Ipsos, rapporto cittadini-operatori sanitari più forte, bene i farmacisti

Roma, 21 luglio – Uno dei fenomeni più visibili dell’emergenza pandemica causata dal coronavirus nel nostro Paese è l’impatto prodotto sulla relazione tra cittadini e professionisti della salute. Un rapporto asimmetrico, tormentato e spesso molto difficile (bastino, a testimoniarlo, l’escalation di violenze a danno di operatori sanitari da parte dei pazienti negli ultimi anni, e la crescita esponenziale di azioni legali intentate contro i medici) che la drammatica situazione vissuta dal Paese da febbraio in poi ha profondamente modificato: la percezione di medici, farmacisti, infermieri e operatori sanitari in genere è radicalmente cambiata nell’opinione pubblica, e sono anche fresche nel ricordo collettivo le migliaia di iniziative, sia spontanee  sia istituzionali, nate in tutto per ringraziare quelli che più o meno tutti, almeno per una volta, abbiamo chiamato “eroi”.

Un’indagine dell’istituto di ricerca Ipsos Mori (noto alle cronache per la sua autorevole classifica sull’ignoranza dei popoli, basata sul criterio dei perils of perception, ovvero la distorta percezione della realtà che ci circonda, dove purtroppo il nostro Paese non brilla, risultando il primo Paese per ignoranza in Europa) ha opportunamente provato a indagare come la diffusione della pandemia di Covid-19 abbia influito sulla vita e sulle abitudini delle persone, a partire dal loro rapporto con la salute. Commissionato da  GSK Consumer Healthcare (CH), lo studio ha permesso di rilevare che, dopo la durissima prova impostaci dalla pandemia,  in generale oggi prestiamo maggiore attenzione alla nostra salute, ai sintomi, ad adottare comportamenti responsabili per ridurre al minimo le possibilità di contagio non solo verso noi stessi, ma anche nei confronti degli altri, che siano i nostri cari o la comunità in generale. In altre parole, sembriamo avere una maggiore consapevolezza e un maggior senso di responsabilità sul tema della cura di sé, e abbiamo riscoperto la centralità del ruolo e della funzione dei professionisti della salute, che la crisi sanitaria ha  fatto emergere con ancora maggiore forza.

È confortante rilevare come dallo studio –  condotto in quattro Paesi (Italia, Germania, Spagna, Gran Bretagna) coinvolgendo circa 4.000 persone tra i 16 e i 70 anni nel periodo intercorso tra il 29 maggio e il 1 giugno 2020 – esca particolarmente bene l’immagine del farmacista. Ben il 61% degli italiani si fida del consiglio del farmacista per la gestione della salute e circa la metà di loro, il 46% intende ricorrere al farmacista più sovente in futuro per ricevere consigli su come trattare i problemi di salute minori, Una percentuale ben più alta di quelle registrate nel Regno Unito (48%) e in Spagna (45%).

I due terzi degli italiani (66%), inoltre, si rivolgerebbero a un operatore sanitario come primo consiglio per problemi di salute minori quali ad esempio i dolori articolari o un raffreddore (64%), circa uno su 10 a familiari e amici e soltanto il 5% ricorrerebbe a internet. Andrebbe in prima battuta da un medico di medicina generale in caso di problemi di salute – nella fascia di età 55 ai 70 anni – quali: movimento/dolori articolari (il 58%), mal di testa (il 29%), rash cutaneo (il 62%), raffreddore e influenza (il 47%).

Ulteriori informazioni sull0 studio IPsos- GSK CH sono disponibili nell’infografica e nell’ampio comunicato stampa resi disponibili ai link pubblicati qui di seguito:

 

Infografica Studio Covid Ipsos-GSK CH

Comunicato stampa Studio Covid Ipsos-GSK CH