Commissari straordinari, nuovi supereroi: beato chi non ne ha bisogno

Roma, 9 luglio – Commissario straordinario: nelle previsioni dei legislatori che istituirono la figura per servirsene, all’occorrenza,  in situazioni appunto straordinarie, doveva trattarsi di un ruolo temporaneo. Nel nostro Paese, però, dove (cfr. l’incitazione di oggi) niente è più definitivo del provvisorio, l’incarico non ha tardato molto a trasformarsi geneticamente, dando vita a una genìa di supereroi (in genere professionisti, manager, boiardi, prefetti e politici) gratificati con ottimi stipendi e incarichi cumulabili.  E soprattutto liberi di dare vita, da veri e propri plenipotenziari, a un’amministrazione parallela con procedure accelerate e corsie preferenziali, deroghe e proroghe, molta discrezionalità e poco controllo.

Così, le ottime intenzioni di chi ha previsto questa figura –  effettivamente necessaria, in un Paese che sforna leggi, regolamenti e circolari a velocità doppia e in quantità tripla a quella con cui il Mulino Bianco  – per  gestire meglio e velocizzare situazioni che altrimenti rischierebbero di bloccarsi come le autostrade liguri, finiscono spesso per naufragare e i risultati  non solo non sono quelli sperati, ma addirittura opposti. E non mancano i casi in cui il primo bene che il commissario straordinario deve garantire, ovvero la trasparenza, a dire poco si opacizza. Inevitabile, dunque, parafrasare Brecht: beato il Paese che non ha bisogno di superoi.

Alla figura dei CS, i Commissari Straordinari “superman di Stato”, è dedicata oggi una sapida riflessione de Linkiesta, che – a sommesso giudizio del nostro giornale – merita sicuramente i cinque minuti necessari per la sua lettura, alla quale rimandiamo volentieri. Non senza per prima anticipare che, ovviamente, l’articolo prende le mosse da un supereroe ben noto ai farmacisti, Domenico Arcuri (nella foto), commissario straordinario all’emergenza Covid riuscito a  collezionare in un trimestre più critiche e polemiche del numero di francobolli messi insieme in una vita di appassionata dedizione da Filippo De Ferrari, il più grande filatelico di tutti i tempi.  Uno così bravo da meritarsi, oltre alla presidenza di Invitalia e al governo dell’emergenza pandemica, anche il ruolo di superconsulente della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina (“Sarà indispensabile”, ha dichiarato la titolare del Miur., che il Signore la protegga)  per  snellire i processi burocratici, provvedere all’acquisto e alla distribuzione degli arredi scolastici e dei dispositivi di sicurezza. E c’è già che, pensando semplicemente al caso mascherine, incomincia a mormorare preci per le nostre scuole…

Impossibile, però, resistere alla tentazione di anticipare anche la considerazione (a nostro giudizio definitiva) di Carlo Cottarelli, uno che il ruolo del commissario straordinario lo conosce bene, per esserlo stato, senza però mai malintenderlo e (soprattutto) senza mai indossare il mantello rosso  o secernere ragnatele dai polsi.   “La nomina continua di queste figure è l’ammissione che la pubblica amministrazione non funziona” dice a Linkiesta Cottarelli, commentando la creazione con il Decreto Semplificazione di altri 47 tecnici con poteri speciali per vigilare su ogni nuova opera. “Quando si chiama un commissario bisognerebbe chiedersi perché c’è bisogno di lui e perché quelle mansioni non possano essere svolte dagli uffici ordinari e dagli alti dirigenti. Cosa si è fatto in questi anni per rendere più efficiente la pubblica amministrazione? La verità è che oggi non si misura il risultato e non esistono incentivi per i dipendenti pubblici che producono”.

La soluzione, dunque, non è nei Superman, ma altrove: “La pubblica amministrazione non funziona e bisogna intervenire su questo, non sui commissari” afferma Cottarelli. “Serve un settore pubblico che funzioni velocemente e non intralci, occorre ridurre le norme e gestire meglio il personale. Spero che il decreto semplificazioni non sia una tantum, sarebbe troppo poco. D’altronde la sburocratizzazione del Paese non si risolve con decreto”.  E nemmeno, come osserva giustamente Linkiesta,  con un commissario straordinario.