Farmindustria: “Spesa farmaci, rivedere i tetti è sempre più necessario”

Roma, 25 novembre – Il trasferimento di risorse (qualcosa come 8-900 milioni di euro) dalla spesa farmaceutica convenzionata a quella per acquisti diretti (ospedaliera, diretta e dpc), misura contenuta nel ddl di legge di bilancio 2021 attualmente all’esame della Camera, è esattamente quanto chiedeva l’industria del farmaco “per mettere a disposizione in modo più appropriato i fondi”,  tenendo conto di come “nella farmaceutica sia in atto un forte spostamento della spesa dal territorio all’ospedale”.

Ormai da tempo, non ha mai perso occasione di chiedere un intervento in questa direzione il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi (nella foto), da ultimo nel suo intervento di venerdì scorso al webinar L’Unione europea alla sfida del Covid-19,  organizzato dall’Ufficio in Italia del Parlamento europeo, in collaborazione con la Commissione europea, e il Corriere della Sera, gli eurodeputati e i rappresentanti di Governo, Regioni e sanità.

Scaccabarozzi ha appunto ribadito nell’occasione la necessità di una revisione dei tetti alla spesa farmaceutica. “Oggi le risorse per la farmaceutica sono organizzate in due silos, ma mentre in uno (quello della spesa ospedaliera, NdR) quelle a disposizione non sono sufficienti, nell’altro (quello della spesa convenzionata in farmacia, NdR) non sono utilizzate pienamente” ha detto il presidente di Farmindustria.

Sarebbe erroneo, però, spiegare la decisione di riorganizzare le poste di spesa pubblica per i farmaci con le sole pressioni,  pur potenti, dell’industria. Che, alla luce dell’arrivo sul mercato di nuove terapie che per la gran parte saranno gestite a livello ospedaliero , hanno comprensibilmente tutto l’interesse ad aumentare la capienza del silos della spesa diretta. “Ci sono tante innovazioni che stanno arrivando e arriveranno simultaneamente, pensiamo alle terapie biologiche e personalizzate che sono il 40% delle terapie in sviluppo” ha precisato al riguardo Scaccabarozzi,Visualizza immagine di origine per ribadire la necessità dell’intervento. Che, in ogni caso, incontra anche i desiderata delle Regioni, che già in passato hanno spinto in direzione della revisione dei tetti, che già lo scorso anno era peraltro arrivata a un passo dall’essere approvata, sempre in occasione della sessione di bilancio.  Non va però dimenticato che tra i sostenitori della misura c’è lo stesso titolare della Salute, Roberto Speranza (nella foto a destra), che in passato l’ha più volte auspicata.

E qui le nostre modeste capacità di comprensione sono messe a dura prova: si tratta dello stesso Speranza che, non più tardi di sabato scorso, con un intervento a FarmacistaPiù subito ampiamente enfatizzato e diffuso dalle centrali  di rappresentanza di categoria, ha insistito sul concetto di sanità di prossimità, dove farmacie e farmacisti devono essere protagonisti?

Perché se è la stessa persona, c’è qualcosa che non torna: che ci azzecca mai una misura che sottrae (i conti sono fatti a spanne, ma rendono l’idea)  circa 50mila euro all’anno di fatturato a ogni farmacia e quindi all’assistenza farmaceutica di prossimità, con la dichiarata volontà di volerla promuovere, quella prossimità, e di volere le farmacie protagoniste?

L’unica possibile spiegazione è che l’inquilino pro-tempore del ministero della Salute pensi a una farmacia geneticamente modificata, dedita ad altri servizi e (incidentalmente) anche alla dispensazione di qualche farmaco non esattamente di primissima fila, ché tanto quelli importanti e quelli innovativi in arrivo, come ha chiaramente spiegato Scaccabarozzi, si sa benissimo  come e per quali vie saranno gestiti.Ben venga, ovviamente,un’evoluzione di presidi di salute come le farmacie attraverso un’implementazione dei servizi alla comunità. A patto, però, di sviluppare – e al meglio, mettendo sul tavolo le risorse che servono, non levandole  – il ruolo della farmacia nella gestione del farmaco sul territorio, nel contatto diretto, continuo e fiduciario con i cittadini, per i quali le terapie farmacologiche (assunte correttamente) saranno ogni giorno di più un irrinunciabile bene esistenziale. Senza questa imprescindibile condizione, la farmacia smetterà semplicemente di essere tale e, forse, converrebbe cominciare a pensare fin d’ora a trovare un nuovo nome per ciò che diventerà.