Vaccino Covid, inchiesta FT sui prezzi: costerà da 3 a 30 dollari a dose

Roma, 26 ottobre –  Da tre a trenta dollari: questo il costo di ogni singola dose del vaccino di Covid calcolata da un lungo articolo del Financial Times, che ha provato a mettere insieme le informazioni disponibili per capire l’impatto economico della campagna di vaccinazioni (prevista, se tutto va bene, per il 2021) che nelle speranze dovrà restituire al mondo la normalità in tempi di pandemia.

La forbice tra tre e 30 è molto rilevante, soprattutto  se si moltiplica per i milioni di dosi necessarie, ma il FT la spiega con l’influenza di molti fattori e i livelli di complessità generati dall’urgenza creata della pandemia e dalla sua diffusione globale. “Nella fretta di sviluppare il vaccino giusto, le aziende stanno sperimentando diverse tecnologie e, con una decisione senza precedenti, alcuni produttori di farmaci stanno pianificando di consentire ad altre società di produrre le loro dosi, complicando ulteriormente i calcoli dei costi” scrive la bibbia inglese dell’informazione economica.

Il quotidiano riporta che i prezzi non sono stati resi pubblici dalle case farmaceutiche: finora sia le istituzioni sia le aziende hanno difeso in modo abbastanza risoluto il loro diritto alla privacy (e al negoziato). Ma, come spesso accade in queste trattative, dagli addetti ai lavori sono filtrati i primi dettagli alla stampa. Ad esempio, sembrerebbe  che Johnson & Johnson – che ha sviluppato il vaccino congiuntamente alla Sanofi e alla GSK – stia ragionando intorno a un prezzo di circa 10 dollari a dose, mentre Moderna, azienda più giovane e attualmente ancora in perdita, pensa  per il suo vaccino a circa 50/60 dollari a ciclo, dopo che in partenza aveva chiesto il doppio dell’importo. L’azienda svedese-britannica AstraZeneca, invece, si sarebbe accordata con l’Unione europea per circa tre/quattro dollari a fiala. Mentre la cinese Sinovac, azienda biofarmaceutica con sede a Pechino, ha iniziato a vendere il suo vaccino a 60 dollari per due dosi.

Per i Paesi più sviluppati il prezzo del vaccino, all’interno di una crisi così acuta, può sembrare poco importante, soprattutto a fronte degli investimenti messi in campo per proteggere l’economia. Ma persone particolarmente attente ai problemi dei Paesi più poveri, come Bill Gates, fondatore di Microsoft e della Fondazione Bill & Melinda Gates, stanno cercando di sensibilizzare il mondo anche sui risvolti etici della questione. Gates si è impegnato fin da subito per la ricerca di un vaccino contro il Covid-19, e ha detto al Financial Times che le aziende farmaceutiche e di biofarmaceutiche dovrebbero creare una struttura, sovvenzionata dai Paesi più ricchi, grazie alla quale i paesi più in difficoltà paghino soli 3 dollari o meno per vaccino.

“Il prezzo ha bisogno di tre livelli”  sostiene  Gates “in cui i Paesi ricchi paghino gran parte dei costi fissi, i Paesi a reddito medio alcuni dei costi fissi e i Paesi più poveri soltanto il costo marginale. Abbiamo dovuto spiegare a un paio di amministratori delegati di aziende farmaceutiche che, anche nel contesto no profit, questa suddivisione dei costi è assolutamente necessaria per massimizzare il benefici per tutti gli esseri umani“.

Ci sono Paesi poveri come l’India, che hanno però un’ottima industria farmaceutica. E le aziende indiane hanno duramente criticato quelle occidentali, accusate di voler tenere alti i prezzi dei vaccini e di volerli distribuire soltanto nei Paesi ricchi perché incapaci di competere con il più grande produttore di vaccini al mondo, l’India’s Serum Institute, che prevede di lanciare i suoi a 3 euro a dose: “Non vogliono dare il vaccino al resto del mondo perché dovrebbero competere con aziende come la nostra, che lo produce a 3 dollari a dose”  ha spiegato Adar Poonawalla, amministratore delegato del  Serum Institute al Financial times. Secondo Poonawalla, i costi di produzione europei, naturalmente più elevati rispetto a quelli indiani, non giustificano la differenza di prezzo tra il suo vaccino e alcuni di quelli occidentali.

Tuttavia, le Nazioni Unite e la Fondazione di Bill Gates hanno raggiunto un accordo con l’India’s Serum Institute per la distribuzione di 200 milioni di vaccini, sperimentati da AstraZeneca e Novavax, per Paesi a basso e medio reddito. Così come la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations ha cofinanziato nove vaccini sperimentali insieme ad aziende e ed istituzioni accademiche.

La verità, secondo il Financial Times,  è che le case farmaceutiche stanno accelerando un processo che normalmente dura circa 10 anni per riuscire ad essere pronte in 12-18 mesi, e non per qualche migliaio di dosi, ma per centinaia di milioni o addirittura miliardi. È chiaro che questo cambia la prospettiva: “È un business molto rischioso”, ammette uno dei funzionari europei contattati dal giornale britannico. Anche perché la certezza che il vaccino sia già completamente efficace ancora non la abbiamo.