Farmaci, manovra 2021: prevista rimodulazione dei tetti di spesa

Roma, 16 novembre – L’ipotesi, da tempo nell’aria, era diventata concreta a inizio ottobre, quando  è stato accolto in Senato un ordine del giorno sulla revisione dei meccanismi che regolano i tetti della spesa farmaceutica firmato dal senatore del Pd Alan Ferrari  (nella foto qui sotto), che “impegna il governo ad affrontare e risolvere, nel primo provvedimento utile le problematiche sollevate dall’emendamento 31.0.17”.

Risultato immagine per alan ferrari pdQuell’emendamento, presentato dallo stesso Ferrari e non rientrato nella lista delle proposte correttive approvate, prevede che “fermo restando il tetto complessivo per la spesa farmaceutica, nel caso in cui si verifichi lo sforamento di uno soltanto dei due tetti per la spesa farmaceutica per acquisti diretti e convenzionata, le risorse derivanti dal mancato raggiungimento di uno dei tetti sono detratte dal valore della spesa eccedente l’altro tetto con esclusivo riferimento al singolo anno in cui lo sforamento è accertato, al netto della spesa per gas medicinali, che resta fissata nella misura dello 0,20 per cento”.

Trasformato in odg con la richiesta al governo di  “valutare l’opportunità dell’intervento” e, come già detto, approvato a Palazzo Madama poco più di un mese fa, l’impegno è stato a quel che sembra subito onorato:  le voci che compongono la spesa farmaceutica pubblica saranno infatti significativamente rivisitate. A prevederlo è l’art. 77  della bozza di manovra di bilancio 2021 così come emersa sabato 14 novembre dal pre-Consiglio dei ministri.

La misura è contenuta nell’art. 77 della bozza di provvedimento (anticipata da un articolo di quotidianosanita.it, che rende disponibile anche un link al testo del documento), dedicato appunto alla rimodulazione dei tetti di spesa farmaceutica.

A decorrere dall’anno 2021, il tetto della spesa farmaceutica convenzionata è rideterminato nella misura del 7,30 per cento (contro il 7,96% di oggi: un taglio dello 0,66%). Percentuale che, specularmente. come richiesto dall’odg Ferrari, rappresenta l’incremento, a partire dallo stesso anno, del tetto di spesa per farmaci per acquisti diretti (ovvero quella ospedaliera, più la diretta e la dpc) rideterminato nella misura del 7,55 per cento, comprensivo dello 0,20% per i gas medicinali, contro il 6,89% di oggi.
“Le suddette percentuali” recita l’art. 77 “possono essere annualmente rideterminate, fermo restando il valore complessivo del 14,85 per cento, in sede di predisposizione del disegno di legge di bilancio su proposta del ministero della Salute, sentita l’Aifa, d’intesa con il ministero dell’Economia, sulla base dell’andamento del mercato dei medicinali”.
I commi finali dell’articolo dispongono che la rimodulazione dei tetti di spesa per la farmaceutica “viene subordinata all’integrale pagamento da parte delle aziende farmaceutiche degli oneri di ripiano relativi al superamento del tetto degli acquisti diretti della spesa farmaceutica Ssn (payback) dell’anno 2018 entro il 31 gennaio 2021 come certificato dall’Aifa entro il 10 febbraio 2021. In caso di certificazione negativa resteranno in vigore i valori percentuali dei tetti previsti dalla normativa vigente” e che, allo stesso modo,  “la rimodulazione dei tetti per l’anno 2022 viene subordinata all’integrale pagamento da parte delle aziende farmaceutiche degli oneri di ripiano relativi al superamento del tetto degli acquisti diretti della spesa farmaceutica Ssn per l’anno 2019 entro il 30 giugno 2021 come certificato dall’Aifa entro il 10 luglio 2021”. 

Partendo dai 121 miliardi del Fsn 2021 (also spracht Roberto Speranza – foto a destra – giusto un mese fa, dichiarando che alla dotazione finanziaria della sanità  saranno aggiunti nel 2021 quattro miliardi Visualizza immagine di originein più rispetto ai 117 mld e rotti di quest’anno) e usando, moltiplicato per tre, il report Aifa sulla spesa farmaceutica relativo al primo quadrimestre di quest’anno, è possibile stimare, sia pure a spanne,  che la spesa farmaceutica convenzionata  (con l’abbassamento del tetto dall’attuale 7,96% al 7,30%) perderà qualcosa come 800-900 milioni circa, a vantaggio della spesa per acquisti diretti. La cifra, grosso modo, è quella che la spesa convenzionata ha consentito di risparmiare negli ultimi anni, in cui si è virtuosamente e abbondantemente mantenuta sotto il tetto fissato.

Un decremento consistente, quindi, e non privo di possibili conseguenze, prima tra tutte quella di aumentare il rischio di sfondamento della posta di spesa che transita nelle farmacie di comunità, eventualità che, ove si realizzasse, costringerebbe le farmacie stesse a mettere mano al portafoglio per ripianarlo. Né  si può escludere l’eventualità di un altro effetto indesiderato: potendo disporre di una consistente fetta di finanziamento in più, la spesa per gli acquisti diretti si troverebbe infatti nella condizione di ridurre in modo importante i suoi abituali, robustissimi sfondamenti annuali: situazione del tutto nuova, che potrebbe avere l’effetto di raffreddare l’orientamento delle Regioni, consolidatosi negli ultimi anni,  a trasferire i farmaci dalla distribuzione diretta alla convenzionata. ricorrendo alla distribuzione per conto.