Federfarma-Sunifar, presentato programma per il triennio 2020-23

Roma, 22 giugno – Ci sono piatti, ed è inevitabile, che erano già in carta tre anni fa, nel menù che Federfarma ha approntato per il triennio 2020-2023 e che ha presentato venerdì scorso ai giornali di settore in una conferenza stampa online. E tra tutti spiccano il rinnovo della convenzione e la riforma della remunerazione, obiettivi che già tre anni fa erano stati messi al centro dell’impegno del sindacato dal suo gruppo dirigente, allora al debutto e ora largamente confermato dalle elezioni dell’11 giugno.

Piatti succulenti, presentati nel 2017 con molta enfasi e forti aspettative, che però alla luce dei fatti si sono  rivelate entrambe eccessive rispetto ai risultati:  entrambi i dossier sono infatti rimasti al palo, nonostante i tentativi condotti dal sindacato. Sulle proposta Federfarma per una nuova remunerazione (peraltro presentata a Governo e Aifa a mandato ormai vicino alla scadenza, nell’ottobre scorso) il confronto in realtà non è praticamente mai partito, ove si escludano alcuni incontri non formali con gli emissari del ministro della Salute (e segnatamente con Giovanni Bissoni, capo della segreteria tecnica del ministero della Salute, incarico poi lasciato lo scorso maggio, pur continuando ad assicurare la sua consulenza a Speranza), dai quali era emersa la posizione tutt’altro che promettente della parte pubblica, disponibile a ridiscutere la remunerazione delle farmacie solo all’interno di un perimetro di costi invariati.

Nè del resto è andata molto meglio sul fronte del rinnovo della convenzione,  nonostante l’intensa interlocuzione con Sisac: anche qui lo scoglio è la rigidità della parte pubblica, ancorata al principio dell’invarianza dei costi.

I due obiettivi restano dunque ai primi posti dell’agenda del sindacato (senza però le sottolineature enfatiche di tre anni fa, quando si annunciavano pubblicamente anche le date entro le quali sarebbero stati “portati a casa”), anche se a spiccare su tutti è questa volta la necessità di “far passare la dispensazione del farmaco dalla diretta alla dpc, secondo quanto previsto dall’emendamento Gemmato, con azioni concertate con tutta la nostra filiera, oltre che con la Fimmg e con le Associazioni dei cittadini e dei malati, in un percorso evolutivo da formalizzare poi nella nuova convenzione“, valorizzando le positive esperienze condotte al riguardo durante l’emergenza Covid, con la dispensazione, attraverso le farmacie di comunità, di molti  farmaci  precedentemente distribuiti tramite le strutture pubbliche e la dematerializzazione della ricetta.

“Il rientro in farmacia di tutti i farmaci è un obiettivo prioritario di Federfarma” ha detto il presidente Marco Cossolo (nella foto) “perché la farmacia non può vivere, né professionalmente, né economicamente, senza farmaci. Federfarma continuerà a battersi affinché questa modalità di distribuzione si consolidi e diventi una prassi in tutte le Regioni, forte anche della soddisfazione manifestata dai cittadini e dalla parte pubblica in questi mesi. Federfarma solleciterà inoltre su tutto il territorio nazionale l’attuazione del fascicolo elettronico e del dossier farmaceutico” ha concluso sul punto il presidente del sindacato “affinché la farmacia possa collaborare con il medico di medicina generale alla gestione del paziente cronico a al monitoraggio dell’aderenza alla terapia”.

L’elenco delle cose da fare (per il quale rimandiamo al comunicato stampa ufficiale diffuso da Federfarma subito dopo la videoconferenza stampa) è in ogni caso lungo e articolato e tocca inevitabilmente altri temi forti, come il capitale in farmacia: a giudizio del sindacato, è il momento di chiedere una revisione delle norme della legge 124/17, puntando a ottenere che il controllo diretto o indiretto sugli esercizi non superi il 5% delle farmacie esistenti nel territorio comunale con unica Asl (oppure nel territorio dell’Asl se il Comune ha più Asl) e comunque non più del 5% sull’intero territorio nazionale.

Nessun cenno, invece,  al  “paletto” del 51%, la cui introduzione è stata oggetto anche di qualche  sfortunato tentativo legislativo fin dal 2018, finalizzato a riservare la maggioranza delle  quote di proprietà delle farmacie acquistate da società di capitale ai farmacisti, per assicurare agli esercizi  la necessaria indipendenza professionale,  che – osservava all’epoca Federfarma – “sarebbe altrimenti a rischio” e per evitare  “lo sviluppo di un servizio farmaceutico a due velocità, più efficiente nelle zone redditualmente più ricche”.

Altri temi di spicco in agenda, la soluzione della questione parafarmacie, che Federfarma vorrebbe risolvere bloccando il rilascio di nuovi codici univoci, introducendo la possibilità di distribuire confezioni starter di Otc senza farmacista nei supermercati (la cui presenza nei nuovi esercizi, è il caso di ricordarlo, originariamente non prevista, fu resa obbligatoria dalla legge n. 248/2006 su espressa richiesta delle stesse sigle dei farmacisti) e quindi individuando i farmacisti titolari di parafarmacia non in conflitto di interesse (titolari o soci di farmacia), ai quali riservare le sedi di nuova istituzione e non assegnate dal concorso Monti (un concorso straordinario, come si ricorderà, bandito nel 2012 e ancora in corso in molte Regioni, caratterizzato dalla mancata assegnazione di molte sedi, alle quali i legittimi vincitori hanno rinunciato perché del tutto prive della possibilità di sostenersi economicamente).

