Farmaci, report Aifa su Regioni in piano di rientro: “Serve un modello unico”

Roma, 8 luglio – Come annunciato lunedì scorso dal nostro giornale,  l’Aifa ha presentato ieri, in diretta streaming  su Youtube, il primo Rapporto sulle politiche di assistenza farmaceutica delle Regioni in piano di rientro. La pubblicazione, riferisce un comunicato ufficiale dell’Agenzia, inaugura una nuova collana frutto delle elaborazioni dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali dell’Aifa (OsMed) e descrive le azioni programmate e attuate dalle Regioni in piano di rientro per individuare quali interventi si siano dimostrati maggiormente efficaci nel riqualificare la spesa farmaceutica e l’accesso al farmaco equo e sostenibile.

Il Rapporto include anche specifiche analisi di consumo e spesa a livello nazionale, con un confronto diretto tra Regioni in piano di rientro e non, per una lettura immediata delle attuali differenze regionali. Ed è qui che emerge un primo dato di  grande interesse: le Regioni che si muovono dentro i paletti dei piani di rientro spendono di più sia in acquisti diretti sia nelle farmacie territoriali, dove in qualche caso è stato superato il tetto del 7,96% fissato dalla legge.

Sono orgoglioso di poter presentare oggi questo Rapporto”  ha commentato in apertura il direttore generale dell’agenzia regolatoria nazionale Nicola Magrini (nella foto)  “che si inserisce tra le attività dell’Aifa a supporto delle Regioni nell’ambito della governance della spesa e dell’assistenza farmaceutica e che anticipa il consueto rapporto annuale OsMed sull’impiego dei medicinali in Italia. Sono particolarmente affezionato all’attività dell’OsMed, che ho potuto seguire fin dalla sua istituzione e che rappresenta per l’Agenzia uno strumento di monitoraggio fondamentale, per orientare le scelte di politica sanitaria e assistenziale ad un uso il più possibile ottimale del farmaco, come risorsa di salute essenziale”.

Quanto evidenziato dall’analisi dei Programmi operativi 2016-2018 presi in esame nel Rapporto ha mostrato come le Regioni si siano maggiormente concentrate sul tema della razionalizzazione della spesa e in modo particolare sul potenziamento del monitoraggio prescrittivo e sulla promozione delle procedure di acquisti centralizzati attraverso la definizione di fabbisogni regionali.

Altrettanto importante è stata considerata la gestione del canale distributivo da utilizzare per garantire l’accesso al farmaco, nell’ottica della continuità ospedale‐territorio. In questo senso, ha aggiunto il Direttore dell’Aifa, “l’Agenzia intende sempre più agevolare lo scambio di informazioni con e tra le Regioni e supportarle con un feedback continuo sui loro andamenti di spesa e consumi farmaceutici, così che possano meglio tarare le scelte previsionali e manageriali, nel rispetto della sostenibilità del nostro Ssn”.

Un unico modello adottabile da tutte le Regioni, sia nella fase di programmazione che in quella di attuazione, potrebbe essere utile per ottenere un quadro più oggettivo e puntuale delle azioni poste in essere in ambito farmaceutico e consentire ai tavoli tecnici e alle istituzioni preposte un monitoraggio più stringente ed efficace delle azioni programmate. Oltre ciò, è necessario sviluppare sistemi standardizzati di valutazione che non siano focalizzati esclusivamente sulla spesa, ma che siano anche improntati a una maggiore misurazione dell’assistenza reale, che possano garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, sia in termini clinici che in termini economici.

“Un sistema sanitario”  ha concluso Magrini “che mai come in questa emergenza pandemica si è dimostrato prezioso nella sua componente universalistica, unitaria e soprattutto centralizzata”.

Le Regioni attualmente sottoposte alla disciplina dei PdR sono sette, di cui due commissariate (Calabria e Molise): si tratta di Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia e Sicilia.

