FarmacieUnite: “Amazon Pharmacy ci riguarda, eccome!”

Roma, 18 dicembre – Quello diffuso ieri pomeriggio da FarmacieUnite è un comunicato stampa che racconta due storie, sia pure con la stringatezza e l’approssimazione imposte dalla sintesi.

Una è la storia di uno stratosferico successo, quello di un’azienda, Amazon, fondata (ovviamente nel suo garage, negli USA è una costante nelle storie dei tycoon dell’hi tech)) da un giovane, Jeff Bezos, il cui unico obiettivo iniziale era quello di vendere quanti più libri possibile  dando vita alla più grande libreria online, in grado di attrarre clienti non solo negli USA ma in ogni angolo del mondo. Amazon, registrata nel 1994, cominciò a vendere i suoi libri nel 1995 e nel breve volgere di una sola generazione è diventata una delle poche società ad aver raggiunto i mille miliardi di capitalizzazione. Comprensibile e inevitabile che un colosso di tali dimensioni, che non ha cambiato solo l’economia, ma l’antropologia della popolazione umana a livello globale, ridefinendone abitudini e modalità d’acquisto, penetrasse come una sorta di inarrestabile e pervasivo blob in ogni settore economico, compresi quelli ritenuti “sacri” (come la salute, e quindi i farmaci). Il processo è ancora in corso e non si riesce francamente a vedere chi e come potrà arrestarlo. Quel che si può vedere, sottolinea FarmacieUnite, è che Amazon Pharmacy ha registrato il suo marchio anche da questa parte dell’Oceano, culla dell’Occidente e del capitalismo, dove il modello  del retail farmaceutico è ancora in larga parte costruito su un presidio territoriale, la farmacia gestita professionalmente dal farmacista, modello che – mutatis mutandis – ha svariati secoli di storia alle spalle.

L’accusa di FarmaciUnite è che i rappresentanti di quella farmacia, almeno in Italia, sembrano ritenere che il fenomeno Amazon (che secondo alcuni rumors avrebbe già messo gli occhi su una delle più importanti realtà dell’e-commerce farmaceutico europeo, l’olandese Doc Morris) non debba ancora preoccupare più di tanto, arrivando ad affermare che “Amazon Pharmacy per ora non ci riguarda, ma aspettiamo l’incontro con il ministero per monitorare”.

AVisualizza immagine di origineffermazione alla quale si collega la seconda storia raccontata dal piccolo sindacato presieduto da Franco Gariboldi Muschietti (nella foto),  che purtroppo non è quella di una marcia trionfale, ma semmai di una lunga e lenta scivolata verso il basso. È una storia fatta di provvedimenti legislativi, che il comunicato di FarmacieUnite ricorda puntigliosamente (dimenticando, forse volutamente,  la modifica costituzionale del Titolo V nel 2001):  il decreto Storace che introdusse la possibilità di fare sconti anche sui farmaci; le “lenzuolate” di Bersani del 2006, che “inventarono” le parafarmacie e introdussero il concetto di farmaco fuori dalla farmacia (dalla quale, peraltro, i farmaci erano di fatti giù usciti nel momento esatto in cui le Asl avevano cominciato a dispensarne quote crescenti); i decreti Monti “SalvaItalia” e “CrescItalia”, con le loro ulteriori liberalizzazioni (anche in materia di turni e orari) e l’apertura i nuove farmacie e, infine, la legge sulla concorrenza del 2017 che consentì l’entrata del capitale “privato” in farmacia e, di conseguenza, lo sviluppo nel mercato delle catene.
“Questi quindici anni hanno fortemente trasformato, in senso deteriore, la farmacia italiana ma non possiamo pensare che il peggio sia passato” scrive FarmacieUnite, stigmatizzando l’inerzia fin qui opposta a questi fenomeni dai rappresentanti di categoria, “elefantiaci nel decidere e nell’agire” mentre “Amazon si muove, velocemente e con risorse imponenti”.
“Come possiamo pensare che la Convenzione – scaduta da troppo tempo – e la pianta organica possano essere strumenti efficaci per contrastare queste nuove minacce?” si interroga il sindacato  presieduto da Muschietti. “O forse la strada intrapresa potrebbe portare piano piano a una eutanasia della farmacia territoriale, in primo luogo là dove ce ne più bisogno? Tutto questo sebbene, mai come negli ultimi dieci mesi, ci siamo accorti di quanto sia importante la medicina sul territorio, la prossimità fisica con i pazienti, il ruolo svolto dalla farmacia. Insomma, la vera farmacia, unica per quanto riguarda l’Italia, nel panorama della distribuzione del farmaco”.
È da qui, secondo FarmacieUnite, che la politica e le istituzioni, in Europa e in Italia,  devono partire per  “sostenere la farmacia azienda, il servizio sociale che propone e l’elevata professionalità che mette a disposizione del sistema sanitario e dei cittadini”.
“I servizi gratuiti o mal retribuiti dal Ssn non sono la strada per ottenere in cambio qualcosa a difesa della farmacia, ma un mezzo per impoverire ulteriormente tutto il canale” si legge nel comunicato, affermazione che di fatto è un preciso atto di accusa nei confronti delle linee  di politica sindacale e degli obiettivi perseguiti dalla Federfarma, che la nota di FarmacieUnite, peraltro, non nomina mai. Omissione che, in ogni caso, non lascia dubbi su chi sia l’obiettivo delle considerazioni che seguono: “L’attendismo, il dilettantismo, il disinteresse di alcuni importanti esponenti della categoria, in altre faccende affaccendati, hanno portato all’attuale degrado di un sistema farmacia unico al mondo”
“È necessario raccogliere senza perdere tempo tutte le forze che possiamo recuperare e metterle in campo, ascoltando anche voci di minoranze che sono attive e presenti sul territorio, e poi compatti passare all’azione per difendere le nostre aziende, i posti di lavoro e la capillarità sul territorio” conclude FarmacieUnite, che sembra auspicare una mobilitazione generale della farmacia e, per quanto è dato capire, la costituzione di una sorta di comitato di salute pubblica. “365 giorni l’anno e 24 ore su 24 c’è un farmacista disponibile a consigliare, a dispensare farmaci e a sostenere i cittadini. Vogliamo far perdere tutto questo ai nostri clienti/pazienti?”

