Enpaf: ‘Fuga? Iscritti in aumento, unici cali tra i soci di società di capitali’

Roma, 17 giugno – L’Enpaf, dopo le precisazioni fornite ieri per le vie brevi in ordine all’interrogazione della deputata dem Chiara Gribaudo che verrà discussa oggi in Commissione Lavoro a Montecitorio, ha voluto ricordare che l’atto di sindacato ispettivo della parlamentare era già stato occasione per una interlocuzione con la sua prima firmataria nei giorni immediatamente successivi alla sua presentazione, che risale allo scorso 27 gennaio.

In quell’occasione, il presidente della cassa previdenziale di categoria Emilio Croce aveva fornito alla deputata piemontese una sintetica ma esaustiva illustrazione della realtà dell’Enpaf, ricordando preliminarmente che l’art. 21 del Dlcps  n. 233/1946 dispone, per tutti i professionisti sanitari, l’obbligatorietà di iscrizione e contribuzione alla Cassa di appartenenza, connessa automaticamente all’iscrizione all’Ordine professionale. A significare che il problema sollevato dall’interrogazione Gribaudo rivolta ai ministri del Lavoro, della Salute e dell’Economia non è di pertinenza governativa (nè tantomeno rientra nelle potestà dell’Enpaf), ma può essere affrontato e risolto soltanto in Parlamento, con una legge che eventualmente modifichi quanto disposto dal provvedimento del 1946.

L’Enpaf forniva poi una serie di ulteriori chiarimenti, ritenuti utili a comprendere meglio la materia oggetto dell’interrogazione, ricordando che l’art. 21 del Regolamento Enpaf prevede, per chi gode di altra forma di previdenza obbligatoria, oltre alle aliquote contributive indicate (riduzione del 33,33 % e del 50% rispetto alla quota contributiva intera), anche il contributo in misura ridotta dell’85% nonché il contributo di solidarietà nella misura del 3% e dell’1% della quota contributiva intera. In particolare, queste aliquote contributive di maggior favore vengono riconosciute anche nell’ipotesi dell’iscritto che versi in condizione di disoccupazione temporanea e involontaria per un massimo di 5 anni – aumentati a 7 nel triennio 2016/2018 – nel corso del rapporto assicurativo con l’Ente. All’on. Gribaudo veniva anche ricordato, nell’occasione, che l’Enpaf  “è l’unica Cassa di previdenza dei professionisti che attribuisce dignità, sul piano contributivo, alla posizione di disoccupato temporaneo ed involontario. Pertanto, attualmente, l’iscritto per la prima volta all’Ente a partire dal 1° gennaio 2004 ha la facoltà di versare un contributo di solidarietà pari all’1% del contributo previdenziale intero, nel caso di disoccupazione temporanea ed involontaria, in luogo della contribuzione previdenziale obbligatoria”.

Tradotto in termini concreti, significa un obbligo di versamento ammontante, con riferimento all’anno 2019, alla cifra di 86  euro comprensivo del contributo di assistenza e maternità: una misura, spiegava l’Enpaf, che  “appare idonea a garantire la rimozione di qualsivoglia presunta barriera all’iscrizione all’Ordine professionale” e, al contempo, “l’assolvimento dell’obbligo di iscrizione e contribuzione all’Enpaf con un onere minimo in capo all’iscritto”.

Sempre al fine di chiarire meglio sia la materia sia la situazione, l’Enpaf ha ritenuto di mettere a confronto le contribuzioni obbligatorie dei farmacisti con quelle dei veterinari – obbligati al versamento di un  contributo minimo per il 2019 pari a 2.938 euro, anche in mancanza di reddito professionale – e dei medici. Per questi, il contributo di quota A, aggiornato al 2019, è pari a 226,40 all’anno fino a 30 anni di età, 439,46 euro all’anno dal compimento dei 30 fino ai 35 anni, 824,68 all’anno dal compimento dei 35 fino ai 40 anni, 1.523,03 all’anno dal compimento dei 40 anni fino all’età del pensionamento di Quota A  e 824,68 euro all’anno per gli iscritti oltre i 40 anni ammessi a contribuzione ridotta. Somme alle quali va aggiunto anche il contributo di maternità, adozione e aborto di 44 euro all’anno.

Nei suoi chiarimenti, Enpaf aggiungeva anche che la restituzione dei contributi, istituto residuale nella previdenza obbligatoria, soprattutto oggi alla luce dell’introduzione della totalizzazione dei periodi assicurativi e del cumulo, “è consentita fino all’anno di contribuzione 2003 al momento del raggiungimento dell’età pensionabile, qualora l’assicurato non abbia i prescritti requisiti contributivi e professionali per la maturazione del diritto a pensione”.

Da ultimo, due precisazioni: l’Enpaf è tra le poche Casse che limitano a 20 anni il requisito dell’attività professionale, non richiedendo il requisito predetto per tutto il periodo di contribuzione e il sistema previdenziale dell’Ente è a prestazione fissa, di conseguenza il versamento, in presenza dei requisiti regolamentari, di aliquote ridotte comporta una proporzionale riduzione del trattamento pensionistico.

La cassa di categoria completava le sue informazioni all’on. Gribaudo (che nella sua interrogazione fa un riferimento alla paga oraria dei farmacisti dipendenti) ricordando che  “l’Enpaf non è una controparte” nel rinnovo del Ccnl di categoria, rispetto al quale non ha potuto fare altro che rappresentare, in occasione di assemblee rappresentative della categoria, “la necessità di pervenire a una positiva conclusione delle trattative”.

A tutto questo, l’Enpaf ha voluto anche aggiungere, come già anticipato ieri dal nostro giornale, alcune opportune precisazioni relative alla presunta fuga di iscritti dagli Albi professionali a causa dei contributi previdenziali obbligatori troppo alti (secondo l’interrogazione Gribaudo, solo nel 2018, 2467 farmacisti entro i 60 anni di età su sarebbero cancellati dall’Ordine). I dati esposti nell’interrogazione che sarà discussa oggi, però, secondo l’ente di previdenza professionale non trovano riscontro nel reale andamento delle iscrizioni all’Ente: non si registra infatti alcuna emorragia ma, al contrario, un saldo attivo di 1173 unità (da 95.656 a 96.829 iscritti).

“L’unica contrazione nella categoria dei contribuenti dell’Ente si registra tra coloro che hanno solo l’Enpaf quale previdenza obbligatoria, per i quali la riduzione è pari a 1.586 unità” spiega il presidente Croce “e ciò per gli effetti prodotti dalla legge n. 124/2017 per la quale non vi è più l’obbligo dell’iscrizione all’Albo, e quindi all’Enpaf, per i soci di società di capitali che gestiscono farmacie private. La “fuga” dall’Enpaf, se di fuga si può parlare è diretta conseguenza di una legge che ha profondamente alterato gli equilibri nel settore farmaceutico”.

Per tutte le altre categorie, che versano contribuzione ridotta in ragione della propria condizione di lavoratori subordinati o di non esercenti attività professionale, si registra, invece, un incremento nel numero delle posizioni. E, altro dato che Croce ha cura di sottolineare, tra il 2018 e il 2019 si è anche registrata una contrazione del numero dei disoccupati, pari a 1.180 unità. Uno scenario, quello che emerge dai numeri dell’Enpaf, che è dunque ben diverso da quello prefigurato nell’atto di sindacato ispettivo dell’on. Gribaudo che sarà discusso oggi.