Verona, il recupero dei farmaci non scaduti “vale” 230 mila euro

Roma, 4 ottobre – Quasi 17 mila confezioni di farmaci, per un valore complezzivo che al 30 settembre 2017 sfiora i 230 mila euro, ovvero quasi un quarto di milione di euro.

È il più che lusinghiero bilancio del eccezionale del progetto condiviso “Recupero farmaci validi non scaduti” avviato a Verona nel dicembre 2015 da associazioni di cittadini, l’Azienda Ulss 9 Scaligera, Federfarma Verona, Fondazione Banco Farmaceutico onlus, Centro salute per immigrati (Cesaim)i, Caritas diocesana di Verona, Agec, Associazione Farmacisti Volontari in Protezione Civile di Verona e Amia.

Dai dati, presentati ieri nel corso di una conferenza stampa svoltasi nella sede di Federfarma Verona, emerge che l’attività svolta dal Cesaim e dalla Caritas grazie alle donazioni ottenute ha fatto risparmiare alla sanità pubblica scaligera l’11% della spesa farmaceutica fra il 2015 e il 2016. I farmaci raccolti in gran parte, soprattutto per quanto riguarda una valutazione a valore, fanno parte della cosiddetta “distribuzione diretta”, ovvero quelli a cui i pazienti accedono direttamente nella struttura sanitarie pubbliche senza il tramite delle farmacie.

Il meccanismo della donazione prevede che i cittadini portino in 12 farmacie individuate per la raccolta (ma il numero è destinato a crescere entro la fine dell’anno) le confezioni di farmaci non scaduti correttamente conservate in casa che presentino una validità residua di almeno 8 mesi. Il farmacista, una volta valutata l’integrità dei prodotti e il termine di validità, deposita i medicinali all’interno di appositi raccoglitori donati dall’Amia l’Azienda Multiservizi di Igiene Ambientale di Verona. Tutti i medicinali vengono classificati, successivamente ritirati dai volontari (che dall’inizio del progetto hanno già effettuato oltre 120 uscite, più di una a settimana nei quasi due anni di durata del progetto) e sono quindi recapitati nella sede del Cesaim, che li utilizza per le esigenze terapeutiche dei suoi assistiti. Quelli risultati in esubero rispetto alle esigenze del Centro sono stati donati all’Ospedale di San Bonifacio nella misura di 381 confezioni per un importo complessivo di 5.300 euro, in prevalenza  farmaci analgesici, cardiovascolari, per l’osteoporosi e per il trattamento della demenza.

“Recuperare farmaci prescritti e non utilizzati è un traguardo positivo che possiamo dire di avere senz’altro raggiunto già in questa prima fase del progetto” ha dichiarato il direttore del Servizio Farmaceutico territoriale dell’Asl 9 di Verona Luigi Mezzalira. “Si tratta di una catena solidale che parte dall’obiettivo principale cioè dare assistenza a persone bisognose che in mancanza di questa iniziativa non l’avrebbero ricevuta, e oltretutto senza incrementare le spese locali, per arrivare al risparmio derivato dalla mancata distruzione dei medicinali che senza l’intervento in questione sarebbero stati smaltiti come rifiuti speciali“.Soddisfatta anche Arianna Capri, vicepresidente di Federfarma Verona, che però ha voluto sottolineare come l’analisi della tipologia dei farmaci raccolti evidenzi le criticità della distribuzione diretta, meno “controllabile” di quella assicurata dalle farmacie territoriali, per il venir meno del monitoraggio che queste ultime “effettuano in modo efficace”, almeno secondo quanto afferma Capri.“Ci siamo purtroppo spesso ritrovati ad accogliere farmaci inutilizzati che appartengono al circuito della distribuzione diretta e questo ci ha fatto riflettere sul basso monitoraggio di tale consumo e dei relativi sprechi” ha spiegato la vicepresidente dei titolari veronesi.“Tutto ciò ci ha portato a considerare come tale fattore risulti limitante nelle valutazioni di aderenza alla terapia domiciliare del paziente cronico, che la farmacia sarà invece in grado di esercitare”. Capri, al riguardo,ha fatto riferimento  alle recenti disposizioni con le quali la Regione Veneto ha delineato un percorso formativo finalizzato alla presa in carico, da parte delle farmacie territoriali, dei pazienti cronici affetti da diabete, dislipidemie, ipertensione e patologie respiratorie, con il riconoscimento del ruolo e della funzione che i presidi farmaceutici di comunità possono esercitare proprio  ​intervenendo “a livello dell’aderenza alle terapie prescritte”.