Non resta che attendere di vedere se la polemica sortita di FarmacieUnite e il suo invito a stringere le fila produrranno una qualche reazione, e di che tipo, all’interno della farmacia italiana, che certamente non sta certamente affrontando il momento migliore della sua storia recente e manifesta qualche problema a individuare le giuste contrarie per fronteggiare i problemi che ormai da tempo si trova davanti.

Una riflessione al riguardo andrebbe fatta, concentrandosi proprio su cosa e come cambiare nel mondo della rappresentanza di categoria, dove – anche se c’è chi si affanna a minimizzare il fenomeno o addirittura a negarlo – è ormai evidente la difficoltà a creare situazioni di vero confronto. Crescono, per conseguenza, l’insoddisfazione e le fibrillazioni, che nei casi più estremi (per verificarlo basta frequentare senza pregiudizi le piattaforme di discussione di categoria) sfociano in istanze centrifughe.

Pur facendo la dovuta tara (protestare a torto o a ragione contro il “governo” rinfacciandogli che “gli è tutto sbagliato gli è tutto da rifare” è notoriamente uno sport nazionale) e ricordando – per dovere di informazione – che le rappresentanze sono in ogni caso espressione di un voto, sarebbe tuttavia sciocco non riconoscere che, con buona pace di ogni narrazione di comodo, il tessuto della categoria dei titolari di farmacia abbia oggettivamente subito negli ultimi anni lacerazioni importanti, che certo non possono essere risanate chiudendosi a riccio nel fortino delle proprie ragioni e convinzioni. La situazione, al contrario, imporrebbe la pratica quotidiana di doti come l’umiltà, la generosità e la disponibilità all’ascolto (che è cosa molto diversa dal semplice stare a sentire): bisogna vedere se la categoria, a partire da chi la rappresenta, ne dispone in misura sufficiente.

Visto il riferimento alle istanze centrifughe (che peraltro qualche anno fa hanno dato vita a FarmacieUnite, sindacato capace di mettere insieme 600 farmacie in diverse Regioni, e che ultimamente si vanno esprimendo nella costituzione di gruppi organizzati), non resta che chiudere queste brevi considerazioni finali con un tocco di (speriamo) leggerezza, offrendo una suggestione: visto come è andata ad altri, se mai a qualcuno venisse davvero  l’uzzolo di costituire un nuovo sindacato delle farmacie, farebbe bene ad aprire la sede in un garage…