Generici, divergenze medici-farmacisti. E il mercato non decolla

Roma, 1 ottobre – Farmaci equivalenti, ma in Italia a che punto siamo? Per rispondere a questa domanda, Motore Sanità, in collaborazione con Mondosanità, ha organizzato qualche giorno fa il webinar Farmaci equivalenti, opportunità clinica ed economica: come proporli in maniera corretta, realizzato con il contributo incondizionato di Teva.

L’impiego di questi farmaci incontra nel nostro Paese ancora molte resistenze, prevalentemente dovute al persistere di una percezione del tutto erronea di una loro minore “dignità” rispetto ai farmaci branded. Nonostante tutti gli sforzi per far finalmente “passare” il messaggio che si tratta di medicine con lo stesso principio attivo, concentrazione, forma farmaceutica, via di somministrazione e indicazioni di un farmaco di marca non più coperto da brevetto (originator) e quindi del tutto equivalenti dal punto di vista terapeutico al prodotto di marca, l’uso del farmaco equivalente in Italia è ancora basso rispetto ai medicinali di marca. Il che impedisce a questi farmaci (molto più economici dei branded, con prezzi inferiori da un minimo del 20% a oltre il 50%) di dispiegare il loro potenziale di risparmio, fondamentale per mantenere sostenibile la spesa farmaceutica del Ssn e consentire così da un lato di liberare risorse indispensabili a garantire una sempre maggiore disponibilità di farmaci innovativi, dall’altro di far risparmiare ai cittadini i soldi che tirano fuori di tasca propria per coprire il differenziale di prezzo che debbono colmare di propria tasca quando, in regime di Ssn, scelgono il farmaco griffato rispetto all’equivalente.

Di fatto, il mercato degli equivalenti italiano è ben lontano da quello di altri Paesi:  se in Europa  (dati Assogenerici) i farmaci generici rappresentano il 67% a volumi e il 29% a valori, in Italia l’asticella è ferma al 23%, contro il 65,5% dell’Olanda, il 64,9% della Germania, il 58,3% del Regno Unito e il 45,6% della Francia. E, non bastasse, il mercato del nostro Paese è anche segnato da marcate differenze territoriali: i consumi per area geografica, nei primi nove mesi 2019, mostrano come il consumo degli equivalenti di classe A sia risultato maggiore al Nord (37,3% del mercato in unità e 29,1% in valori), rispetto al Centro (27,9%; 22,5%) e al Sud del Paese (22,4%; 18,1%).

Nel corso del webinar, i vari stakeholder hanno espresso la loro posizione al riguardo, a partire dai farmacisti. “Le farmacie hanno da subito collaborato con le istituzioni per promuovere i farmaci equivalenti: ogni giorno in farmacia diamo informazioni sulla loro sicurezza ed efficacia ai pazienti, spiegando loro che gli equivalenti sono sicuri e affidabili” ha affermato il presidente di Federfarma Marco Cossolo. “L’impegno delle oltre 19 mila farmacie italiane nella diffusione di una cultura del farmaco equivalente rientra nella loro vocazione di presidi territoriali di prossimità, facilmente accessibili anche nelle aree più interne del Paese, in cui il cittadino può entrare con fiducia per ricevere un consiglio professionale e assistenza utile per seguire correttamente le terapie prescritte dal medico”.

“La prescrizione del farmaco equivalente viene premiata tutte le volte che le aziende farmaceutiche si presentano al medico offrendo attività Ecm e servizi evoluti, sganciandosi dall’aspetto commerciale ed economico che al medico interessa pochissimo. Il vantaggio del farmaco equivalente è soprattutto per il paziente e per il farmacista” ha invece affermato Claudio Cricelli, presidente Simg, che ha puntato il dito contro presunti eccessi nel ricorso alla sostituzione (il cosiddetto switch)  tra generico e originator e anche tra generico e genericoda parte dei farmacisti, invitandoli“a rinunciare alla politica dello switch, perché i comportamenti dei medici sono una derivata degli atteggiamenti dei cittadini. Il vero problema tra il farmaco equivalente e il brand resta lo switch”.

Un punto sul quale è tornato con ancora maggior forza Roberto Venesia, segretario della Fimmg Piemonte e coordinatore dell’Area Farmaco del sindacato nazionale dei medici di famiglia.  “Come erogatore di assistenza di primo livello, il Mmg è direttamente implicato nella scelta appropriata e nell’utilizzo efficiente della maggior parte dei farmaci” ha detto Venesia. “Avendo la tutela complessiva della salute dei pazienti che a lui si affidano, al Mmg è anche richiesto di gestire le terapie farmacologiche prescritte da specialisti ambulatoriali e ospedalieri, garantendo la continuità delle cure in un’ottica di condivisione responsabile di obiettivi e di strumenti. L’uso appropriato dei farmaci è anche una delle condizioni essenziali per contenere la spesa farmaceutica (pubblica e privata) entro i limiti della sostenibilità economica della società e del Ssn”.

Riconoscendo che le molecole con brevetto scaduto sono farmaci di provata efficacia e sicurezza, spesso leader di mercato nella classe di appartenenza, il rappresentante delle Fimmg ha auspicato  che, “dato il consistente utilizzo di queste molecole negli anni della protezione brevettale, il loro impiego continui e si incrementi nel tempo, perché la vita di un farmaco deve proseguire fintanto che non sia superato in termini di efficacia e sicurezza. La scadenza dei brevetti dei farmaci rappresenta certamente un’opportunità per il Servizio sanitario nazionale perché sia i farmaci originali a brevetto scaduto che i generici offrono cure efficaci a bassi costi”. E qui Venesia ha  piazzato la stoccata finale contro quel che avverrebbe in farmacia. “L’indiscriminata sostituzione del farmaco prescritto da parte dei farmacisti resta ancora un problema aperto” ha infatti concluso il sindacalista della Fimmg. “Se ben governata la genericità di un farmaco determina benefici per il sistema sanitario liberando risorse per i costosi farmaci realmente innovativi”.

Ma i rappresentanti delle farmacie la vedono in ben altro modo: “La normativa c’è ed è abbastanza chiara: se il medico prescrive ha la facoltà di indicare la non sostituibilità del farmaco, il farmacista è obbligato per legge a proporre la sostituzione ma al cittadino spetta l’ultima parola” ha spiegato Gianni Petrosillo, presidente di Sunifar. “Quello che manca è un processo culturale, cioè manca l’informazione. Ben vengano iniziative come ‘Io equivalgo’ (la campagna promossa nel 2016 da Cittadinanzattiva e ancora in corso, NdR), meglio se di stimolo anche alle istituzioni”.

In materia di equivalenti e della promozione del loro impiego, dunque, le due professioni più direttamente coinvolte confermano in buona sostanza di essere tutt’altro che allineate. E certamente questo non aiuto lo sviluppo del mercato di questi farmaci.