Afen: “Va ampliato il ruolo del farmacista nella nutrizione”

Roma, 2 luglio – Tra le evidenze che emergono dalla lettura dei dati di mortalità correlati a Covid come causa diretta o concausa, va contemplato un possibile ruolo della sindrome metabolica, con le caratteristiche intrinseche che colpiscono in modo variabile i vari individui, che potrebbe aver avuto un peso rilevante in coloro che avevano manifestato la patologia in forma grave o fatale, considerando l’aspetto “infiammatorio” della patologia stessa.

A ricordarlo è una lunga nota diffusa ieri dal segretario generale dell’Associazione farmacisti esperti in nutrizione (Afen), Francesco M. D’Amore (nella foto), che parte da qui per interrogarsi su quale potrà essere, nei prossimi mesi, l’effetto del lockdown in termini d’incremento del rischio delle malattie metaboliche correlate alla scorretta alimentazione e alla riduzione dell’attività motoria sull’intera popolazione italiana.

Una stima difficile, che però non impedisce a D’Amore di ipotizzare scenari preoccupanti, alla luce del fatto che circa il 40% della popolazione italiana ammette un incremento ponderale e che incombe anche il rischio di una seconda ondata pandemica di Covid 19 nei mesi invernali, che troverebbe una popolazione “metabolicamente” più indifesa.

Il problema, rileva il segretario dell’Afen, è che i cittadini sono molto spesso poco consapevoli di questa particolare condizione e, non bastasse, sul territorio non abbondano davvero gli operatori sanitari realmente capaci di trasferire le informazioni corrette soprattutto ai soggetti più fragili e di dare all’occorrenza risposte efficaci e rapide.  Considerazione che porta D’Amore a riaprire la vexata quaestio di quale  ruolo le farmacie, le parafarmacie  e i farmacisti che in esse lavorano  (dimostratisi  tutti, durante l’emergenza epidemica,  “insostituibili baluardi di difesa della salute pubblica, per la capillare distribuzione sul territorio”) possano recitare in materia di consulenza nutrizionale  e dietologica, questione controversa, sulla quale – rispondendo a un quesito dell’Ordine di Salerno – era intervenuta la stessa Fofi, per precisare che “il farmacista può esercitare l’attività di nutrizionista, nel rispetto della legislazione vigente, limitando l’attività in campo nutrizionistico alla sola consulenza”, ovvero dare informazioni riguardanti medicinali, integratori alimentari e, comunque, altri prodotti venduti in farmacia (sulla scorta di un parere del Consiglio superiore di Sanità del 15 dicembre 2009), ma chiarendo che  “la prescrizione delle diete (…) è riservata alla competenza del medico, del biologo e del dietista”.

Afen, però, si domanda chi più del farmacista territoriale sia “in grado di individuare, anche attraverso gli strumenti autodiagnostici, i soggetti più a rischio e, valutando le loro condizioni, indirizzarli verso la diagnosi medica o la presa in carico diretta? Già, perché se la Farmacia dei Servizi deve rispondere alla necessità di sviluppare nuovi modelli di presa in carico del paziente, attraverso il rilancio delle sinergie tra gli operatori sanitari, non devono essere tralasciare le competenze proprie del farmacista e tra esse la nutrizione”.

Secondo D’Amore, esistono pronunce autorevoli (come la sentenza n.20281/17 della Corte di Cassazione e lo stesso commento ufficiale della Fofi all’art. 15 del Codice deontologico del farmacista) che autorizzebbero a ritenere che “un farmacista opportunamente formato è un perfetto consulente del wellness, della nutrizione e dei corretti stili di vita, tema ampiamente trattato nel Congresso nazionale Afen del 2019”. Posizione che, declinata, porta il segretario Afen a concludere che “il cliente-paziente che si ‘avvicina’ pericolosamente alla sindrome metabolica, ma anche chi è affetto dai più comuni disturbi correlati alla scorretta alimentazione e alla sindrome ipocinetica, può quindi essere preso in carico direttamente dal ‘farmacista-consulente’, con indiscussi risvolti positivi in termini di salute del singolo e risparmio per il Sistema sanitario nazionale”.

“Trattandosi di un atto di consulenza sanitaria” scrive ancora D’Amore “che deve necessariamente esprimersi in termini quali-quantitativi, dopo le opportune valutazioni, il farmacista potrebbe proporre uno schema alimentare, abbinando integratori o rimedi fitoterapici e nutraceutici, e ponendo tutto per iscritto, poiché non vi è norma che lo precluda”.

D’Amore, però, non ignora che la realtà non è così pacifica e – come esplicitamente ricordato dalla stessa Fofi – le diete sono riservate alla competenze di medici, biologi e dietisti. “Purtroppo il nostro intervento nell’elaborazione di piani nutrizionali risulta controverso e ad oggi oggetto di numerosi contenziosi” riconosce il segretario dell’Afen, che però non demorde e chiede ai vertici della professione di farsi portavoce delle “indicazioni provenienti dalla base”  promuovendo “atti legislativi concreti” che  chiariscano e allarghino ruolo, competenze e possibilità dei farmacisti in ambito nutrizionistico.

“Non possono essere tralasciati gli aspetti normativi che dovranno chiaramente delimitare le competenze, anche se comuni ad altre professioni sanitarie” scrive D’Amore, aggiungendo che “il farmacista è sempre stato capace di adeguarsi al proprio contesto storico: tuttavia l’accelerazione impressa dai fatti alla società contemporanea impone scelte rapide,  lungimiranti e non più rinviabili. Non si può più consentire ad interessi corporativi di piccolo cabotaggio di inficiare le attività professionali che hanno come primario obiettivo la salute pubblica, l’efficientamento del servizio sanitario e la riduzione della spesa”.

Si tratta, in buona sostanza, di ampliare il ruolo professionale del farmacista, come peraltro prevede la prospettiva della ‘farmacia dei servizi’  costantemente ricordata dal presidente della Fofi Andrea Mandelli, che “ha sensibilmente ed efficacemente ribadito la necessità di ampliare il ruolo del farmacista sul tema delle prescrizioni e vaccini. Il farmacista italiano non solo deve evolvere verso il ruolo che, per formazione culturale e professionale, gli compete, ma adeguarsi ad uno scenario europeo e mondiale dove esiste già da diversi anni perfino la figura del farmacista prescrittore”.