare e standardizzare processi attraverso un’azienda dedicata ad affrontare e risolvere i punti critici”.

Il potenziamento dell’assistenza territoriale verrà dunque perseguito puntando al distretto, che se oggi è percepito dal cittadino come snodo burocratico dedito principalmente ad autorizzare o certificare l’accesso ai servizi sanitari e non sanitari, dovrà dispiegare per intero la sua vera funzione di centro-motore  “deputato a svolgere una funzione di ‘tutela’ dei cittadini residenti, di valutazione dei bisogni, committenza e gestione dell’offerta di servizi nell’ambito delle cure primarie, dell’integrazione socio-sanitaria, della riabilitazione territoriale, dei servizi rivolti alle persone non autosufficienti, delle dipendenze e delle attività consultoriali”.

Una mission da recuperare e realizzare. A questo scopo essenziale sarà la definizione del fabbisogno quantitativo e qualitativo di personale per i distretti aziendali; la definizione del fabbisogno formativo del personale dei distretti aziendali; l’implementazione di un sistema informativo integrato che copra tutte le attività del distretto (anche in termini di valutazione e monitoraggio), la definizione del ruolo/responsabilità del distretto nella gestione dei percorsi di cura del paziente cronico.

E le farmacie? Alla loro prima collocazione nello scenario delle cure primarie, come uno dei principali snodi dell’offerta di servizi territoriali, Saranno pienamente ricomprese, con la sperimentazione della ‘farmacia dei servizi’,  “nell’ambito della Comunità di pratica per la presa in carico dei pazienti cronici”. In questo senso, si legge nel documento, “la farmacia va riorientata a fornire servizi al paziente, con specifico riferimento al miglioramento della aderenza terapeutica, alle cure domiciliari e alla integrazione con il team della Comunità di Pratica, retribuendo la farmacia stessa mediante onorario e quindi sganciando la remunerazione dal prezzo dei farmaci. Implementazione di progettualità con le farmacie di comunità al fine di monitorare l’appropriatezza e l’aderenza nelle terapie per la cronicità”.

Per le farmacie di comunità è anche previsto un ruolo nell’apertura del fascicolo sanitario che, nei piani della Regione, dovrebbe facilitare la completa presa in carico dell’assistito cronico e polipatologico, nonché ulteriori progetti di dematerializzazione del promemoria farmaceutico grazie all’attivazione del fascicolo farmaceutico e “la prevenzione sia attraverso attività di informazione e formazione sia collaborando alla attività di screening, in particolare del colon retto”. Il documento, al riguardo, riconosce esplicitamente che le farmacie rappresentano “un importante punto di riferimento soprattutto per la persona con cronicità e per i suoi familiari, essendo un punto di accesso di grande capillarità e diffusione sul territorio: il loro coinvolgimento attivo può facilitare il conseguimento di significativi obiettivi in termini di prevenzione primaria e secondaria e di aderenza ai trattamenti, nel rispetto di protocolli condivisi con il team di cura”. 

La Regione intende procedere al “riorientamento” della rete delle farmacie di comunità in direzione dei servizi  in tre sttep: il primo è quello di individuare procedure operative per la sperimentazione dei servizi svolti dalle farmacie di comunità in linea con quanto previsto dal tavolo nazionale per la farmacia dei servizi. Il secondo è  l’elaborazione di un progetto condiviso con le associazioni di categoria delle farmacie di comunità per il monitoraggio dell’aderenza terapeutica e per i servizi di screening del colon-retto e l’ultimo la valutazione dei dati di consumo/aderenza e analisi dell’impatto al termine della sperimentazione.
Interlocutori della Regione nella messa a punto di queste linee di intervento saranno ovviamente le Asl e le associazioni di categoria delle farmacie di comunità. Il Piano indica anche un termine, quello del 31 gennaio 2021, per avere un report sui risultati della sperimentazione.

 

Il Piano sanitario 2021-23 della Regione Lazio