Farmacista vaccinatore, Utifar: “Polemiche inutili, è un’occasione”

Roma, 4 settembre – Argomento complicato ma anche divisivo, quello dell’ipotesi (sostenuta dalle principali sigle della professione farmaceutica, Fofi in testa) di abilitare i farmacisti a somministrare i vaccini – in particolare l’antiflu – anche al fine di far fronte alle criticità che inevitabilmente si presenteranno nell’autunno-inverno ormai imminente.  La proposta di consentire anche ai farmacisti di vaccinare, come peraltro avviene in molti altri Paesi, non si è scontrata infatti solo con le reazioni contrarie dei medici (prevedibili), comprensibilmente poco disponibili a cedere competenze professionali  che ritengono di dover esercitare in esclusiva, ma all’interno della stessa comunità dei farmacisti, come testimonia il vivace (ed è davvero un eufemismo) dibattito scatenatosi sui social negli ultimi giorni,

Nel tritacarne della polemica ha finito per essere coinvolto anche il progetto Utifar di un percorso formativo Ecm, da proporre attraverso il suo sito internet www.utifar.it , dedicato proprio al tema “Il farmacista e le vaccinazioni”. Si tratta di una proposta di formazione a distanza, rivolta ai farmacisti sia territoriali sia ospedalieri, con contenuti messi a punto da Utifar  con la collaborazione del Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco dell’Università degli Studi di Torino, incentrati sulle più recenti evidenze in campo di immunologia e farmacologia e i necessari richiami a   concetti innovativi di fisiologia, patologia e anatomia umana.

L’iniziativa, insieme a molti estimatori, ha registrato anche molte perplessità e stroncature, che hanno indotto il presidente della società scientifica Eugenio Leopardi, che è anche coordinatore del centro studi di Federfarma nazionale,  sigla che con Fofi, Fondazione Cannavò e Fenagifar patrocina e promuove il progetto in questione, ha diramato ieri un lungo comunicato per provare a spiegare meglio il senso e gli obiettivi del corso di formazione.

“Il corso offre al farmacista un importante arricchimento delle proprie competenze professionali. L’impegno di Utifar, che da qualche anno è stata riconosciuta a tutti gli effetti associazione scientifica, è quello di rendere il farmacista sempre più preparato dal punto di vista professionale” si legge nella nota diramata alle testate di settore. “Sono convinto che questa sia un’ulteriore occasione per arricchire il curriculum professionale e per accedere a nuove conoscenze e competenze che contribuiranno a rendere la nostra professione ancora più qualificata ed al passo con i tempi”.

 “È evidente che si tratta di un cambiamento epocale e, proprio per questo, non sono mancate nei social media polemiche e incomprensioni anche tra colleghi” prosegue Leopardi. “A tale riguardo, vorrei rassicurare che l’obiettivo del progetto è unicamente quello di accrescere competenze professionali che fanno già parte del nostro bagaglio formativo e di affiancare ad esse competenze pratiche che, qualora ci venissero richieste dal Governo, ci troverebbero già pronti per dare quel contributo alla collettività che la farmacia non ha mai negato. Vorrei anche ribadire”  continua il presidente Utifar “che contribuire a rendere il farmacista al passo con i tempi non significa imitare i medici o appropriarsi di mansioni che non ci appartengono. Al contrario, credo che il progetto debba essere condiviso con i medici e coordinato di comune accordo, al fine di garantire ai cittadini un servizio di vaccinazioni efficiente e capillare”. 

“Questo corso fornisce competenze fondamentali per approcciarsi nel migliore dei modi a quella ‘farmacia dei servizi’ prevista da una legge del 2009 e non ancora completamente attuata. È proprio per la sua valenza unicamente formativa che il progetto ha avuto il riconoscimento e il patrocinio di tutte le principali rappresentanze di categoria: Fofi, Federfarma, Fondazione Cannavò e Fenagifar” continua la nota Utifar che, per sgombrare il campo da equivoci e da inutili polemiche,  ribadisce quindi la valenza scientifica del suo progetto formativo e stigmatizza chi, all’interno della categoria, è attratto unicamente da argomentazioni commerciali.  “Concordo in pieno con quanti mi scrivono che non siamo nati per scimmiottare i medici, ma la nostra professionalità non può esprimersi unicamente attraverso il 2×3, nel praticare i fori ai lobi delle orecchie o nell’offrire in farmacia manicure e massaggi. Essere farmacia dei servizi,a mio avviso, significa rappresentare un avamposto sanitario dislocato sul territorio” scrive al riguardo Leopardi. “Capace anche, qualora ci venisse richiesto, di erogare la vaccinazione antinfluenzale e di aderire attivamente alle campagne di prevenzione, come già accade in moltissimi paesi europei”.

Utifar afferma di essere altresì  consapevole che ad un aggravio di responsabilità e di mansioni dovranno corrispondere adeguati protocolli utili a garantire la sicurezza, sia in termini sanitari che lavorativi, necessari per consentire al farmacista di lavorare nella massima tranquillità. Bisognerà inoltre affrontare la questione di un miglioramento retributivo anche per quanto riguarda i collaboratori, che vanno responsabilizzati e gratificati nei giusti modi. “Non si può chiedere ai farmacisti di assumersi nuove responsabilità senza un adeguato riconoscimento economico e una precisa tutela legale” osserva Leopardi, ribadendo l’interesse di Utifar rispetto a questi temi lo sforzo  continuo della società nel sollecitare le varie parti coinvolte a trovare, in tempi stretti, le più opportune soluzioni.

“Utifar, in qualità di associazione scientifica, ha anzitutto a cuore la formazione del farmacista e, anche attraverso questo percorso formativo, si sta muovendo in questa direzione auspicando che, parallelamente, si risolvano le questioni normative e retributive che sono all’ordine del giorno”  conclude il presidente della società. “Ma non confondiamo la formazione con altre questioni e, soprattutto, evitiamo polemiche strumentali rispetto a un progetto che rimane una possibilità facoltativa utile per accrescere la cultura personale e la professionalità individuale dei partecipanti. Stante l’elevato numero di iscrizioni al corso registrate nel mese di agosto, posso affermare che i colleghi hanno compreso lo spirito che muove questa ed altre iniziative di Utifar e stanno aderendo al progetto con il sano entusiasmo di chi punta alla formazione e all’accrescimento professionale”.

Ma intanto c’è chi, tra osservazioni di merito e contenuto professionali, non dimentica di essere anche uomo di azienda e quindi di numeri e si è soffermato sulla quota di iscrizione al progetto formativo di Utifar, pari a  50 euro e definita simbolica dalla stessa società scientifica, invitando a fare un conto molto semplice:  moltiplicare 5o per il numero dei possibili iscritti a un corso rivolto a tutti i farmacisti e già premiato (come informa lo stesso Leopardi) da un elevato numero di iscrizioni in un mese a ridotta attività qual è agosto.

Se, in ipotesi, gli iscritti fossero anche solo 1000, il progetto incasserebbe 50mila euro. Che diventerebbero però 500 mila, mezzo milione di euro, se a iscriversi fossero diecimila farmacisti, e via a salire per numeri crescenti di aspiranti “farmacisti vaccinatori”: ipotesi non peregrina, visto che l’iniziativa si avvale della spinta propulsiva  che arriva dal convinto supporto delle importanti sigle prima ricordate.  Il “sano entusiasmo di chi punta alla formazione e all’accrescimento professionale” evidenziato dallUtifar, insomma, potrebbe anche trasformarsi in un brillante risultato economico per la società scientifica e c’è chi ritiene opportuno ricordare anche questo aspetto.