Dopo i vaccini, altro no Fnomceo ai test sierologici in farmacia

Roma, 10 settembre – “Non condividiamo l’idea che i test sierologici per Covid-19 possano essere autosomministrati. Nell’attuale contesto epidemiologico, l’indicazione dovrebbe rimanere nella disponibilità del medico”.
Dopo quello al progetto per consentire al farmacista, previa preparazione, la possibilità di comministrare il vaccino antiflu in farmacia, dalla Fnomceo arriva un secco altolà anche ai test sierologici rapidi per la rilevazione della presenza del coronavirus da utilizzare in autosomministrazione in farmacia.   Un’ipotesi che, come riferito qualche giorno fa dal nostro giornale, era stata invece considerata molto positivamente dalla Sima, la società dei medici ambientali.

A far scattare il semaforo rosso è stato ancora una volta il presidente della Federazione dei medici Filippo Anelli (nella foto). “La prescrizione di questi test deve essere correlata con il quadro clinico, e questo compete al medico” spiega. “Inoltre, l’esito del test è, per il medico, utile indicatore sia per una diagnosi differenziale, sia per una successiva prescrizione del tampone, sia per mettere in campo tutte le necessarie procedure per il tracciamento dei casi e dei contatti. Siamo quindi fortemente perplessi su un’autoanalisi, che rischierebbe di falsare il quadro epidemiologico della Covid-19”.

“I test sierologici, se fatti su larga scala e con modalità di screening, possono infatti essere un utile indicatore epidemiologico per stabilire, ad esempio, il tasso di letalità”  conclude  Anelli. “La gestione da parte del medico permette inoltre l’individuazione e il controllo dei focolai. L’autoanalisi, con successiva auto-diagnosi, al contrario, potrebbe inoltre dare al paziente un senso di falsa sicurezza, inducendolo a trascurare i successivi approfondimenti o le precauzioni per evitare di diffondere il contagio”.

Una posizione, come si vede, decisamente diversa da quella espressa la settimana scorsa da Sima, con la sollecitazione al governo di puntare sull’utilizzo dei test sierologici rapidi, eseguibili da chiunque su una goccia di sangue estratta col pungidito, per riuscire a tracciare al meglio la popolazione a rischio e contenere di conseguenza la diffusione del Covid.  Una pratica che, secondo il presidente della società Alessandro Miani, in questa fase di recrudescenza epidemica post-lockdown, consentirebbe di testare il maggior numero possibile di persone, almeno in sottogruppi di popolazione particolarmente numerosi – come i lavoratori di ogni tipologia di settore e in particolare per il comparto scuola – talmente numerosi da non poter essere tutti periodicamente sottoposti ai tamponi diagnostici (come è invece possibile e doveroso fare per i dipendenti del servizio sanitario e delle Rsa private).

“Non c’è alcun motivo per non consentire ai cittadini italiani di poter ritirare in farmacia i test sierologici rapidi in caso di fornitura da parte della Asl come previsto ad esempio per tutti i docenti, oppure di acquistare liberamente test diagnostici rapidi pronti per l’utilizzo a domicilio in autodiagnosi, come avviene normalmente per la rilevazione della glicemia col pungidito da parte degli oltre 400 milioni di diabetici presenti nel mondo” aveva detto nell’occasione Miani. Che – probabilmente – non immaginava di essere scofessato a breve giro di posta dal presidente della sua federazione professionale.