Farmacap, il piano è liquidarla e cederla a una new.co. I sindacati: “Sciopero il 5 maggio”

Roma, 26 aprile –  Liquidare Farmacap come azienda speciale e cedere il suo “core business”  (ovvero le 45 farmacie comunali romane e la possibilità di aprirne altre, viste che sono state opzionate altre 11 sedi) a una new,co,  “iVisualizza immagine di originenteramente partecipata” da Roma Capitale. Questo il succo del piano economico finanziario 2021-23 redatto dal commissario straordinario dell’azienda speciale capitolina, Marco Vinicio Susanna (nella foto), finalmente emerso dalle profondità carsiche della sua lunga e misteriosa fase di elaborazione, che aveva autorizzato non poche preoccupazioni in particolare tra le fila dei dipendenti e delle loro rappresentanze sindacali.

Confermando il vecchio detto che a pensar male magari si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, i timori delle sigle sindacali, espressi da ultimo la scorsa settimana, hanno trovato piena conferma: il documento di 56 pagine nel quale si disegna il futuro di Farmacap, portato finalmente a conoscenza di Roma Capitale e quindi dei consiglieri comunali, prevede infatti soluzioni e scenari che, passando dalla liquidazione dell’azienda speciale, portano alla sua cessione a una costituenda nuova società (ma fa più figo chiamarla new.co.) che “erediterà”  le 45 farmacie (nel piano 46, con l’apertura di un nuovo esercizio) di Farmacap, che svolgerebbe la sua attività fino al 30 settembre 2021 per poi passare nel mondo dei più.

Il piano di risanamento ruota tutto intorno agli esercizi farmaceutici: per quanto riguarda l’attività socio-assistenziale, svolta in funzione di bisogni espressi dalla collettività e priva di contenuti e risvolti commerciali, a occuparsene, ove si intendesse continuarla,  dovrà essere la stessa Roma Capitale, facendosi carico del disavanzo di gestione (quantificabile in 0,8 milioni di euro annui). Come dire che il Servizio sociale non potrà  né d0vrà  essere in ogni caso una preoccupazione della nuova società.

Il documento (che pubblichiamo qui) è diviso in cinque parti: la prima è dedicata alle considerazioni introduttive e all’analisi delle ipotesi percorribili, la seconda alla descrizione delle principali “assumptions” (in italiano sarebbero “ipotesi”, ma anche in questo caso per gli estensori del documento l’inglese suona evidentemente meglio…) alla base del piano di risanamento. La terza parte presenta lo sviluppo del piano,  la quarta è dedicata alle conclusioni e simulazioni di scenario e l’ultima, infine, esplicita il vero obiettivo al quale, sotto traccia, l’amministrazione capitolina ha probabilmente lavorato per tutto questo tempo, tenendo all’oscuro l’opinione pubblica e laVisualizza immagine di originesciando che a fare il lavoro fosse il commissario straordinario, dottore commercialista già nello staff dell’assessorato al bilancio e al coordinamento strategico delle partecipate, considerato, et pour cause, una sorta di longa manus dell’assessore Gianni Lemmetti (nella foto): liquidare Farmacap e cederne il ramo d’azienda delle farmacie comunali.

L’ipotesi del piano di risanamento parte da una precondizione, ovvero l’immediata iniezione, da parte del socio, Roma Capitale, di 12 e passa milioni di euro, risorse necessarie per ripianare l’esposizione bancaria con il Monte dei Paschi di Siena (“ballano” 10,15 milioni di euro) e per mettere l’azienda “in grado di generare flussi di cassa positivi in tutti gli anni del piano”, dal 2021 al 2023. Passando attraverso una serie organica di azioni di equilibrio e risanamento finalizzate a “razionalizzare i costi di produzione e incrementare il volume di fatturato”, identificare “le modalità organizzative e la struttura più consona alle esigenze aziendali e alla gestione operativa” e a “individuare la forma giuridica più adatta per la continuazione dell’attività” delle farmacie, il piano indica tutta una serie di azioni e step intermedi attraverso i quali “giungere al risanamento finanziario e all’equilibrio di gestione”.

