Gizzi: “Convenzione e riforma remunerazione, se non ora quando?”

Roma, 7 luglio – Tornare ad investire nel Ssn, credere maggiormente nella sanità territoriale, creare alternative all’ospedalizzazione del paziente: questo il mantra che – superando ogni barriera e differenza tra professioni, partiti politici, Regioni, interessi e ideologie – ha contrassegnato il dopo Covid. L’emergenza epidemica sembrerebbe aver insegnato a tutti che la pietra d’angolo di un sistema sanitario che davvero funzioni e sia sostenibile è il territorio. Un’acquisizione che assomiglia molto alla scoperta dell’acqua calda ma che, senza far tanto gli schizzinosi, va salutata con soddisfazione, al netto dell’eccesso di enfasi che. sul tema, sparge a tonnellate anche  chi fino a ieri tagliava a piene mani i servizi sanitari territoriali.

L’argomento è ripreso da Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm (nella foto) nell’editoriale a sua firma sull’ultimo numero del notiziario associativo. Dove, appunto, registra con soddisfazione la raggiunta consapevolezza, favorita dal dramma Covid,  del “primato del territorio” in materia di assistenza sanitaria (anche se – osserva Gizzi – “un conto è comprendere i problemi, un conto è riformare il sistema”), che ha prodotto anche nel mondo delle farmacie “iniziative quasi impensabili prima dell’emergenza”. Il riferimento è all’emendamento al Dl Liquidità firmato dal segretario della Commissione Affari sociali della Camera Marcello Gemmato,  che rende possibile, per tutta durata dello stato emergenziale, la dpc sui farmaci che richiedono un controllo ricorrente del paziente e alla successiva misura introdotta nel Decreto Rilancio, grazie all’approvazione di proposte correttive presentate dallo stesso Gemmato e dai deputati Andrea Mandelli e Giorgio Trizzino,  che offre la possibilità alle Regioni e alle Province autonome di distribuire tramite le farmacie i farmaci previsti dalle lettere b) e c) dell’art. 8 della legge 405/2001.

“A queste azioni eccellenti dovrà ora seguire una risposta delle Regioni” scrive Gizzi, a significare che è stato compiuto un passo fondamentale ma c’è ancora molto da camminare. “In passato, non sempre e non tutte hanno dimostrato grande attenzione per un confronto approfondito e non pregiudiziale tra i diversi meccanismi distributivi e, di conseguenza, per il potenziale sanitario della farmacia territoriale. Potenziale qualitativo che è stato ampiamente dimostrato durante tutta l’emergenza: la quasi totalità delle farmacie sempre aperte, la grande capacità dispensativa di farmaci e la notevole capacità ‘rassicurativa’”, da vero e proprio presidio massimamente vicino alla vita dei cittadini”.

Nel suo articolo, però, Gizzi sposta il discorso anche su una criticità “quantitativa” del servizio farmaceutico nazionale, sulla quale nessuono o quasi accende mai la luce di un riflettore: nel Paese operano ormai 20.000 farmacie, 3.000 in più rispetto a dieci anni fa, per un rapporto farmacia/abitante “tra i più virtuosi d’Europa” ricorda il presidente Assofarm.”Tutto questo mentre la spesa farmaceutica privata e pubblica calano di anno in anno”.  Come dire, insomma, che nell’aia aumentano le galline e però diminuisce il becchime.

Chiara la conclusione di Gizzi: “O invertiremo quest’ultima tendenza, oppure nei prossimi anni assisteremo ad un arretramento della presenza farmaceutica sul territorio nazionale. A pagare il prezzo più alto di tutto ciò sarebbero i residenti nella aree rurali e i cittadini con problemi di mobilità”.

Affermazione che riporta il discorso al mantra della premessa,  quello del rafforzamento della sanità di prossimità: “Non avrebbe senso dire di voler investire nella sanità territoriale e poi non far nulla per sostenere ciò che già oggi è sanità territoriale” scrive infatti Gizzi, per il quale  “la strada da seguire è una sola. Dopo almeno quindici anni di studi, confronti e sperimentazioni varie, noi ormai non abbiamo alcun dubbio in proposito. Valorizzare il potenziale sanitario della farmacia significa sfruttare la sua competenza professionale e la sua capacità logistica di dispensare tutti i farmaci di cui abbisognano i cittadini. I farmacisti possono avere le competenze tecniche per gestire in sicurezza i farmaci più complessi, e le farmacie sono il soggetto che può far valere una vicinanza tale al paziente da supportarlo lungo tutta la terapia”.

E quest’unica strada, afferma con decisione Gizzi, passa obbligatoriamente per il rinnovo della convenzione con le Regioni e la definizione di una nuova remunerazione del farmacista“che valorizzi l’azione professionale sul valore del farmaco”.

“Negli ultimi vent’anni non è mai stata raggiunta una volontà politica tanto decisa quanto diffusa che permettesse di realizzare quanto appena detto” conclude Gizzi. “Se ciò non accadrà nemmeno dopo quello che abbiamo vissuto nei ultimi mesi, sarà molto difficile sperare che accada in futuro”-