Campagna vaccinale, in arrivo oggi un milione di dosi del vaccino Pfizer

Roma, 23 marzo – Accelerare, accelerare, fortissimamente accelerare: questa la parola d’ordine intorno alla quale ha ruotato l’incontro di ieri tra il presidente del Consiglio Mario Draghi, il commissario all’emergenza Covid  Francesco Paolo Figliuolo (nella foto) e il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio. Fare presto, perché nessuno deve rimanere indietro, soprattutto non devono restare in coda anziani e fragili, le categorie che sopra ogni altra vanno protette, agevolando il loro accesso ai vaccini anti-Covid. Il piano vaccinale arranca e deve cambiare marcia, non sono contemplati ulteriori ritardi e men che meno inefficienze: la campagna vaccinale è la più grande scommessa del governo Draghi e non può fallire. Dunque serve maggior coordinamento, occorre fare di più.

Il dato positivo emerso dall’incontro di ieri è l’annuncio che  entro 24 ore – dunque nella giornata di oggi – verranno consegnate circa un milione di dosi del vaccino Pfizer alle Regioni, distribuite in 214 strutture sanitarie. Si tratta del vaccino ‘made in Usa’ che viene somministrato prioritariamente alle persone anziani e a quelle più vulnerabili. La fascia di popolazione dove occorre recuperare terreno considerando che solo il 15% degli over 80 ha finora ottenuto entrambe le dosi necessarie. L’arrivo del vaccino Pfizer, da questo punto di vista,  è una boccata d’ossigeno importante.

Le aspettative  riguardo alla campagna vaccinale, però, erano ben altre: entro la fine di marzo l’Italia avrebbe dovuto disporre di 15.694.998 dosi ma è probabile che ne mancheranno circa 2,6 milioni, a meno di una improbabile consegna-monstre da parte di Astrazeneca. Con le dosi di Pfizer in arrivo in queste ore, le 336.600 di Moderna già consegnate e le 279mila di Astrazeneca previste per la settimana, si arriverà a quasi 11,2 milioni. Ai quali dovrebbero aggiungersi, in consegna la prossima settimana, un altro milione di Pfizer, circa 500mila di Moderna e probabilmente altre 300mila del vaccino anglo svedese, per un totale di 13 milioni. 2,6 milioni in meno, dunque, che dipendono fondamentalmente dai ritardi di Astrazeneca.Visualizza immagine di origine

Tra le misure per accelerare la campagna, c’è quella di dare impulso alle postazioni vaccinali mobili, costituite da un equipe di medici e infermieri:  un mezzo ogni 20-40mila persone per raggiungere soprattutto i Comuni più piccoli e aiutare le Regioni in maggiore difficoltà a snellire le liste d’attesa. Uno dei problemi maggiori, infatti, è proprio la diversa velocità alla quale viaggiano le campagne vaccinali nelle diverse Regioni: alcune procedono con speditezza, altre invece ancora arrancano. Per questo Draghi ieri ha incontrato anche la ministra per gli Affari Regionali Maria Stella Gelmini (nella foto) per fare il punto sulle soluzioni che concorreranno a rafforzare la collaborazione e il coordinamento con le Regioni e dare tempestiva attuazione al nuovo piano vaccinale.

La prima mossa è quella di attivare e mettere a disposizione  il volontariato di protezione civile: le Regioni che ne faranno richiesta potranno utilizzare i volontari.  Ma il nodo centrale è il rafforzamento del coordinamento tra le Regioni, in modo che tutte le amministrazioni vadano nella stessa direzione e, soprattutto, si annulli il gap tra quelle virtuose, come il Lazio, e quelle che stanno avendo più difficoltà, come la Calabria – dove in settimana arriverà il commissario Figliuolo – la Sardegna, la Liguria e la Lombardia, dove ogni giorno sembra scoppiare un problema, come il caos sulle prenotazioni che ha mandato in tilt la campagna vaccinale nei giorni scorsi e indotto il  presidente della Giunta regionale Attilio Fontana a rimuovere in blocco i vertici della società regionale Aria.

Che il nodo della questione fosse lì, del resto, Draghi lo aveva già ben compreso, tanto che nella sua conferenza stampa di qualche giorno fa, ribadendo che l’obiettivo del governo di portare le somministrazioni a 500mila al giorno da metà aprile, era stato chiaro: “Le Regioni vanno in ordine sparso e questo non va bene. Andiamo forte a livello nazionale ma le Regioni sono molto difformi nei criteri e nella capacità di somministrare i vaccini, alcune arrivano al 25% altre al 5%”.

Intervenire, dunque, è necessario. Il ministro Gelmini ha ribadito che si aiuteranno le Regioni dal punto di vista logistico e delle somministrazioni, con personale della Protezione civile e dell’esercito, ma non c’è alcuna volontà di commissariamento. E che le priorità sono i soggetti fragili, disabili e i caregiver. Una delle ipotesi sul tavolo è quella di estendere la piattaforma per le prenotazioni predisposta da Poste anche ad altre Regioni oltre a quelle che già la usano (Calabria, Sicilia, Abruzzo, Marche e Basilicata). Si potrebbe aggiungere all’elenco anche la Lombardia. La vaccinazione può essere prenotata dai cittadini online, tramite un call center ad hoc, o attraverso l’Atm Postamat inserendo la propria tessera sanitaria, o tramite i palmari in dotazione ai postini. La piattaforma registra anche la somministrazione e inserisce automaticamente nell’anagrafe vaccinale nazionale il nominativo, in vista di un possibile patentino.

Più dell’aiuto, però, le Regioni chiedono le dosi. “Più che di una task force – dice il vicepresidente della Conferenza delle Regioni e presidente della Liguria Giovanni Totiabbiamo bisogno dal governo di una programmazione seria e rispettata dei vaccini che arriveranno”. Sempre per quanto riguarda le situazioni regionali, il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini si dice convinto che entro la fine di aprile avrà immunizzato tutti gli over 80 e quello del Veneto Luca Zaia ipotizza entro l’inizio del mese. Sempre, oviamente, che arrivino le dosi.

Intanto si profila all’orizzonte il dibattito interno al governo sulle prossime misure anti-Covid: scadranno subito dopo Pasqua, ma il presidente del Consiglio vuole che vengano rinnovate con un po’ di anticipo, così da non prendere gli italiani alla sprovvista. Una partita che va dunque affrontata e chiusa la prossima settimana al massimo, subito dopo il Consiglio europeo. La ministra alla Famiglia e alle Pari opportunità, Elena Bonetti, auspica che anche in zona rossa le scuole, almeno infanzia e primaria, possano riaprire i cancelli subito dopo le vacanze pasquali. Anche le altre forze di maggioranza sembrerebbero d’accordo, complice un nuovo studio che evidenzia l’assenza di correlazione fra contagi e lezioni in presenza. “Credo si possa fare, è ben più di una speranza”, ha detto all’Adn Kronos uno dei ministri interessati al dossier.