Senza troppo entrare nei dettagli, peraltro agevolmente desumibili nel documento di cui si parla, basterà fare cenno alla previsione di apertura di una nuova farmacia, della ricollocazione di altre sette in zone della città commercialmente più appetibili e redditizie, di cambiamenti sostanziali nelle politiche di approvvigionamento (con acquisti diretti dai produttori), di esercizio dell’attività di grossista, di razionalizzazione del costo del personale (in soldoni,  collocare i dipendenti del Servizio sociale presso altre stretture di Roma Capitale), di alienazione del patrimonio immobiliare e di strategie per  ridurre l’esposizione verso il mondo bancario, il tutto per arrivare all’obiettivo che questa amministrazione sembra voler perseguire: costituire una nuova società (la new. co., appunto), partecipata integralmente da Roma Capitale, così come previsto dalla legge di stabilità 2014 (n. 147/2013), che impone che a decorrere dall’anno 2017, in caso di risultato negativo per quattro dei cinque esercizi precedenti, “le Aziende speciali sono poste in liquidazione entro sei mesi dalla data di approvazione del bilancio relativo all’ultimo esercizio”. 
È appunto il caso di Farmacap, il cui destino – una volta liquidata e trasferiti tutti i suoi asset alla new. co.  – appare a questo punto segnato: un’azienda speciale che esca dal suo vestito pubblico, ai sensi del Testo unico degli enti locali deve infatti cedere quote della proprietà a capitali privati entro due  anni dall’avvenuta trasformazione, principio ripreso dalla Legge Madia sulla pubblica amministrazione del 2015, nella parte dedicata alla  razionalizzazione e controllo delle società partecipate. Il che significa che l’amministrazione Raggi, un tempo accesa sostenitrice, almeno a livello declaratorio, della necessità di mantenere la dignità pubblica di Farmacap come patrimonio a disposizione della comunità romana, probabilmente passerà alla storia anche per aver ceduto ai privati le farmacie pubbliche della città. Perché, tirando le somme e al netto di ciò che potrà essere detto al riguardo, il piano di risanamento di Farmacap sembra voler portare dritto dritto, in un futuro molto prossimo, proprio in direzione della cessione delle farmacie comunali capitoline.

Lo scenario da incubo (dal loro punto di vista) che  i sindacati andavano prefigurando e denunciando ormai da anni, fin da quando la giunta capitolina, venendo meno agli impegni solennemente assunti in campagna elettorale, cominciò ad assumere atteggiamenti pilateschi nei confronti di Farmacap, non facendo nulla per evitare il suo avvitamento in una crisi senza ritorno e anzi, dando talvolta l’impressione di favorirlo, sembra dunque sul punto di realizzarsi, anche se sul piano appena descritto bisogna ancora attendere la pronuncia del Consiglio capitolino, che lo discuterà in una seduta straordinaria a inizio maggio (alcuni rumors  ipotizzano possa essere convocata il giorno 5, data piena di rimandi non proprio positivi, con il manzoniano “Ei fu” che potrebbe essere applicabile anche a Farmacap).

La reazione delle sigle sindacali è stata immediata: reduci dal presidio-assemblea convocato lo scorso 22 aprile davanti alla sede Farmacap di via Ostiense, i sindacati hanno subito risposto alzando ulteriormente il livello della Visualizza immagine di origineprotesta e della mobilitazione, con la proclamazione (peraltro già in canna) dello sciopero dei dipendenti,  peraltro già in canna, proprio per il giorno 5 maggio, della durata di otto ore per ogni turno di lavoro. Filcams Cgil, Fisascat Cisl, UilTucs ma anche Usi hanno già comunicato formalmente la loro decisione all’azienda e, come d’obbligo, alla Commissione di garanzia dell’attuazione della Legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali e al prefetto di Roma. Lapidarie le motivazioni: nonostante le reiterate richieste al riguardo, le sigle sindacali evidenziano che continuano a essere del tutto assenti notizie certe e circostanziate sull’intervento finanziario (ricapitalizzazione) per evitare la dismissione aziendale, nonché sul piano industriale indispensabile per rilanciare l’azienda speciale capitolina, sulle garanzie del pagamento degli stipendi dei lavoratori e infine sulla copertura dei debiti verso fornitori e grossisti, senza la quale l’operatività delle farmacie finirebbe per essere inevitabilmente compromessa.

Gioverà ricordare che proprio il 22 aprile i lavoratori dell’azienda speciale avevano incassato la solidarietà di alcuni consiglieri dell’opposizione, come Svetlana Celli della lista civica Roma torna Roma e Valeria Baglio (nella foto)  del Partito democratico, che venerdì scorso hanno voluto presenziare al presidio di via Ostiense. “Dall’ultima Assemblea capitolina di inizio marzo, dedicata proprio all’azienda partecipata, nulla è cambiato” hanno dichiarato le due consigliere, aggiungendo che  nessuna azione è stata intrapresa da sindaca e giunta.”Servono azioni da mettere in campo subito per evitare il fallimento e mettere in sicurezza lavoratori, fornitori e servizi essenziali per i cittadini romani. Perdere ulteriore tempo significa affossare definitivamente Farmacap. La situazione – hanno concluso Celli e Baglio – è infatti drammatica e la gestione fallimentare delle partecipate da parte della giunta Raggi non ci lascia affatto tranquilli. Per questo e importante che l’Aula faccia sentire presto la propria voce”.

L’Aula avrà sicuramente modo di farlo, e questa volta con piena cognizione di causa, quando a inizio maggio verrà convocata la nuova seduta straordinaria su Farmacap per discutere il piano di risanamento. E sarà interessante, in quell’occasione, vedere cosa diranno e soprattutto faranno i consiglieri della maggioranza pentastellata, presentatisi davanti agli elettori romani, cinque anni fa, nelle vesti di convinti e indomiti alfieri delle farmacie pubbliche capitoline e oggi costretti invece a indossare – a meno di sussulti di coerenza dell’ultima ora – quelle dei mercanti che le venderanno al miglior (?) offerente.

 

Farmacap –Piano di risanamento finanziario e di riequilibrio della gestione 2021 2023