Accordo storico nella Ue, passa il Recovery fund, all’Italia 209 miliardi

Roma, 22 luglio – Più che un negoziato, è stata un inedito biathlon, quattro giorni di maratona e di braccio di ferro che  hanno visto sui lati opposti della barricata i cosiddetti “Paesi frugali” (Olanda, Austria, Danimarca, Svezia e Finlandia) da una parte e i Paesi del Mediterraneo, Italia in testa, dall’altra. Alla fine, però, come hanno già ampiamente riferito tutti gli organi di informazione, un accordo è arrivato, e all’alba di ieri mattina i capi di Stato e di governo dell’Ue hanno firmato l’accordo sul recovery fund nel testo predisposto dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

Questi i suoi contenuti principali: i Paesi mediterranei hanno vinto sul fronte della dotazione finanziaria del fondo, ottenendo che  rimanesse invariata rispetto alla prima proposta della Commissione, 750 miliardi di euro. A cambiare è la composizione: i trasferimenti a fondo perduto scendono da 500 a 390 miliardi (e qui a segnare un punto sono stati i Paesi frugali), mentre i prestiti salgono da 250 a 360 miliardi. I finanziamenti cominceranno ad affluire dal secondo trimestre del 2021, ma i Paesi potranno finanziare retroattivamente anche spese sostenute a partire da febbraio.

La fetta di aiuti destinata all’Italia (e questo è un successo che il capo del governo Giuseppe Conte, nella foto,  si è già intestato) è addirittura aumentata rispetto al piano originario, passando da 172,7 a 208,8 miliardi. così ripartiti:  81,4 miliardi di finanziamenti a fondo perduto (una sostanziale conferma di quanto previsto nel piano originario, 81,807 miliardi) e 127,4 miliardi di prestiti, con un forte incremento rispetto 90,938 originariamente previsti per il nostro Paese dalla Commissione.

Ma i “frugali” non escono dalla trattativa a mani vuote: oltre ad aver fatto ridurre di 110 miliardi la quota dei finanziamenti a fondo perduto, hanno infatti ottenuto anche un aumento dei rebates, ossia gli sconti concessi sulla contribuzione al bilancio 2021-2027 dell’Ue, che sarà di 1.074 miliardi di euro. Olanda, Austria, Danimarca e Svezia ottengono ribassi significativi: alla Danimarca vanno 322 milioni annui di rimborsi (rispetto ai 222 milioni della proposta di sabato), all’Olanda 1,921 miliardi (da 1,576 miliardi), all’Austria 565 milioni (da 287) e alla Svezia 1,069 miliardi (da 823 milioni).

Soluzione di compromesso anche sulla questione che ha opposto Italia e Olanda in un durissimo scontro, quella delle regole in base alle quali l’Europa darà il via libera prima ai piani nazionali di riforma (Pnr), poi all’erogazione delle singole tranche di aiuti. Come chiesto dall’Italia, i Pnr saranno approvati dalla Commissione, ma – e qui è stata invece acolta una proposta degli olandesi –  per procedere servirà anche il via libera dell’Ecofin, a maggioranza qualificata.  E – altra “vittoria” del primo ministro olandese Mark Rutte – l’esborso delle singole tranche potrà essere bloccato se uno o più Stati riterranno che un Paese non sia in linea con gli obiettivi che gli sono stati indicati (non stia cioè rispettando il Piano nazionale delle riforme). La situazione sarà poi discussa in Consiglio, ma il potere di veto sul quale Rutte sembrava non voler transigere a costo di far saltare l’accordo non ci sarà: l’ultima parola sui fondi spetterà comunque alla Commissione. Ed è stato posto anche un limite temporale al processo della concessione dei fondi, che non potrà durare più di tre mesi.

“È un momento storico per l’Europa e per l’Italia”  ha subito commentato comprensibilmente  soddisfatto il capo del governo italiano Conte. “La nostra richiesta, la convinzione che abbiamo nutrito in questi mesi, la visione, la determinazione con cui abbiamo perseguito questo obiettivo sono state premiate. Abbiamo respinto tentativi insidiosi di alterare la genuina vocazione di questo progetto europeo. Non avrei mai concesso ad alcun Paese il diritto di veto o d’intromissione sull’attuazione del piano di rilancio nazionale”.

“Il governo italiano è forte: la verità è che l’approvazione di questo piano rafforza l’azione del governo italiano” ha concluso Conte, che si accinge a riferire alle Camere sull’accordo siglato ieri. “Ora avremo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e cambiare volto al Paese con riforme strutturali. Ora dobbiamo correre”.  Al riguardo, Conte ha annunciato che “partirà presto una task force sul Piano di rilancio”, aggiungendo comunque che il quadro sul da farsi sarà più chiaro “dopo il confronto con le opposizioni”.

L’accordo approvato in Consiglio, è il commento della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è “un pacchetto senza precedenti. Il Recovery and Resilience Facility è strutturato in una maniera molto chiara: è volontario, ma chi vi accede deve allinearsi con il Semestre europeo e le raccomandazioni ai Paesi. Finora dipendeva solo dai Paesi rispettarle o meno, ma ora le raccomandazioni sono legate a sussidi e potenziali prestiti”.