Gizzi: “Tamponi, persa occasione per integrare farmacia nel Ssn”

Roma, 6 novembre – Una cartina di tornasole delle criticità cumulatesi nel tempo intorno alla figura professionale del farmacista e allo stesso potenziale logistico della farmacia di comunità, che spesso impediscono di cogliere il valore di entrambi per il sistema salute del Paese. Questo, alla fine, si sono rivelate le mille discussioni di queste ultime settimane sull’effettuazione dei tamponi in farmacia, che si sono soffermate su tanti aspetti (costi, competenze professionali, sicurezza di operatori e utenti) ma tutte hanno girato al largo dal vero significato che fare (o non fare) i tamponi in farmacia possiede, e cioè il rilievo organico e strategico del binomio farmacista-farmacia all’interno del servizio sanitario pubblico.

A sottolinearlo è il presidente di Assofarm Venanzio Gizzi (nella foto), nell’editoriale a sua firma pubblicato sull’ultimo numero del notiziario associativo. “La necessità, forte e immediata, di estendere sul territorio la rete dei tamponi fa scoprire come d’incanto al mondo intero che le farmacie sono un ‘luogo sanitario’” perfettamente e naturalmente integrato nelle dinamiche quotidiane dei cittadini” scrive infatti il presidente delle farmacie pubbliche. “In questo luogo, però, i tamponi non potranno essere eseguiti da chi sostanzia anche l’anima sanitaria della farmacia. Il farmacista non può fare tamponi perché non sa farli, perché tali pratiche non sono comprese nei suoi percorsi formativi. Le ragioni di questa strana situazione non sono tutte riconducibili alla straordinarietà della situazione. Molto dipende anche dal fatto che non si è mai voluto integrare il farmacista, con tutto il suo potenziale professionale, nei sistemi sanitari locali”.

È solo il punto di partenza della riflessione di Gizzi: “Da mesi che ci sentiamo dire che la battaglia autunnale al Covid-19 si sarebbe combattuta sul terreno della tracciatura dei contagi. Eppure nessuno ha mai pensato di arruolare i farmacisti attraverso una formazione adeguata” scrive infatti il presidente Assofarm, quasi a sottolinere l’evidenza della contraddizione. “E così, esattamente come non più di un mese fa è accaduto con i vaccini antinfluenzali, siamo arrivati in affanno a un appuntamento prevedibile e inevitabile. L’emergenza, insomma, non riesce a farci superare quel misto di incapacità programmatica e paludismo corporativo di cui soffre da tempo la sanità del nostro Paese”.

“Non possiamo essere certi che se i farmacisti avessero potuto somministrare il vaccino antiflu oggi i pronto soccorso sarebbero meno affollati” continua Gizzi. “Come non possiamo assicurare a nessuno che se le farmacie avessero potuto fare tamponi, oggi i numeri del contagio sarebbero più bassi. Non abbiamo però dubbi sul fatto che se avessimo concretizzato queste iniziative, le farmacie territoriali sarebbero state pronte ad affrontare la sfida più importante del prossimo futuro”.

E qui il presidente della sigla delle farmacie comunali piazza la domanda delle cento pistole: “Quando il vaccino anti-Covid sarà finalmente disponibile, come potremo dispensarne milioni di dosi in pochissimo tempo senza la disponibilità di ventimila farmacie territoriali? E se i farmacisti in esse operanti non potranno somministrare il vaccino, dove troveremo altri professionisti sanitari abilitati? Tergiversare nelle risposte a queste domande significa esporci a evitabili ritardi nella copertura vaccinale e a insostenibili rischi di tenuta della pace sociale”.

Questo, dunque, il passaggio strategico che il sistema salute del Paese ha mancato: quello di sfruttare le occasioni del vaccino antinfluenzale e dei tamponi “per integrare la farmacia territoriale nei processi preventivi e di controllo dell’epidemia, al fine di essere poi pronti ad una vaccinazione di massa il cui livello di emergenza e dimensioni sono inedite alla nostra società”.

Gizzi, però, non fa sconti alle stesse farmacie,  che in parte qua rappresenta e che a suo giudizio“non possono limitarsi a denunciare tutto ciò”, né possono limitarsi ad aspettare  “un improvviso scatto di attivismo da parte delle istituzioni sanitarie”.

“Se questo arriverà, noi lo accoglieremo con entusiasmo, ma nel frattempo dobbiamo arrivare pronti ad un possibile coinvolgimento last-minute scrive Gizzi. “Dobbiamo sfruttare questi mesi di attesa del vaccino per formarci alla sua dispensazione. Se vogliamo cambiare gli assetti tra Ssn e farmacie, dobbiamo fare noi il primo passo, dobbiamo essere già pronti a fare quello che con ogni probabilità ci chiederanno. Politica e istituzioni non ci daranno mai credito. L’onnipresente formula dei ‘saldi invariati di spesa’ lo testimonia” conclude il presidente Assofarm. “Non ci rimane quindi di essere noi a credito della sanità italiana. Le sfide terribili e straordinarie dei prossimi mesi potrebbero essere un’occasione da non perdere”.