Ccnl farmacie, i sindacati al Governo: ‘Situazione grave, subito il rinnovo’

Roma, 27 novembre – Come annunciato nel corso dell’assemblea nazionale tenutasi in remoto la scorsa settimana,  le segreterie nazionali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno inviato ai ministri della Salute e del Lavoro, Roberto Speranza e Nunzia Catalfo per sollecitare il rinnovo del Ccnl Farmacie, atteso da oltre sette anni, con la richiesta di un incontro con il governo per accelerare la chiusura delle trattative e fare fronte alle nuove esigenze sanitarie, sempre maggiori e sempre più complesse a causa delle emergenze pandemiche, con inevitabili effetti sul lavoro e l’impegno quotidiano dei farmacisti.

I sindacati, fin dall’incipit della loro lettera, evidenziano “la grave situazione in cui versano i lavoratori e le lavoratrici delle farmacie private e speciali” e illustrano la fase di stallo delle trattative, di fatto arenate. Il ritardo  interessa 100 mila lavoratori, dei quali 70 mila farmacisti dipendenti, e non collima con il maggior carico di lavoro al quale sono stati sottoposti i farmacisti in questa pandemia e nemmeno con la richiesta di nuove mansioni, quali lo svolgimento di tamponi, vaccini e test.

L’associazione datoriale (Federfarma, ndr) ha messo in campo una piattaforma con un aumento ridicolo di 80 euro al primo livello, in cambio della restituzione di permessi, dell’abbassamento della maggiorazione e dell’ampliamento della flessibilità” spiega alla piattaforma di comunicazione e informazione ella Cgil collettiva.it Benedetta Mariani (a sinistra),  coordinatrice del settore Farmacie della Filcams Cgil Toscana e responsabile del sito informativo  www.farmacie.blog.it,  preoccupandosi anche di sottolineare  “il sostegno enorme dato alla sanità territoriale durante questa pandemia in una situazione contrattuale e di sicurezza non rispondente al carico di lavoro e al ruolo svolto”.

Mariani esplora anche le cause imputabili all’evoluzione del sistema soprattutto negli ultimi anni: “La spesa sanitaria ospedaliera è esplosa, mentre si contrae quella territoriale, le Asl fanno sostanziosi buchi e le Regioni compensano con tagli alla sanità territoriale. Negli ultimi quindici anni una ‘ricetta rossa’ ha dimezzato il suo valore, a parità di ricetta una farmacia prende praticamente la metà dalla convenzione con il sistema sanitario nazionale. Ora la convenzione è scaduta da un sacco di tempo, così la remunerazione e le associazioni datoriali dicono che senza rinnovo non riescono a mettere nel contratto un euro in più”.

Circostanze che possono eventualmente essere “reali per le farmacie rurali, ma questo contratto è applicato anche dalle multinazionali che di farmacie ne gestiscono centinaia”  sottolinea Mariani, ricordando che “le retribuzioni sono ferme dal 2012 ed è quindi urgente rinnovare i contratti per questo e per il lavoro enorme fatto in questi mesi”.

La realtà di questi giorni racconta dei gazebo che si cominciano a vedere davanti ad alcune farmacie nelle strade delle nostre città, quasi un simbolo, una prova tangibile del ruolo che i farmacisti sono e saranno chiamati a ricoprire in questa perdurante pandemia, anche al di là della consueta richiesta di competenze. Un cambiamento, scrive collettiva.it, “che richiederebbe anche nuove tutele contrattuali, comprese quelle inerenti la salute dei lavoratori”.

Da qui l’ulteriore senso della richiesta dei sindacati per un incontro con i ministri: “Dopo mesi di grande impegno quotidiano, con grande sforzo di disponibilità da parte dei dipendenti, ora si affaccia anche l’ipotesi di attribuzione alle farmacie di un ulteriore presidio medico per lo svolgimento dei test sierologici. I lavoratori e le lavoratrici delle farmacie – conclude la lettera dei sindacati confederali – sono pronti a continuare nella loro opera di impegno, professionalità e collaborazione nell’interesse generale, ma chiedono il giusto riconoscimento del proprio lavoro”.