Contagi e ricoveri in aumento, per Gimbe è partita la terza ondata

Roma, 12 marzo – “Da tre settimane consecutive si registra il progressivo incremento dei nuovi casi con un’inversione di tendenza di tutte le curve, che conferma l’inizio della terza ondata”.

A certificarlo è il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe sulla pandemia Covid, che evidenzia come, dal 3 al 9 marzo 2021, per la prima volta dopo due mesi, è risalito il numero dei decessi settimanali, con quasi +13%. I dati rilevano anche un aumento dei positivi (145.659 rispetto 123.272, pari a +18,2%) e delle persone decedute (2.191 rispetto a 1.940, pari a +12,9%).

In crescita i casi attualmente positivi (478.883 rispetto a 430.996, pari a +11,1%), le persone in isolamento domiciliare (453.734 rispetto a 409.099, pari a 10,9%), i ricoveri con sintomi (22.393 rispetto a 19.570, pari a +14,4%) e le terapie intensive (2.756 rispetto a 2.327, ovvero +18,4%). Rispetto alla settimana precedente, si legge in una nota di sintesi diffusa ieri da Gimbe, “in 15 Regioni aumentano i casi attualmente positivi per 100.000 abitanti e in 15 si registra un incremento percentuale dei nuovi casi”.

“Tre dati sono inconfutabili in questa fase” sottolinea il presidente Gimbe Nino Cartabellotta (nella foto a destra).Innanzitutto, l’inversione di tendenza della curva dei contagi documenta l’avvio della terza ondata, seppur con rilevanti differenze regionali. In secondo luogo, in oltre la metà delle Regioni ospedali e soprattutto terapie intensive sono già in sovraccarico, anche importante, come dimostra la sospensione delle attività ordinarie. Infine, tutte le Regioni dove nelle scorse settimane sono state attuate zone rosse hanno arginato la crescita dei contagi, dimostrando l’efficacia delle misure restrittive nel piegare la curva dei contagi. Qualsiasi interpretazione opportunistica di questi dati finalizzata ad ammorbidire le misure di contenimento, in nome di un illusorio rilancio economico del Paese”   conclude il presidente Gimbe “rappresenta una severa minaccia alla salute e alla vita delle persone”. 

Secondo i dati del monitoraggio indipendente svolto dalla Fondazione, fino a ieri mattina avevano completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 1.747.516 milioni di persone, pari al 2,9% della popolazione, ma con marcate differenze regionali: si va infatti dal 4,46% della Valle D’Aosta al 2,27% dell’Abruzzo. Dal report settimanale emerge anche che “delle dosi previste per il primo trimestre 2021 ne risultano consegnate alle Regioni 7.207.990″ e pertanto “mancano all’appello meno della metà di quelle previste” inizialmente, ovvero circa 15,7 milioni.

Visualizza immagine di origineNello specifico, rispetto alla protezione dei più fragili, sottolinea Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi sanitari di Gimbe (nella foto a sinistra) , “degli oltre 4,4 milioni di over 80, 1.098.047 (24,8%) hanno ricevuto unicamente la prima dose di vaccino e solo 231.058 (5,2%) hanno completato il ciclo vaccinale con rilevanti differenze regionali, anche se nelle ultime due settimane si registra un netto cambio di marcia”.

Se da un lato il numero di somministrazioni sta progressivamente aumentando, con l’80,2% delle dosi consegnate somministrate alla popolazione, Gimbe segnala infine come persistano notevoli differenze tra i diversi tipi di vaccino: “Se per Pfizer, infatti, sono state iniettate oltre il 90% delle dosi disponibili, questa percentuale scende per i vaccini AstraZeneca (52,2%) e Moderna (44,2%)”.