Vaxzevria, Aifa: “Nessun divieto, ma meglio usarlo per gli over 60”

Roma, 8 aprile – Il vaccino anti Covid-19 Vaxzevria di AstraZeneca in Italia? La raccomandazione di Aifa, che verrà recepita nelle prossime ore con un’ordinanza Risultato immagine per locatelli cssdel ministero della Salute, è quella di utilizzarlo in via preferenziale per gli italiani con più di 60 anni. A dare l’annuncio, durante la conferenza stampa tenutasi nella sede del ministero della Salute per illustrare le valutazioni dell’Ema sullo stesso vaccino rese note ieri, è stato il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli (nella foto a destra).

“Limitandoci a Germania, Spagna e Francia, i primi due hanno di fatto sposato la linea di un uso preferenziale sopra i 60 anni, la Francia sopra i 55 anni di età” ha detto Locatelli. “Con l’obiettivo di mettere in sicurezza la popolazione più a rischio, cioè sopra i 60 anni di età, la posizione decisa dal ministro dopo un confronto che ha coinvolto anche figure istituzionali è stato di raccomandare un uso preferenziale nei soggetti oltre i 60 anni di età”. 

La valutazione fatta dal Prac dell’Ema ammette la plausibilità dell’esistenza di un nesso tra il vaccino e i rari eventi trombotici verificatisi dopo la somministrazione. “Il meccanismo che sottende allo sviluppo di questi fenomeni”  ha spiegato Locatelli “a oggi non è definitivamente chiarito. Ci sono ipotesi che fanno pensare a reazioni del sistema immunitario, a una sorta di autoimmunità. Si tratta di fenomeni in ogni caso molto rari, superiori all’aspettato fino all’età di 60 anni, ma inferiori all’aspettato nei soggetti sopra i 60 anni di età. La maggior parte di questi eventi trombotici si sono osservati in soggetti di sesso femminile sotto i 60 anni di età, anche se l’Ema ha dichiarato che non ci sono fattori di rischio identificati. La maggior parte di questi eventi la si è avuta nei primi 14 giorni dopo la somministrazione del vaccino, e solo dopo la prima somministrazione. Tuttavia” ha concluso il presidente del Css  “il numero di seconde dosi somministrate è troppo limitato per trarre delle conclusioni definitive”,.

Locatelli ha anche ricordato che il tasso di letalità per Covid  – superiore al 20% sopra gli 80 anni, attorno al 10% nella fascia 70-79, al 3% nella fascia 60-69, per poi scendere in maniera rilevante – “ha portato ad aprire in tutti i Paesi dell’Ue riflessioni sull’utilizzo in via preferenziale di questo vaccino per alcune fasce d’età. Ma questo non vuol dire che AstraZeneca sia vietato per le altre fasce d’età, resta infatti approvato per tutti gli over 18”.

“La seconVisualizza immagine di origineda somministrazione del vaccino AstraZeneca in chi ha ricevuto la prima dose è stata elemento di valutazione molto attento” ha detto ancora Locatelli, affrontando una questione sollevata da molti. “Al momento non ci sono elementi per non considerare la vaccinazione in chi ha ricevuto la prima dose pur essendoci un numero limitato di soggetti che hanno ricevuto la seconda dose”.

A spezzare una lancia in favore del vaccino anglo-svedese è intervenuto il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza (nella foto a sinistra): “Il vaccino AstraZeneca è di efficacia elevata nei confronti di forme gravi, tra l’80 e il 100%” ha detto l’alto dirigente, ricordando “l’ effetto formidabile”  prodotto nel Regno Unito, dove “ha abbattuto in maniera eccezionale il tasso di mortalità”. Rezza ha quindi annunciato l’imminente uscita (“fra stasera e domattina”)  di ” una circolare ministero della Salute che riprenderà il parere di Aifa, sentito anche il professor Locatelli, che darà indicazioni alle Regioni su cosa fare e sulle modalità di uso del vaccino”.

“I piani strategici, nel corso della campagna vaccinale devono essere flessibili, soprattutto se abbiamo virus nuovi e vacci che vengono utilizzati per la prima volta” ha poi concluso il dg del ministero, prefigurando di fatto la possibilità di aggiustamenti del Piano vaccinale nazionale alla luce di questi nuovi sviluppi. “Già nel piano strategico iniziale era prevista flessibilità perché aumentano le conoscenze e il piano va adattato. Non è né sorprendente, né opportunistico”.

La sensazione che si ricava dalla “raccomandazione” italiana è spiazzante e non esattamente piacevole: se l’Ema, alla luce delle approfondite, specifiche valutazioni dei suoi esperti, stabilisce che non v’è alcuna ragione per porre limiti al vaccino Vaxzevria, logica e scienza vorrebbero che a livello nazionale venissero assunte decisioni coerenti e conseguenti, non ponendo alcun limite all’impiego del vaccino. Raccomandarne l’uso preferibilmente negli over 60 equivale – piaccia o meno – a suggerire un indirizzo, indicare una possibile soluzione sul da farsi senza però assumersene del tutto la responsabilità, lasciando di fatto che a decidere siano altri: le Regioni, in primis, e poi gli stessi cittadini che – sempre più disorientati e comprensibilmente più colpiti  dall’ammissione di Ema in ordine alla plausibile esistenza di un nesso tra l’impiego di Vaxzevria e il rischio remotissimo di rarissimi eventi trombotici che non dalle ribadite rassicurazioni sulla sicurezza del vaccino – c’è da scommettere che rifiuteranno in massa il siero di AstraZeneca per chiedere di essere vaccinati con un altro prodotto.

Cosa succederà alla campagna vaccinale dopo quest’ultima puntata della telenovela AstraZeneca è difficile a dirsi: certo è che nessuno (men che meno dalle parti del Governo) potrà lamentarsi se domani il Veneto dovesse decidere di utilizzare Vaxzevria solo per i cittadini con più di 60 anni e se in Campania, invece, il vaccino venisse destinato a tutti indistintamente, sollevando proteste popolari soprattutto nella popolazione femminile infrasessantenne. Né potrebbe dire alcunché se qualche Regione più zelante di altre, mettiamo la Lombardia, spingesse il principio di cautela fino al punto di vaccinare con AstraZeneca solo i cittadini con più di 65 o 70 anni.

Insomma, sarà anche vero che uno dei mali peggiori che affliggono il Paese è l’eccesso di burocrazia, ma va riconosciuto che almeno un ufficio che lavora sempre, a pieno regime e con risultati eccellenti ce lo abbiamo: l’Ucas, l’Ufficio complicazioni affari semplici.

Il video della conferenza stampa