Assofarm: “Vaccinazioni, evitare il pericolo di una reazione a catena”‘

Roma, 1 ottobre –  “Un mese fa eravamo di fronte ad una situazione critica che richiedeva azioni immediate, oggi siamo di fronte ad un problema ormai evidente per il quale non abbiamo fatto abbastanza. Mentre diversi altri Paesi europei hanno affrontato l’emergenza con il buonsenso e spirito pratico, noi non siamo riusciti a rompere schemi ordinari del tutto insostenibili in un periodo drammatico come questo”.

Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm, la sigla delle farmacie pubbliche,  commenta così quella che, ogni giorno che passa, sembra sempre di più una marcia di avvicinamento a un disastro annunciato, ovvero l’impossibilità del nostro sistema sanitario – sic stantibus rebs – a dare una risposta efficace alla copertura vaccinale antinfluenzale della popolazione, con tutti i problemi che – anche in ragione della circolazione in contemporanea del Sars CoV 2 – immancabilmente  seguiranno, con riflessi pesanti sul sistema economico e sanitario del Paese.

A innescare il problema, che sono in molti a denunciare ormai da mesi, non sono soltanto le limitate disponibilità di dosi di vaccino antinfluenzale che lasceranno sguarnite le farmacie e impediranno l’accesso all’immunizzazione di milioni di cittadini attivi, ma anche l’impossibilità – più volte rimarcata dagli stessi medici – di fare fronte a esigenze di distribuzione e somministrazione che saranno pressoché doppie rispetto a quelle dello scorso anno.

“I vaccini attualmente disponibili per la popolazione attiva” spiega al riguardo il segretario generale di Assofarm,  Francesco Schitosono certamente pochi, ma paradossalmente rischiano di essere troppi per la capacità somministrativa dei medici di medicina generale.  Questi ultimi rischiano di non avere il tempo necessario per vaccinare entro i termini tecnici tutti i loro pazienti delle fasce non coperte. A pochi vaccini disponibili corrisponderanno così ancor meno persone vaccinate. Le conseguenze potrebbero essere devastanti. Medici e ospedali affollati di malati di influenza che temono di aver il Covid, un’economia ulteriormente rallentata da troppi lavoratori ammalati. Non ultima” sottolinea Schito “l’ormai cronica disparità territoriale che caratterizza la maggior parte delle nostre criticità sanitarie: come ha recentemente rilevato la Fondazione Gimbe, solo 12 Regioni italiane sono attualmente riuscite a dotarsi di quantitativi di dosi sufficienti alla copertura del 75% della popolazione target per età.

“Temiamo insomma l’innescarsi reazione a catena di problemi che non possiamo permetterci” conclude Gizzi “e che sarebbe stata facilmente evitabile se avessimo adottato sistemi di somministrazione più pratici e comunque sicuri”. Come ad esempio (il presidente di Assofarm non lo dice ma in tutta evidenza lo sottintende) l’impiego attivo della rete della farmacie territoriali nella campagna vaccinale, come avviene in molti altri Paesi del mondo. Dove, quando si tratta di affrontare situazioni eccezionali, non si esita un momento a saltare le prassi ordinarie e trovare e adottare con molto pragmatismo risposte e soluzioni altrettanto eccezionali. Questione di buon senso e spirito pratico, come appunto sostiene Gizzi e molti altri con lui, all’interno delle stesse istituzioni sanitarie. Peccato che, almeno fin qui, a un pugno di giorni dall’inizio della campagna vaccinale, restino ancora inascoltati.