Voto favorevole dell’Aula del Senato, il biotestamento è legge

Roma, 15 dicembre – Con 180 voti favorevoli, 71 contrari e 6 astenuti, l’Aula del Senato ha approvato ieri il testo di legge sul cosiddetto biotestamento,  dopo otto mesi dal primo sì di Montecitorio (il 20 aprile scorso) e un difficile percorso in Senato, con la presentazione di migliaia di emendamenti (3005 soltanto in Aula) che avevano la senatrice dem Emilia De Biasi, a dimettersi  dal ruolo di relatrice del provvedimento,  proponendo, per accorciare i tempi di esame, di valutare l’invio in Aula del testo senza relatore.

L’approvazione della legge, con ogni probabilità, sarà l’ultimo provvedimento di peso (Legge di bilancio esclusa) delle Camere prima della fine della Legislatura. A favore del testamento biologico, sul quale fino a qualche settimana fa scommettevano in pochi, ritenendolo destinato a restare nei cassetti della Commissione Sanità di Palazzo Madama, hanno giocato la volontà del Partito democratico di inviare sui diritti civili dei segnali distensivi alla sua sinistra e il consenso che il testo ha raccolto nel Paese, a differenza di quanto accaduto per lo Ius soli, destinato a morire con la fine della legislatura. Parimenti decisiva, ovviamente, la posizione di M5S, favorevole al provvedimento, passato proprio in ragione dell’asse costituito per l’occasione dai senatori dem e da quelli pentastellati, che è riuscito a reggere, nonostante le feroci polemiche quotidiane tra il partito di Renzi e il movimento di Grillo.

Strutturata in 8 articoli, la nuova legge si pone l’obiettivo di tutelare l’autodeterminazione delle persone e stabilisce che nessun trattamento sanitario potrà essere iniziato o proseguito senza il consenso informato del paziente. Tra le disposizioni più rilevanti, figurano la possibilità di esprimere con le Disposizioni anticipate di trattamento(DAT) le proprie volontà in materia di cure o terapie in caso di futura incapacità nel decidere e il diritto di rifiutare accertamenti diagnostici o trattamenti.

Il ministero della Salute dovrà trasmettere alle Camere ogni anno, entro il 30 aprile, una relazione sull’applicazione del provvedimento, ed entro 60 giorni dalla sua entrata in vigore sarà tenuto (al pari delle Regioni e delle Aziende sanitarie locali) a informare i cittadini della possibilità di redigere le DAT.

Ma ecco il testo punto per punto, nella sintesi proposta dall’agenzia Ansa.

Il consenso informato – Il testo prevede che, nel rispetto della Costituzione, nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. Viene “promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato” e “nella relazione di cura sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari”.

I minori – Per quanto riguarda i minori “il consenso è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall’amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore”.

Le disposizioni anticipate di trattamento – Ogni “persona maggiorenne, capace di intendere e volere, in previsione di un’ eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può, attraverso “Disposizioni anticipate di trattamento” (Dat), esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali”. Le Dat, sempre revocabili, risultano inoltre vincolanti per il medico e “in conseguenza di ciò – si afferma – è esente da responsabilità civile o penale”. Devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata, con sottoscrizione autenticata da notaio o altro pubblico ufficiale o da un medico dipendente del Servizio sanitario nazionale o convenzionato. Nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, possono essere espresse attraverso videoregistrazione”. In caso di emergenza o di urgenza, precisa inoltre il ddl, “la revoca può avvenire anche oralmente davanti ad almeno due testimoni”.

Pianificazione delle cure – Nella relazione tra medico e paziente “rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità”.