Farmacie rurali d’Italia: ‘Silenziato il dissenso, cerchiamo altre strade’

Roma, 16 giugno – Il punto di vista conta, e molto: una cosa, a guardarla da destra, è ben diversa che a guardarla da sinistra. Non fanno eccezione le recenti elezioni di Federfarma,  i cui esiti sono stati presentati dai rinnovati vertici del sindacato come un grande successo, con il consueto, dovizioso corredo di aggettivi compiciuti, ma che per chi al voto non ha nemmeno voluto prendere parte sono al contrario la prova provata di un precario stato di salute della principale sigla di rappresentanza delle farmacie private.

Memori dell’insegnamento di Gaber, lasciamo perdere nel caso di specie dove sia la destra e dove invece la sinistra e – nell’attesa che venerdi prossimo, 19 giugno,  i presidenti di Federfarma e Sunifar, Marco Cossolo e Gianni Petrosillo, affiancati dal segretario nazionale Roberto Tobia, illustrino “il programma e le priorità in agenda per il triennio 2020-2023″, con un singolare sovvertimento delle prassi delle elezioni “democratiche”, che prevedono la presentazione del programma prima e non dopo il voto (evidentemente chiesto sulla fiducia) –  ci atteniamo al dovere di cronaca di riferire le differenti letture in campo.

Quella ufficiale di Federfarma è appunto che le consultazioni per il rinnovo degli organi del sindacato hanno prodotto “ottimi risultati sia in termini di partecipazione dei delegati sia di funzionamento delle piattaforme utilizzate per le votazioni in forma telematica”. Del tutto opposta, invece, quella che, nero su bianco, esprime una delle sigle (Farmacie rurali d’Italia) contrarie alla forte accelerazione impressa al voto, sia nella tempistica sia nelle modalità.

In un comunicato firmato dai quattro animatori del gruppo (Pasquale Sechi, Alfredo Orlandi, Luigi Sauro e Roberto Grubissa), Farmacie rurali d’Italia parla di elezioni che “non hanno disatteso le peggiori aspettative”, risolvendosi in “un autocelebrativo soddisfacimento per gli eletti con uno scarno e freddo riferimento a voti riportati dai presidenti e al numero delle schede bianche”.

Che pure sono state molte,  così come gli aventiniani, ovvero i delegati delle associazioni che hanno deciso di non partecipare al voto, concretando un’area di  dissenso di significative dimensioni: “Mai così ampio nella storia di Federfarma” si legge nella nota di Frdi “e considerato come ci fosse un unico candidato alla carica di presidente, una presidenza attenta all’unità sindacale avrebbe dovuto e dovrebbe porsi qualche domanda”.
Le operazioni di voto, inveceo, si sono svolte “come se tutto fosse regolare, come se non ci fossero fratture nella compagine”, e nelle comunicazioni successive non è mai stato fatto alcun cenno al numero delle schede bianche nè a quello dei delegati che non hanno partecipato per protesta alla videoassemblea elettorale.

“I delegati che avevano precedentemente comunicato la non partecipazione al consesso elettorale… raggiungevano un numero altrettanto consistente al pari delle schede bianche ma questo non ha preoccupato nessuno” scrivono Sechi, Sauro, Orlandi e Grubissa, aggiungendo che “una presidenza più attenta avrebbe dovuto comprendere che il non voto significa evidenziare la più totale sfiducia nell’istituto di rappresentanza e negli uomini che la compongono, e tutto questo è stato particolarmente evidente in ambito Sunifar”.
Quello che emerge, secondo la sigla d’opposizione, è una sorta di sfarinamento del sindacato che ormai non consente più di “prescindere da una svolta epocale degli assetti attuali”. Che dovrebbe significare esattamente quel che sembra: l’uscita da Federfarma di alcune sue componenti. A confermare che questa sia l’intenzione è del resto la conclusione del sindacato, che assomiglia molto a un commiato tra compagni di ventura che (forse) si erano tanto amati ma ormai non si amano più.  “Augurando ai fedelissimi di questa compagine le migliori sorti, non possiamo esimerci dal percorrere da oggi in poi una strada diversa, per coerenza intellettuale. Parliamo sia di rappresentanza che di contrattazioni per la salvaguardia politico sindacale di una farmacia, rurale piuttosto che urbana, che evidentemente vediamo in maniera molto differente” chiude infatti la nota. “La consapevolezza delle precarie disuguaglianze ormai vigenti sul territorio nazionale impone soluzioni alternative per le persone e non meno per le imprese”.