Gimbe: “Emergenza non più giustificata, ma no a cali di attenzione”

Roma, 21 luglio – “Le nostre analisi indipendenti  suggeriscono che non è opportuno prorogare lo stato di emergenza, perché non esistono più condizioni sanitarie attuali o imminenti che lo giustifichino. Peraltro, l’uscita del Paese dallo stato di emergenza permetterebbe al Parlamento di riappropriarsi del suo ruolo legislativo”.

Ad affermarlo è il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta (nella foto), intervenendo nell’acceso dibattito  politico sulla necessità o anche solo l’opportunità di prorogare lo stato di emergenza dichiarato nel nostro Paese con la delibera del  Governo del31 gennaio 2020.  La questione, come è noto, rischia di far saltare gli equilibri politici, vista la perplessità di alcuni esponenti della stessa maggioranza di governo e il secco no dei partiti di opposizione, che condiziona inevitabilmente anche i rapporti con le Regioni. Tanto che l’ipotesi iniziale di proroga al 31 dicembre è stata prima ridimensionata fissano il 31 ottobre e quindi, almeno secondo le ultime indiscrezioni, definitivamente tramontata. I

“Ancora una volta un dibattito che riguarda la tutela della salute e le libertà individuali delle persone viene ridotto alla contrapposizione tra schieramenti politici e alla necessità di mantenere equilibri di Governo, senza una valutazione sistematica di rischi e benefici del prolungamento dello stato di emergenza, oltre che la ricerca di soluzioni alternative”  commenta Cartabellotta, spiegando che proprio  per tali ragioni la Fondazione Gimbe, depurando la questione da presupposti ideologici, ha voluto analizzarne e sintetizzarne i principali aspetti giuridici, sanitari e sociali sia per aumentare la consapevolezza pubblica su un tema rilevante per salute e libertà delle persone, sia per contribuire a una scelta del Governo coerente con il livello di rischio sanitario e rispettosa di una Repubblica parlamentare.

Dopo circa un mese dalla dichiarazione dello stato di emergenza, visto il precipitare della situazione sanitaria, l’esecutivo ha reputato di esercitare i più ampi poteri decisionali mediante decreti legge, consentendo al Presidente del Consiglio di intervenire direttamente mediante decreti della presidenza del Consiglio dei ministri (Dpcm), strumento legittimato dai decreti legge  n. 6/2020 e  n. 19/2020, che escludono controlli di Presidenza della Repubblica e Consulta.

“L’opportunità della proroga – spiega la Fondazione Gimbe “deve basarsi su condizioni d’emergenza oppure su una loro “imminenza” che giustifichino la necessità di essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari”. E per Gimbe ora l’Italia non si trova in questa esigenza.

Se da un lato la proroga lascerebbe alla Protezione civile la possibilità di azioni rapide e flessibili, dall’altro la Fondazione Gimbe rileva come la maggior parte delle misure per gestire la pandemia sono già state attuate, le differenze regionali del quadro epidemiologico non giustificano uno stato di emergenza nazionale e, nel peggiore degli scenari, eventuali criticità future possono essere gestite con strumenti legislativi che coinvolgono il Parlamento.

“Inoltre, dal punto di vista sanitario, il ministro della Salute può disporre ordinanze urgenti, in materia di igiene e sanità pubblica e di polizia veterinaria, con efficacia estesa all’intero territorio nazionale o a parte di esso (art. 32, L. 833/78)” osserva ancora Gimbe. “E lo stesso potere spetta al Presidente della Regione e al sindaco, con efficacia estesa rispettivamente alla Regione (o a parte di essa) e al Comune”.

Infine, rileva ancora la Fondazione “rispetto agli approvvigionamenti, per i quali la Protezione civile ha avuto particolari poteri di intervento, il codice degli appalti già prevede l’aggiudicazione senza pubblicazione del bando di gara in casi connotati da urgenza (art. 63 D.Lgs 50/2016)”.

L’Oms ha dichiarato la pandemia lo scorso 11 marzo: oggi, nonostante a livello mondiale il numero dei casi continui a crescere, nel nostro Paese la curva epidemica si è ormai stabilizzata. Secondo Gimbe in numeri dell’epidemia in Italia saranno influenzati per lo più da focolai e casi di “rientro” da altri Paesi e in questa valutazione ottimistica bisogna tener conto di tre elementi: 1)l’Italia è stato il primo Paese, dopo la Cina, a sperimentare la pandemia; 2) i risultati sono stati ottenuti anche grazie d un lockdown rigoroso e prolungato; 3) la stagione attuale è lontana dal picco dei virus respiratori (da ottobre ad aprile).

Gimbe ricorda però che le criticità potrebbero emergere nella seconda parte dell’autunno, sia a causa della possibile risalita della curva dei contagi, potenzialmente influenzata anche dalla riapertura delle scuole, sia per l’inevitabile arrivo della prossima stagione influenzale che porrà seri problemi di convivenza con il coronavirus. Tuttavia, fatta eccezione per la circolare del ministero della Salute che raccomanda di potenziare la vaccinazione anti-influenzale, attualmente manca un piano per gestire l’enorme numero di pazienti con sintomi influenzali che sovraccaricheranno i servizi sanitari e che, in assenza di una diagnosi tempestiva, finiranno in quarantena con effetti imprevedibili sulle attività produttive. In ogni caso, in assenza dell’effetto sorpresa, la probabilità di grandi emergenze ospedaliere è limitata e il Servizio sanitario nazionale è stato adeguatamente potenziato per gestire una eventuale seconda ondata.

Per Gimbe vi sono anche da valutare altri spetti, connessi alle percezioni e alle possibili risposte psicologiche dei cittadini:  in alcune persone – in particolar modo quella psicologicamente più fragili – la proroga potrebbe alimentare paure e preoccupazioni per la ripresa dell’epidemia e per le possibili nuove restrizioni a libertà e diritti. Ma, per contro, almeno in termini di sanità pubblica, è più rischioso il progressivo calo di attenzione che sarebbe ulteriormente alimentato dalla mancata proroga dello stato di emergenza. Ecco perché, evidenzia Gimbe, “è necessario accompagnare la decisione con una forte comunicazione pubblica per non consolidare ulteriormente il messaggio che ‘ormai è tutto finito’”.