L’Agenzia italiana del farmaco garantisce che le attività in materia di assistenza farmaceutica siano uniformi su tutto il territorio, come sottolineato nei principi fondativi della sua istituzione. Essendo il farmaco uno strumento di tutela della salute, la sua erogazione da parte del Ssn è inclusa nei Lea. L’Agenzia è chiamata a esprimere pareri tecnici in merito alla documentazione presentata dalle Regioni in Piano di rientro in materia di assistenza farmaceutica.

In particolare, l’Agenzia si esprime sulle seguenti tipologie di documenti: programmi operativi trimestrali, relazioni sullo stato di attuazione, provvedimenti (o schemi di provvedimento), linee-guida e altri documenti specifici.

Il ruolo dell’Aifa, tuttavia, non si limita all’emanazione di pareri, ma riguarda anche la verifica di altri due adempimenti previsti dall’Intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005: gli obblighi informativi C14/C15 e il controllo della spesa farmaceutica tramite compilazione dell’apposita scheda prevista.

Tra i molti dati che emergono dal report, uno dei più significativi è la conferma che il farmaco, in qualche modo, è la prestazione sanitaria alla quale ci si rivolge per supplire e vicariare altri deficit assistenziali, come dimostra il maggior numero annuo di ricette rilascite nelle Regioni più povere (11 per cittadino, in media, contro le 9 dei cittadini delle Regioni “virtuose”) e la spesa pro-capite superiore (calcolata valutando i 30 principi attivi maggiormente utilizzati nel 2018), con una media per cittadino di 20 euro in più spesi in farmacia.

Altro dato che merita attenzione: le Regioni in deficit registrano un singolare (e sghembo) andamento della spesa per acquisto diretto dei farmaci, nel senso che – rispetto alle Regioni virtuose –  pagano di più a fronte di consumi più bassi. Per i medicinali in distribuzione diretta o dpc le Regioni “povere” hanno speso infatti per ogni residente 1,3 euro in più in media nel 2016 (16,33 contro 14,99) e la differenza nel 2018 si è accentuata a 2 euro (16,82 contro 14,82).  Dato che però stride con quelli di consumo: in termini di dosi pro capite, le Regioni in piano di rientro registrano valori  inferiori (riferiti al 2016): 3,66 Ddd contro le 4,22 delle Regioni virtuose.

Più alta, nelle Regioni in difficoltà – ma soprende relativamente – la spesa convenzionata in farmacia, dove i consumi sono superiori rispetto alle altre Regioni. Una situazione, spiega il rapporto, con ogni probabilità dovuta a “una minore spesa privata, a una maggiore necessità sanitaria e a un diverso atteggiamento prescrittivo dei medici”.  La maggior spesa nelle farmacie convenzionate è in ogni caso corrispondente a maggiori volumi consumati di farmaci: a fronte delle poco più di 28 Ddd registrate tra il 2016 e il 2018 nelle Regioni virtuose,  si sono attestate intorno alle 28,1-28,2 Ddd pro capite, mentre le Regioni soggette a PdR sono intorno alle 31,9-32,2 Ddd.

Magrini ha posto l’accento sulla necessità di condividere con le Regioni la messa a punto di strumenti utili a governare la spesa farmaceutica in direzione della sua sostenibilità, senza però mancare di ricordare gli ottimi risultati già ottenuti. Esplicito, in questo senso, il riferimento alla nota 79 sulla vitamina D, che ha portato un risparmio di oltre 100 milioni sugli anni precedenti calmierando una spesa arrivata a moltiplicarsi per tre in cinque anni. triplicata nel quinquennio. E -per quanto la questione non sarà di soluzione nè semplice nè immediata – il Dg dell’Agenzia ha ricordato che uno strumento decisivo sarà la molto attesa, più volte annunciata (ma fin qui mai realizzata) revisione del Prontuario terapeutico nazionale che – ha confermato Magrini – sarà un impegno dell’Agezia nei prossimi mesi.

 

Rapporto sulle politiche di assistenza farmaceutica attuate dalle Regioni in Piano di Rientro

L’intervento del DG Nicola Magrini