FarmacieUnite: “Più che i test Covid, le farmacie vorrebbero i farmaci”

Roma, 28 ottobre – Da una parte entusiasmo, dall’altra scetticismo: questi i sentimenti suscitati all’interno del mondo della farmacia dalle recenti dichiarazioni del ministro della Salute Roberto Speranza e le iniziative assunte da alcune Regioni (prima tra tutte l’Emilia Romagna) in ordine alla effettuazione di test anti-Covid rapidi nelle farmacie del territorio. A rilevarlo è FarmacieUnite, il sindacato presieduto da Franco Gariboldi Muschietti (nella foto), che ieri ha voluto esprimersi sull’argomento per chiarire il suo punto di vista al riguardo, ispirato in primo luogo al principio di prudenza: “Le intenzioni potrebbero esser buone ma ci sono molti temi da approfondire per passare dal dire al fare” scrive FarmacieUnite. “Occorre avviare un confronto tra le parti e individuare protocolli univoci che non lascino spazio all’improvvisazione, vista la pericolosità del virus”.

La posizione di Farmacieunite tende sempre a essere proattiva e orientata al confronto” chiarisce in ogni caso il presidente Muschietti. “È però prioritario tutelare le farmacie che vorranno erogare il servizio, attraverso procedure e protocolli sicuri, condizione indispensabile anche solo per ipotizzare un servizio di test Covid.  La sicurezza al primo posto!

Le farmacie sono sempre in prima linea, si legge ancora nella nota, “soprattutto in questa fase delicata di emergenza, chiedono però di essere trattate con la stessa dignità riservata agli altri operatori sanitari, con tutele assicurative e legali specifiche, dispositivi di protezione mirati ed efficaci, oltre ad un giusto compenso commisurato al rischio”.

Altro potrebbe essere il ragionamento se ci si riferisse invece alla vendita in farmacia dei test rapidi autorizzati: “Le cautele non sono mai troppe per proteggere gli operatori e, conseguentemente, gli utenti che devono potersi recare nella propria farmacia senza alcun timore, consapevoli di essere garantiti e preservati da qualsivoglia pericolo di contagio”.

Non possiamo non osservare un evidente paradosso” conclude Muschietti:  “si pensa ad utilizzare le farmacie per i test diagnostici e altri servizi che si dovrebbero fare negli ospedali/strutture pubbliche, mentre gli ospedali/strutture pubbliche distribuiscono i farmaci che dovrebbero essere prerogativa della farmacia. Forse occorrerebbe mettere un po’ di ordine e rispettare le professionalità di ciascuno”.