Federfarma, oggi in Consiglio nazionale la questione equity fund

Roma, 25 marzo – Il Consiglio nazionale convocato per oggi da Federfarma si occuperà della questione dell’eventuale ingresso di Federfarma in un fondo di investimento alternativo finalizzato all’acquisto di farmacie al quale, secondo quanto emerso in queste settimane, sarebbero interessati a partecipare anche investitori istituzionali come Cassa depositi e prestiti

L’argomento ha fatto molto discutere, anche se molto meno di quanto sarebbe stato lecito attendersi, alla luce della sua dirompenza, probabilmente perché sovrastato dalla forza d’urto delle notizie relative al “farmacista vacinatore”, che hanno letteralmente monopolizzato il panorama informativo di settore in quest’ultimo mese.  Tuttavia, la questione ha finito ugualmente per rimbalzare sui giornali di categoria e sulle piattaforme social, facendo subito registrare una netta prevalenza dei pareri contrari alla prospettiva della partecipazione del sindacato delle farmacie a un’iniziativa che si presenta di fatto come un’operazione di capitale, quel capitale dalla cui invadenza il sindacato dovrebbe tutelare le farmacie indipendenti.

Il no a partnership in operazioni di questo tipo è subito emerso anche all’interno dello stesso sindacato, dove alcune articolazioni territoriali hanno pubblicamente espresso la loro opposizione al progetto. A esprimere subito il loro no senza se e senza ma a partnership finanziarie nelle quali  la federazione delle farmacie si troverebbe seduta accanto a capitali e fondi d’investimento erano state inizialmente Federfarma Lombardia e Federfarma Firenze, seguite poi nei giorni scorsi da Federfarma Liguria e dall’Urtofar, il sindacato regionale dei titolari toscani. Le motivazioni del no sono tutte riconducibili al minimo comun denominatore ben sintetizzato da, ultimo,  Elisabetta Borachia, presidente di Federfarma Liguria (nella foto): “Davvero non si capisce come un sindacato che ha la sua principale se non esclusiva ragion d’essere nella tutela delle farmacie indipendenti e ogni giorno deve assolvere il suo dovere di interloquire con le istituzioni e la politica alla ricerca di soluzioni che garantiscano la loro sostenibilità, possa anche solo pensare di partecipare a una società di capitali che nasce per rastrellare farmacie sul mercato” ha dichiarato ieri al nostro giornale la dirigente ligure. “La cosa suona a dir poco bizzarra e inopportuna, il pensiero di Federfarma Liguria al riguardo è unanime e si rifletterà nel no che nel Consiglio nazionale di domani i nostri delegati voteranno alla proposta”.

L’unica voce che fin qui ha pubblicamente spezzato una lancia in favore dell’ingresso del sindacato nazionale nel fondo di private equity è quella di Federfarma Umbria, che alla luce delle trasformazioni intervenute nello scenario farmaceutico, considerando la necessità di operare scelte capaci di determinare in prospettiva un rafforzamento e consolidamento della farmacia italiana, “sia in termini di immagine che sotto il profilo economico”. ritiene che la proposta debba essere valutata senza atteggiamenti e/o posizioni pregiudiziali.

Oggi, in ogni caso, a esprimersi sulla questione sarà il Consiglio nazionale, massimo e più largo organo rappresentativo del sindacato. E quel che deciderà – in un senso o nell’altro – sarà decisivo per stabilire il perimetro delle politiche di rappresentanza che Federfarma dovrà seguire nel prossimo futuro.