Cavaleri (Ema): “C’è un nesso Vaxzevria-trombi, dobbiamo capire quale”

Roma, 7 aprile – Secondo quanto anticipato ieri da Il Messaggero, l’Agenzia europea del farmaco confermerebbe l’esistenza di un “legame” tra il vaccino anti-covid di AstraZeneca e dei casi di trombosi.

Risultato immagine per marco cavaleri emaAd affermarlo, in un’intervista al quotidiano romano. è stato Marco Cavaleri, capo della strategia dei vaccini dell’Ema (nella foto a sinistra), l’Agenzia europea dei medicinali, confermando così i dubbi già emersi nelle scorse settimane che avevano spinto diversi Paesi (tra i quali il nostro) a sospendere precauzionalmente la somministrazione. “Ora possiamo dire che è chiaro che c’è un legame con il vaccino (il riferimento è a Vaxzevria, NdR). Cosa causi questa reazione, tuttavia, non lo sappiamo ancora” ha detto Cavaleri. “Per riassumere, nelle prossime ore diremo che c’è un legame, ma dobbiamo ancora capire come avviene”. Lo ha anticipato Marco Cavaleri, capo della strategia dei vaccini dell’Agenzia europea dei medicinali in un’intervista a Il Messaggero, confermando i dubbi già emersi nelle scorse settimane che avevano spinto diversi Paesi a sospendere precauzionalmente la somministrazione. Uno stop che era durato però solo qualche giorno.

L’Ema subito dopo ha però ridimensionato le parole del suo dirigente, rimandando a comunicazioni ufficiali che potrebbero arrivare oggi o al più domani. Secondo il portavoce Eric Mamer (nella foto a destra), la Commissione europea non era a conoscenza dell’intervista rilasciata al quotidiano italiano, della quale si è avuta notizia “pochi minuti prima della conferenza stampa” della Commissione europea, appuntamento che si tiene ogni giorno a mezzogiorno.

“Non ho molto da aggiungere” ha continuato il portavoce Ue per la salute Stefan de Keersmaecker. “Questi legami sono in fase di analisi da parte dell’Ema, l’indagine continua questa settimana. Aspettiamo che l’Ema si pronunci”. Circostanza, questa, che potrebbe avvenire oggi o domani.

Sul vaccino di AstraZeneca, questa volta, solleva dubbi anche il Paese che fin qui lo ha difeso strenuamente e utilizzato massicciamente, ovvero il Regno Unito, dove è stata  sospesa la sperimentazione del vaccino in corso sui bambini. Lo ha annunciato l’Università di Oxford, che ha precisato di aver preso la decisione in attesa di un’analisi, effettuata dall’agenzia del farmaco britannica, la Mhra, sulla possibile correlazione fra il vaccino anti-coronavirus e i casi di trombosi tra gli adulti. Andrew Pollard, dell’Oxford Vaccine Group, ha spiegato che i ricercatori hanno sospeso la sperimentazione in attesa di ulteriori informazioni, escludendo però preoccupazioni sulla sicurezza. I trial del vaccino AstraZeneca erano iniziati lo scorso febbraio su bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni. I circa 300 partecipanti cui è stato già somministrata almeno una dose di vaccino continueranno a essere monitorati, ma per il momento non verranno effettuati ulteriori test finché non arriva il responso.

Sebbene non ci siano preoccupazioni per la sicurezza nella sperimentazione pediatrica” ha precisato Pollard “attendiamo ulteriori informazioni dall’Mhra sui rari casi di trombosi e trombocitopenia che sono stati segnalati negli adulti, prima di somministrare altri vaccini”.

Calum Semple, medico dell’Università di Liverpool, ha detto che la decisione è stata presa per “eccezionale cautela” e solo perché i bambini non sono immediatamente a rischio di morte da Covid e quindi nel loro caso ci si può “prendere il tempo per considerare attentamente”.

Il Regno Unito non ha mai sospeso la vaccinazione, sebbene anche oltre Manica ci siano stati dei casi, in numero molto limitato (come peraltro in Europa): sono stati segnalati 30 coaguli di sangue connessi a un basso numero di piastrine nei pazienti e sette morti su 18 milioni di vaccinati. Sebbene la percentuale sia vicina allo zero, gli esperti vogliono capire se c’è una correlazione e, ove la risposta fosse positiva, se ci siano dei fattori che aumentano il rischio.

Rimane sulle sue posizioni l’Organizzazione mondiale della sanità, che continua a ribadire che “al momento non ci sono legami tra trombosi e vaccino AstraZeneca”. Lo ha ribadito il direttore del dipartimento di regolamentazione e pre-qualificazione dell’agenzia sanitaria dell’Onu, Rogério Paulo Pinto de Sá Gaspar, nel corso di un briefing a Ginevra. “Dalla Gran Bretagna e da altri Paesi continuano ad arrivare dati che sono analizzati dagli esperti Oms” ha detto il dirigente Oms “e per il momento è importante ribadire che i benefici continuano a superare i rischi”.

Sull’argomento, è intervenuto ieri il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, nel corso della trasmissione 24Mattino su Radio 24,  prefigurando la possibilità che l’Ema possa introdurre “per maggiore precauzione” limitazioni dell’impiego del vaccino AstraZeneca per una determinata categoria. “È successo anche per tanti altri farmaci” ha precisato Sileri, ricordando che  nel caso di AstraZeneca il vaccino è stato utilizzato “in un numero estremamente alto di soggetti, mentre gli eventi trombotici rari segnalati sono pochissimi. Non vi è ombra di dubbio che vi sia un rapporto rischio-beneficio positivo”.

Tuttavia, “‘Ema può  individuare dei sottogruppi di popolazione che presentano un comune denominatore per un maggiore livello di rischio” ha spiegato Sileri “e valutare il rapporto causa-effetto in tali gruppi” in relazione agli eventi trombotici rari che sono stati segnalati. Quanto alla possibilità che l’Ema arrivi quindi a limitare l’uso del vaccino escludendo alcune categorie, “rientra nei processi di farmacovigilanza ed è gia’ successo per tanti altri farmaci” ha sottolineato Sileri “a partire dall’aspirina, per la quale a partire dagli anni ’80 e’ stato posto un limite d’uso per la fascia dei bambini sotto i 12 anni per alcuni eventi avversi”.