Covid, per assicurazioni operatori sanitari morti non sono tutti uguali

Roma, 3 luglio – Giorgio Gori (nella foto), sindaco Pd di Bergamo, città-simbolo dell’emergenza Covid che ha colpito l’Italia, è voluto intervenire in prima persona, ieri, nella polemica sollevata dalla opportuna pubblicazione, sul Corriere della Sera, di un articolo dedicato a quella che può ben essere definita una singolare sperequazione:  a differenza dei loro colleghi assunti nella sanità pubblica o privata, medici e infermieri ammalatisi di Covid-19 assistendo i pazienti (ma lo stesso vale per i farmacisti, per i dentisti e per tutti gli altri operatori sanitari che hanno un’attività libero-professionale che li pone a contatto con il pubblico) non saranno indennizzati per i danni subiti, così come niente andrà alle loro famiglie se sono morti, e questo anche se per anni hanno pagato un’assicurazione. “Per una questione interpretativa giuridica, infatti” riferisce il quotidiano milanese “le compagnie non riconoscono l’infezione da Covid-19 come infortunio sul lavoro”.

“Questi professionisti di solito pagano volontariamente una polizza assicurativa che copre i danni da infortuni, versando in media tra i mille e i duemila euro l’anno” spiega il Corriere della Sera,  che ha il merito di aver portato la questione all’attenzione dell’opinione pubblica. “Nel loro caso, a differenza dell’Inail, però, le compagnie assicurative private escludono che il contagio possa essere considerato un infortunio e non coprono i danni. Lo fanno se l’assicurato ha stipulato una polizza anche contro le malattie, ma è una cosa molto rara perché in Italia, per fortuna, c’è il Servizio sanitario nazionale che cura gratuitamente”.

“Solo gli operatori infettati sul lavoro che sono assicurati dall’Inail sono tutelati da questi rischi” ha però precisato al Corriere della Sera  Patrizio Rossi, sovrintendente sanitario nazionale dell’Istituto. Migliaia, dunque, gli esclusi, come appunto i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, i farmacisti e i dentisti, professionalità tra le quali ci sono stati tanti contagiati e morti, tra cui 171 medici e 14 farmacisti. Per loro,le regole dell’Inail non valgono.
“Sulla qualificazione dell’infezione come infortunio c’erano orientamenti opposti tra mondo assicurativo pubblico e mondo assicurativo privato già prima della pandemia” spiega  ancora Rossi, secondo il quale “dal punto di vista tecnico-giuridico non c’è alcuna differenza tra il sistema assicurativo pubblico e quello privato sull’interpretazione dell’infezione come infortunio“. Non la pensano però allo stesso modo le assicurazioni private, che hanno sempre escluso tutte le malattie infettive dall’indennizzo, a meno che non siano collegate direttamente a una lesione subita in precedenza. “Questo è un concetto ormai superato di fronte a una malattia che di per sé costituisce a tutti gli effetti un evento lesivo conseguente a una causa violenta-rapida-esterna” chiarisce però Rossi. “Quello che tecnicamente è considerato un infortunio dalla medicina-legale“.
In attesa che venga infividuata una soluzione a una questione che, nei fatti, integra una odiosa e incomprensibile discriminazione tra le vittime dell’epidemia, si registrano appunto le prime reazioni politiche. Prima tra tutte quella di Gori anticipata in premessa: “Sono 171 i medici di base e 14 i farmacisti morti a causa del Covid” scrive  via twitter il sindaco di Bergamo. “Le assicurazioni non intendono però pagare alcun risarcimento perché, a differenza dell’Inail x gli ospedalieri, non riconoscono l’infezione come infortunio. A me pare incredibile. L’Inail può intervenire?”
Una soluzione, in verità, l’Inail ha già cominciato a cercarla, promuovendo un gruppo di lavoro per studiare l’estensione della propria tutela ai medici e odontoiatri liberi professionisti. Ma sulla questione si stanno interrogando anche le compagnie assicurative che, come scrive il Corriere della Sera riportando una dichiarazione della presidente Ania Maria Bianca Farina, stanno cercando “una soluzione assicurativa che consenta una gestione ex ante della pandemia”.