Non manca, nella lista degli impegni, quello del rinnovo del Ccnl dei dipendenti della farmacie, scaduto da sette anni. Federfarma lo subordina però alla soluzione – piuttosto complicata, come già si è detto – dei nodi della convenzione e della riforma della remunerazione. Comprensibile, dunque, l’immediato allerta dei sindacati dei lavoratori, in particolare Filcams Cgil, che non a caso negli ultimi giorni ha intensificato  la sua attività sul fronte farmacie, chiedendo pubblicamente a Federfarma (ma anche ad Assofarm: è infatti scaduto da cinque anni anche il contratto delle farmacie pubbliche) la ripresa immediata della negoziazione per il rinnovo del Ccnl.

Tra le altre voci in agenda quelle della comunicazione, un tema sul quale anche limitarsi a raccontare semplicemente i fatti in modo asciutto e oggettivo (ad esempio la fine, avvolta in una cortina di imbarazzato silenzio, di quella che avrebbe dovuto essere – negli annunci di tre anni fa – una delle “più grandi iniziative editoriali del Paese”, facendo della farmacia italiana una realtà capace di creare opinione, ovvero la rivista mensile distribuita nelle farmacie territoriali) sembra urtare parecchio la sensibilità e la suscettibilità dei vertici del sindacato, così come ogni riferimento ai passi falsi compiuti su questo terreno anche in occasione dell’emergenza Covid, in particolare nella vicenda mascherine, che ha suscitato valanghe di proteste dei farmacisti sulle piattaforme social.

Senza perdere tempo in bilanci (che probabilmente non arriveranno mai) e in spiegazioni sul gap tra gli annunci di tre anni fa e i risultati poi ottenuti in materia di comunicazione, il sindacato questa volta ha preferito lasciare a riposo le fanfare e volare più basso, limitandosi all’impegno di “dare nuovo spazio alle attività di comunicazione valorizzando il proprio operato, e quello delle farmacie. Si tratta, quindi, di agire in partnership con gli stakeholder e i decisori e di aiutare la professione a realizzare un modello di farmacia incentrato sulla relazione con il cittadino”.

Un cenno viene riservato anche alle società partecipate e controllate, con riferimenti alla rotta sicura di Credifarma (che ha recentemente acquisito Farbanca), anche se nella società di credito Federfarma non è ormai più in condizione di incidere su scelte e gestione, all’operato di  Promofarma, che – come ricorda il sindacato – “continua a sviluppare nuovi e utili servizi digitali, per favorire l’interazione tra farmacia, Mmg e paziente”  e a quello di Promofarma Sviluppo, capace di aggiudicarsi una gara pubblica in Toscana a dimostrazione di  “come sia possibile calmierare il settore Dpc”. L’ultima citazione è riservata a Sistema Farmacia Italia, che “continuerà con esperienze significative e proficue”, lasciando dunque intendere che qualche esperienza “proficua e significativa” (in verità sfuggita ai più) la società l’abbia messa in carniere.

Per quanto riguarda il Sunifar, il sindacato guidato dal neopresidente Gianni Petrosillo annuncia che “prenderà parte a diversi tavoli negoziali per proseguire nel cammino già avviato: nuova remunerazione, rinnovo della Convenzione (in cui si dovrà chiedere il servizio di guardia farmaceutica), distribuzione in DPC dei farmaci della diretta, detassazione dell’indennità di residenza, continuazione del dialogo con l’Enpaf e rafforzamento  della solidarietà interna a favore dei titolari rurali, sperimentazione della farmacia dei servizi”.

Dialogo con la distribuzione del farmaco, per condividere regole che non penalizzino il servizio riservato alle farmacie rurali  e veterinaria (“perché il ruolo della farmacia deve essere centrale nella dispensazione dei farmaci veterinari”) sono altri due temi che saranno al centro dell’azione Sunifar, insieme al confronto all’interno della categoria e con le istituzioni e le associazioni, specie dei piccoli Comuni e delle aree montane, per risolvere i problemi e le necessità di assistenza primaria e farmaceutica della popolazione.

Le nuove opportunità di valorizzazione del ruolo delle farmacie rurali non mancano, spiega Sunifar, elencandole:  presa in carico del paziente, accesso personalizzato ai farmaci, collaborazione con i medici per l’erogazione dei servizi, ruolo cruciale del farmacista nell’aderenza terapeutica.

Le cose da fare, come si vede, è tanto e gli auguri sono dunque d’obbligo e sinceri: buon lavoro ai nuovi vertici Federfarma, nell’interesse di quella ricchezza del Paese che è la rete territoriale delle farmacie.

 

♦ Comunicato stampa – I programmi di Federfarma e Sunifar per il triennio 2020-23