Veneto, da farmacie e Regione progetto su aderenza alle terapie

Roma, 22 settembre – Il Veneto batte un colpo in direzione della “farmacia dei servizi”, con un progetto finalizzato a migliorare nel Veneto l’aderenza delle terapie per la cura delle patologie croniche più diffuse: dislipidemie, diabete, ipertensione e patologie respiratorie.

Se ne è discusso ieri a Padova, in un incontro tra i rappresentanti della Regione e quelli delle farmacie aperte al pubblico (Federfarma, Farmacieunite e Assofarm), incentrato sulla collaborazione avviata nei mesi scorsi e definita progettualmente nel pieno dell’estate da Regione, Farmacieunite e Assofarm. Sono state queste due sigle, infatti, le prime a rendersi disponibili fin da subito a raccogliere la sfida lanciata dalla giunta regionale presieduta da Luca Zaia, decisa a incoraggiare le sperimentazioni nell’ambito della farmacia dei servizi soprattutto sul fronte che, in termini sanitari, sociali ed economici, rappresenta la vera sfida della sanità nel prossimo futuro, quello della gestione delle cronicità.

Dalla collaborazione è appunto nato un progetto molto articolato, la cui prima fase –  rivolta all’ipercolesterolemia e finalizzata a prevenire gli eventi cardiovascolari maggiori nei soggetti a rischio – partirà a brevissimo termine e – come spiega una nota diffusa da Farmacieunite – “sarà il vero e proprio apripista della nuova declinazione del ruolo e della funzione delle farmacie di comunità nella sanità regionale, sempre più orientata ai servizi e al cittadino”.

“Nell’ineludibile prospettiva dello sviluppo della primary care, la farmacia, presidio di salute territoriale per eccellenza, può recitare un ruolo decisivo nella gestione dei pazienti cronici, producendo non solo salute ma anche risparmi” spiega il presidente di Farmacieunite Franco Gariboldi Muschietti (nella foto).Ed è in questa direzione che  ci siamo appunto mossi in piena sintonia con il coordinatore regionale veneto di Assofarm, Germano Montolli, per far uscire il tema della farmacia dei servizi dalla sfera delle evocazioni teoriche e trasformarlo in prassi, traducendolo in modelli di sanità capaci di rispondere con più efficacia ed efficienza ai bisogni di salute dei cittadini. Fondamentale la stretta collaborazione della Regione Veneto, che anche nel pieno dell’estate ha seguito passo passo il progetto, intervenendo con le sue decisive osservazioni tecniche, formulate in particolare dalla dirigente del Servizio farmaceutico Giovanna Scroccaro”.

La scelta di avviare il progetto partendo dall’ipercolesterolemia è nata in accordo con la stessa Regione, per la necessità, da un lato, di assicurare una sperimentazione idonea a consentire la valutazione di tutti i fronti di possibile integrazione della farmacia dei servizi con il Servizio sanitario regionale e, dall’altro, di costruire un sistema di metodo facilmente adattabile ad altre patologie croniche. Il protocollo sperimentale è ormai definito nella parte relativa alla formazione dei farmacisti, che dovrà essere completata (sia in modalità FAD che residenziale) entro il termine del 31 marzo 2018, come  stabilito  nell’incontro di Padova di ieri. Entro novembre si terrà un incontro ulteriore per definire gli ultimi dettagli del progetto applicativo, che potrebbe quindi partire già nella prossima primavera. La previsione, al momento, è quella di coinvolgere tutte le farmacie private del Veneto aderenti a Farmacieunite e le farmacie pubbliche di Assofarm, per un totale di circa 350 esercizi, situati in tutte le aziende sanitarie del Veneto, con la possibilità di estensione ad altre farmacie che vorranno aderire.

Il progetto, molto opportunamente, riserva una grande attenzione alla fase formativa dei farmacisti che saranno coinvolti nella sperimentazione e dovranno quindi essere in possesso di una perfetta conoscenza dei contenuti e delle modalità della presa in carico dei pazienti dislipidemici, diabetici, ipertesi e con patologie respiratorie, al fine di monitorarne l’aderenza alla terapia e intervenire per ottimizzarla direttamente, in particolare con attività mirate di counselling specifico, o tramite l’indirizzamento al medico di medicina generale e allo specialista.

La sperimentazione, tra i suoi obiettivi, ha anche quello di mettere a punto un nuovo modello organizzativo basato sull’applicazione di tecnologie ICT nelle farmacie territoriali, sulla base di un’infrastruttura interoperabile tra le stesse farmacie e il Fascicolo sanitario elettronico regionale che permetta un’ottimale condivisione dei dati:  “Applicando un modello organizzativo basato sulle tecnologie appena ricordate,che assegna un ruolo centrale alle farmacie, stimiamo di migliorare del 20% l’aderenza terapeutica dei pazienti” afferma Muschietti, precisando che il raggiungimento del target farmaceutico possa migliorare nel 15% circa dei casi esaminati.

“Il progetto Farmacieunite-Assofarm avrà le caratteristiche dello studio osservazionale e sarà condotto con la previsione di coinvolgere dagli 8 ai 12 pazienti per ciascuna farmacia” conclude Muschietti “garantendo così un’ampia base reale per  verificare metodologie e risultati e definire così le strategie più efficaci per sviluppare il ruolo della farmacia nella primary care, in collaborazione con il Ssr e gli altri professionisti sanitari del territorio. A costo di rischiare di scivolare nella retorica, mi sento di dire che questo progetto rappresenta un’autentica svolta, quasi di natura ontologica, nella storia delle farmacie di comunità, che enfatizzano  a tutti gli effetti, con contenuti alti e nuovi, il loro ruolo di presidi sanitari di riferimento del cittadino nella prossimità territoriale”.