Zingaretti: “Sanità, resto commissario, D’Amato interlocutore politico”

Roma, 28 marzo – “Della sanità continuerò ad occuparmi io fino al 31 dicembre, quando concluderemo l’iter di uscita dal commissariamento. Resto commissario fino ad allora e sarò io a rispondere al governo, ma la nomina di un assessore alla Sanità in questo contesto politico è anche un segnale alle opposizioni, perché  offre al Consiglio regionale un interlocutore politico per discutere sulle cose che dovremo fare in sanità”.

Così il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, a margine della prima seduta della nuova Giunta, tenutasi ieri, ha voluto rispondere alle polemiche subito accese dall’opposizione già all’annuncio della nomina ad assessore alla Sanità della Regione Lazio di Alessio  D’Amato (nella foto). “Zingaretti non potrà assegnare la delega alla sanità finché non saremo davvero usciti dal commissariamento” aveva subito ammonito il consigliere regionale di Forza Italia, Giuseppe Cangemi, molto critico peraltro sulla scelta di D’Amato, definita “imbarazzante”.

Il presidente della Giunta, però, ha tenuto il punto e difeso la sua scelta, provando anche a spiegarla con un ribaltamento di prospettiva: la nomina di D’Amato ad assessore (fermo restando il ruolo di Zingaretti come commissario straordinario fino al termine del percorso del piano di rientro) vuole essere proprio il tentativo di avviare fin da subito un dialogo costruttivo, in seno al Consiglio regionale, su quella che resta la partita più importante per l’amministrazione regionale.

“C‘è  un assessore che svolgerà il ruolo di recepimento di visioni e di istanze che saranno utili a produrre testi o scelte” ha spiegato al riguardo Zingaretti “sapendo che, fino a quando questo iter di uscita non sarà concluso, il suo ruolo sarà quello di importante coordinamento”.

Lo stesso, in buona sostanza, che D’Amato ha svolto nella precedente consiliatura in qualità di coordinatore della “cabina di regia” della sanità laziale. Solo che, questa volta, lo eserciterà con un rango  politico, e non più semplicemente tecnico.