Assofarm: “Da norma Gemmato spinta per rinnovo convenzione”

Roma, 23 giugno – La cosiddetta “norma Gemmato” non un punto d’arrivo, ma sicuramente un buon punto di partenza e un booster per il ritorno nelle farmacie di comunità di molti dei farmaci del Pht che – senza ragioni plausibili nè vantaggi dimostrabili – sono oggi stretto appannaggio della dstribuzione diretta da parte di strutture ospedaliere e Asl.

A confermare questa valutazione della disposizione nata da un emendamento al Decreto Liquidità presentato dal segretario della Commissione Affari sociali della Camera e responsabile nazionale Sanità di Fratelli d’Italia Marcello Gemmato (nella foto), grazie al quale è ora possibile distribuire alcuni tipi di farmaci della diretta in regime di dpc nelle farmacie convenzionate con il Ssn, con le modalità e alle condizioni stabilite dagli accordi regionali stipulati e fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica determinata dal Covid-19,  è stato l’appuntamento online organizzato ieri da Assofarm, la Federazione della farmacie pubbliche.

Scopo dichiarato dell’appuntamento era proprio quello di innescare un pubblico confronto sull’importante misura appena ricordata, che potrebbe essere l’interruttore del necessario processo di riequilibrio dei “pesi” e delle dinamiche  del servizio farmaceutico, ormai da anni sempre più spostati verso le strutture pubbliche del Ssn, con inevitabili quanto pesanti conseguenze sia sugli assistiti sia sulla sostenibilità economica delle farmacie di comunità.

Il problema è stato messo a fuoco  fin dalle prime battute del dibattito proposto ieri da Assofarm: “Come federazione delle farmacie pubbliche abbiamo subito evidenziato la grandissima importanza dell’iniziativa legislativa dell’on. Gemmato” ha infatti esordito il segretario generale di Assofarm Francesco Schito, che ha aperto la diretta Facebook e moderato i lavori, ai quali hanno partecipato lo stesso Gemmato, il commercialista e docente dell’università di Pisa Franco Falorni, il segretario generale di Cittadinanzattiva Antonio Gaudioso e il presidente di Assofarm Venanzio Gizzi.

“Nel prossimo futuro ci aspetta un grande lavoro sulla determinazione dei costi occulti della distribuzione diretta” ha detto subito Gemmato, a significare che bisogna insistere fin da subito sulla strada aperta dalla breccia del suo mendamento. Costi che, ha evidenziato il parlamentare pugliese, titolare di farmacia a Terlizzi, in provincia di Bari, non sono davvero di poco conto e vanno dal maggiore impatto del personale delle farmacie ospedaliere alla contabilizzazione dei farmaci scaduti, per arrivare si costi sociali sostenuti dai cittadini, tra i quali vanno ricompresi “quelli sanitari e umani generati dalla mancata osservanza delle terapie da parte di quei pazienti che faticano a raggiungere con continuità e regolarità la farmacia ospedaliera”.

Per Gaudioso, ogni futura analisi sui costi dovrebbe essere guidata da un solo obiettivo: cosa è meglio per il cittadino. “Il tema è armonizzare efficienza della spesa e umanizzazione della cura” ha detto il segretario di Cittadinanzattiva. “Abbiamo atteso troppo per la farmacia dei servizi, per nuovi modelli di presa in carico del paziente, poi quando è arrivato il Covid abbiamo scoperto che mancava la sanità territoriale”.

A Falorni è spettato il compito di riflettere sullo stato dell’arte economico: “Dal 2006 d oggi, da quando abbiamo iniziato a parlare di nuovi modelli di remunerazione del farmacista, la farmacia ha perso in redditività ma ha tenuto ferma la propria professionalità” ha affermato il commercialista pisano. “Abbiamo resistito alla deriva commerciale, ma il prezzo di tutto ciò è stata una crescente fragilità economica, soprattutto per le piccole farmacie, urbane e rurali. Questa tendenza deve essere invertita: senza sostenibilità economica viene meno anche la mission sanitaria”.

Gizzi ha quindi animato il dibattito ponendo una serie di domande: è possibile rimandare ancora il rinnovo della Convenzione anche dopo l’esperienza del coronavirus? È possibile relegare la farmacia ai margini del Ssn dopo il contributo che ha dato per tutta l’emergenza? È possibile non coinvolgere le farmacie nella vaccinazione di massa che verosimilmente dovremo affrontare al prossimo autunno?

Interrogativi ai quali, secondo Gemmato, oggi non vi sono risposte certe. “Non è affatto scontato che nei 37 miliardi del Mes, ammesso che il nostro Paese ne usufruisca, siano compresi interventi a favore della farmacia” ha spiegato il parlamentare, al quale ha fatto subito eco Schito: “Nei primi interventi emergenziali, la politica ha dimostrato pochissima considerazione per le farmacie. Tanti fondi per gli infermieri, nulla per le farmacie, anche se la quasi totalità di esse è rimasta aperta per tutto il lockdown”.

Annotazioni non proprio cariche di ottimismo, che però non hanno scalfito la convinzione che qualcosa abbia comunque cominciato a muoversi davvero. Una convinzione che ha trovato espressione nelle conclusioni di Gizzi, che ha ricordato come il peso della Dpc stia crescendo sensibilmente in diverse Regioni. Eloquente, al riguardo, un dato reso noto ieri da Francesco Cavone, direttore Consumer healthcare market di Iqvia durante una tavola rotonda organizzata sempre a distanza da Cosmofarma sul tema della ripresa post-Covid e delle prospettive economiche del comparto pharma:  dall’inizio dell’anno la distribuzione diretta è calata a valori del 6%, mentre la dpc è cresciuta del 21%. Dato che, se confermato, è indicativo di un’inversione di tendenza.

“Del resto siamo tutti d’accordo sul fatto che la norma Gemmato dimostra come ormai vecchie certezze a favore della diretta stiano venendo meno” ha concluso Gizzi. “Dobbiamo avere la forza di riprendere con decisione il confronto congiunto tra rinnovo della Convenzione e nuova remunerazione”.