Conte: “Restrizioni, saranno prese in base a criticità dei territori”

Roma, 3 novembre – “La strategia va modulata in base alle differenti criticità individuate nei territori. Il prossimo Dpcm individuerà tre aree corrispondenti ad altrettanti scenari di rischio, per ciascuno dei quali sono previste misure via via più restrittive”. Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (nella foto), intervenuto ieri alla Camera prima del varo del nuovo Dpcm con ulteriori misure restrittive per arginale l’emergenza Covid, ha illustrato quella che sarà l’impostazione del nuovo provvedimento governativo d’emergenza, che potrebbe arrivare già oggi.

Il governo prevede di adottare a livello nazionale “limiti alla circolazione delle persone nella fascia serale più tarda”, ha annunciato Conte, insieme alla  “possibilità, per le scuole secondarie di secondo grado, di passare anche integralmente alla didattica distanza, sperando si tratti di una misura temporanea”.

Prevista anche “la riduzione al 50% del limite di capienza dei mezzi pubblici locali” e “la chiusura di musei e mostre”, ha detto Conte, così come la chiusura nei giorni festivi e prefestivi dei centri commerciali, “ad eccezione di negozi alimentari, parafarmacie e farmacie ed edicole dentro i centri commerciali”. In linea con la chiusura delle sale bingo e delle sale scommesse introdotta con il Dpcm dello scorso 24 ottobre, verranno inoltre chiusi “anche i corner per le scommesse e giochi ovunque siano”.

A riportare in sintesi il lungo intervento del capo del Governo è una nota pubblicata sul sito della Conferenza delle Regioni, che in parte riproponiamo.

L’evoluzione dell’epidemia risulta molto preoccupante” ha esordito Conte, affermando che  si va verso uno scenario di tipo 4 e “c’è il rischio di tenuta dei servizi sanitari in alcune Regioni”.

“Il quadro è grave su tutto il territorio nazionale” ma soprattutto in alcune Regioni e Province autonome, ha aggiunto.  “Esiste una alta percentuale che nel prossimo mese in 15 regioni l’indice Rt peggiori”, anche se  “questo quadro non tiene conto” degli effetti del nuovo Dpcm.  “Siamo costretti ad intervenire in un’ottica di prudenza” per attuare nuove misure e “per eseguire una strategia di contenimento del contagio. Questa strategia va modulata a seconda della situazione delle Regioni. Per questo motivo adotteremo una decisione per interventi modulati sulla base di rischi elevati sul territorio sulla base di criteri scientifici. Introdurremo un regime differenziato basato su differenti scenari regionali”.
Il capo del Governo ha quindi detto che “in questo momento non stiano assistendo a una crescente tensione nei reparti di terapia intensiva, piuttosto assistiamo a un crescente affollamento negli altri reparti, con particolare riguardo alle terapie subintensive e all’area medica in generale”, spiegato’ il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aggiungendo poi che  “il commissario Arcuri ha già acquistato 10 milioni di test rapidi”, in modo che “le Regioni potranno somministrare fino a 100mila test rapidi al giorno”.

“Nei prossimi giorni verranno distribuiti nuovi ventilatori. Attualmente sono occupati poco più della metà dei posti letti in terapia intensiva. Ricordo che a inizio emergenza i posti erano 5.179, abbiamo lavorato per attivare altri 3.370 posti e siamo arrivati agli attuali 9.052. Il commissario Arcuri ha a disposizione altri nuovi ventilatori che verranno distribuiti per arrivare a 10.841” ha poi specificato Conte, confermando che “la curva dei contagi di sabato ha imposto un nuovo corpus delle misure restrittive da adottare anche prima di mercoledì (ovvero domani, affermazione che potrebbe significare che nuove misure potrebbero essere varate già oggi, NdR)“.

Nel prossimo dpcm indicheremo 3 aree con tre scenari di rischio con misure via via più restrittive” ha poi  anticipato il primo ministro. “L’inserimento di una Regione avverrà con un’ordinanza del ministro della Salute”. Il dpcm  prevederà anche “integralmente” la didattica a distanza per le scuole di secondo grado. Ma Conte ha anche affermato che saranno fatti “tutti gli sforzi finanziari che servono per costituire elementi di stabilità e certezza per il mondo del lavoro”, per questo il governo ha varato il decreto legge Ristori e ha esteso il blocco dei licenziamenti fino a fine marzo.
“Per l’intero territorio nazionale intendiamo intervenire solo con alcune specifiche misure che contribuiscano a rafforzare il contenimento e la mitigazione del contagio. Chiudiamo nei giorni festivi e prefestivi i centri commerciali ad eccezione di negozi alimentari, parafarmacie e farmacie ed edicole dentro i centri commerciali”.
Il governo prevede di adottare a livello nazionale “limiti alla circolazione delle persone nella fascia serale più tarda” e “la riduzione dal 50 % del limite di capienza dei mezzi pubblici locali”.
“Chiuderanno ahimè anche musei e mostre” ha aggiunto Conte, riferendo alla Camera sui contenuti del prossimo Dpcm. Chiuderanno anche “sale scommesse e video giochi”.
Infine sarà introdotto “il limite agli spostamenti da e verso le Regioni con elevati coefficienti di rischio“,  salvo esigenze di lavoro, studio e salute.
Nell’impegnativa giornata di lavori parlamentari sono state poi presentate poi due risoluzioni, una di maggioranza e l’altra di opposizione. La prima impegna il governo “a intervenire in costante confronto con le Regioni con misure restrittive crescenti, adeguate all’evoluzione della pandemia, che siano ispirate ai principi di massima precauzione, di proporzionalità e di adeguatezza, sulla base di parametri oggettivi che consentano di non sottovalutare la severità e l’imprevedibilità della pandemia stessa, che continua a crescere con preoccupante rapidità”.
La risoluzione unitaria presentata dal Centrodestra ruota invece intorno alla premessa  che “il Governo non ha fatto altro che accumulare ritardi su ritardi”.
In tema di sanità – si legge nel documento dell’opposizione  – “si registrano gravi ritardi da parte del Ministero competente e del Commissario straordinario, in primis, nell’attuazione dei piani presentati dalle regioni per il rafforzamento delle terapie intensive, ai sensi del di quanto previsto dall’articolo 2 decreto-legge rilancio”.

“I piani sono stati presentati dalle Regioni  nel rispetto delle scadenze prefissate – si legge ancora nelle premesse della risoluzione unitaria del centrodestra – ma il bando per la loro attuazione è stato pubblicato dal Commissario straordinario solamente a inizio ottobre, con un ritardo, inaccettabile, di diversi mesi, che adesso renderà estremamente difficoltosa la realizzazione delle opere programmate, poiché potrebbe comportare la chiusura dei reparti oppure lo spostamento dei pazienti proprio nel momento in cui gli ospedali si trovano sotto pressione; sempre in tema di sanità, si sono registrate gravi lacune sul fronte del potenziamento dell’assistenza territoriale, dell’intensificazione delle cure e dei tamponi a domicilio, nonché del reclutamento dei medici, degli infermieri e degli operatori sociosanitari, in particolare presso le residenze sanitarie assistenziali e le strutture analoghe”.

“Ancora – continua la risoluzione del centrodestra – è stato fatto poco, o nulla, sul fronte della tutela dei pazienti non Covid-19, (pazienti cronici, pazienti oncologici, solo per citarne alcuni) il cui diritto alla continuità assistenziale è stato duramente compromesso poiché molta, se non tutta, l’offerta specialistica ambulatoriale e di reparto è stata assorbita, non certo per sua colpa, dalle situazioni di urgenza; stesso discorso vale, purtroppo, per i lavoratori fragili, per i soggetti immunodepressi, per le persone con  disabilità fisica, sensoriale, relazionale e intellettiva, così come per i loro familiari e caregiver, i quali tra una proroga dello stato di emergenza e l’altra sono stati dimenticati dal Governo, con tutele solo parziali, deficitarie e puntualmente tardive; sul fronte della scuola nessun investimento è stato fatto a sostegno dell’edilizia, del recupero di nuovi spazi e dell’approvvigionamento dei presidi medici presso le strutture scolastiche; altrettanto gravi sono le mancanze registrate nel settore dei trasporti pubblici”.